lunedì 16 maggio 2011

Estratto dalla "Filosofia occulta" di Cornelio Agrippa (1533)


















Democrito, Orfeo e molti Pitagorici, dopo aver indagato con grandissimo zelo i poteri delle cose celesti e le nature di quelle inferiori hanno sostenuto che tutto è pieno di Dèi, e non senza ragione, dal momento che non c’è cosa alcuna, per quanto largamente dotata di poteri, che, priva dell’aiuto divino, possa essere contenta della propria natura.
I suddetti filosofi chiamavano Dèi i divini poteri diffusi nelle cose: Zoroastro li denominava seduttori, Sinesio attrattive simboliche, altri vite, altri ancora anime, e da questi dicevano che dipendessero le proprietà delle cose.
Infatti, è proprietà esclusiva dell’anima diffondersi da una materia in altre cose, intorno alle quali agisce, come l’uomo estende il suo intelletto alle cose intellegibili, e l’immaginazione alle cose immaginabili.
Questo è ciò che intendevano dire, quando sostenevano che l’anima può uscire da un ente ed entrare in un altro, quindi incantarlo e impedirgli di agire, come il diamante impedisce al magnete di attrarre il ferro.
Ed essendo invero l’anima il primo mobile, e, come dicono, muovendosi spontaneamente da se stessa, ovvero, poiché il corpo è di per sé incapace di moto, in quanto materiale e assai corrotto, rispetto all’anima, sostengono allora che c’è bisogno di un mezzo più eccellente, tale, cioè, che non sia quasi più corpo, ma già quasi anima, o che non sia quasi anima, essendo già quasi corpo, per mezzo del quale, insomma, l’anima possa essere unita al corpo.
Immaginano, dunque, che questo mezzo (di veicolo) sia lo spirito del mondo, che chiamiamo quinta essenza, poiché non deriva dai quattro elementi, ma da un quinto, ulteriore, e superiore ad essi.
Tale spirito, quindi, è necessariamente assunto come mezzo, grazie al quale le anime celesti possono penetrare nel più grossolano dei corpi, largendoli doti mirabili.

Questo spirito assume, nel corpo del mondo, la stessa forma che prende nel nostro corpo umano; come infatti i poteri dell’anima nostra, attraverso lo spirito, sono infusi nelle membra, così il potere dell’anima del mondo, grazie alla quinta essenza, si espande in ogni cosa.
Non c’è niente, nel mondo intero, che manchi della scintilla della sua virtù, e tuttavia essa è soprattutto infusa in coloro che hanno maggiormente attinto a questo spirito; viene assorbita anche attraverso i raggi delle stelle, fino al punto in cui le cose si rendono conformi agli astri.
Mercé questo spirito, dunque, tutte le proprietà occulte si propagano nelle erbe, nelle pietre, nei metalli e negli esseri animati, tramite il sole, la luna, i pianeti e stelle soprastanti.

Tale spirito può invero giovarci maggiormente, quanto più lo si saprà separare dagli altri elementi, o almeno, quanto più sapremo fare uso di quelle cose, che sopra tutte abbondano di esso…

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