mercoledì 24 agosto 2011

Visione stoica del tempo attuale
















In una pubblicità cosa ride di chi? Si ride della morte apparentemente sconfitta ma in realtà assolutizzata da un presente demitizzato, in cui il tempo e lo spazio sono svuotati di storia e costretti in un continuo quanto asfissiante autoingoiamento.
Un solo cartellone pubblicitario inserito in luogo naturale ha il potere d’ingoiare tutto l’incanto che può offrire la realtà circostante e ciò è terribile.
E’ l’aspetto forse più inquietante dell’attuale ultraviolenza.
Sperimentiamo, siamo tra i primi ma non sicuramente gli ultimi, le artificiali scansioni elettromagnetiche delimitanti i perimetri che ci racchiudono dentro un equivoca banalità.
Questo reale decontestualizzato e ridotto a marchio non reca quasi più segni sensibili da offrire alla memoria.

Con indubbie qualità di veggente Artaud scrisse:

"A parte la stregoneria insignificante dei maghi di paese, esistono trucchi di Hoodoo globale a cui periodicamente tutte le coscienze sono chiamate a partecipare ... in questo modo strane forze vengono risvegliate e trasportate fino alla volta astrale, l'oscura cupola esistente sopra di noi ... una formidabile oppressione tentacolare, una sorta di magia metropolitana che presto farà la sua comparsa, debitamente mascherata."

I tempi sembrerebbero davvero giunti ad un punto di svolta, se questo costituirà un ulteriore giro involutivo non si può dire anche se diversi segni lo lascerebbero presagire.
Ciò che emerge sopra ogni cosa è il significato di una massiva manipolazione globale il cui fine “tacitamente mostrato” è il progressivo impoverimento dell’uomo e dell’habitat che lo ha formato in questi ultimi millenni.
Il Kali-yuga è ben lungi dal terminare la sua durata e tutta la paccottiglia mistica new age inganna nell’affermare l’imminente arrivo di una nuova “primavera cosmica”.
Lo stesso calendario Maya, l'interpretazione che se ne vuole dare è una montatura creata ad arte, una pura distorsione temporale.

Sono convinto che il fenomeno delle scie chimiche sia direttamente coinvolto con il futuro rimodellamento sintetico della realtà, intimamente correlate agli stessi OGM e a tutte le ultime applicazioni della bruta scienza più innovativa, che in definitiva è quella funzionale a renderci dementi senzienti di questo nuovo ordine del progresso solo industriale.
A breve le prossime generazioni e forse la stessa nostra presente sarà costretta nei recinti di una dittatura atroce e noi ora stiamo assistendo all’innalzamento frenetico dei suoi “insospettabili” margini contenitivi.

Le mie possibilità di oppormi esteriormente a tutto ciò sono le stesse che avrei nel voler abbattere un aereo con una fionda dal tetto di casa.

Solo l’antichità può offrirci gli strumenti idonei al recupero di uno stato aureo interiore, affinché il nostro non sembri uno sterile abbaiare di cani alla catena.

Quale esercizio fare per estinguere l'inganno? per riconoscerci per quello che siamo?
Per estinguere l'inganno occorrerà intraprendere la via della concentrazione ascetica:
adoperarsi in ogni modo di tenere separata l'anima del corpo, e abituarla a raccogliersi e a racchiudersi in se medesima fuori da ogni elemento corporeo, e a restarsene, per quanto è possibile, anche nella vita presente, come nella futura, tutta solitaria in se stessa, intesa a questa liberazione dal corpo come da catene appunto.

Durante la campagna (di Atene contro Potidea) - narra Alcibiade - (Socrate ed io) combattemmo insieme e fummo anche compagni di mensa. Ricordo che alle fatiche era più resistente non solo di me ma di tutti quanti gli altri; quando poi si restava bloccati, tagliati fuori, come capita spesso in guerra e così ci toccava patir la fame, la capacità di resistenza degli altri non era niente in confronto della sua; ... a bere poi, vinceva tutti... quello che è straordinario è che mai nessuno ha visto Socrate ubriaco... Ricordo che una volta durante una gelata terribile... lui se ne andò in giro con quel suo solito mantelluccio che portava sempre, camminando sul ghiaccio, a piedi nudi... e i soldati lo guardavano un po' in cagnesco credendo che, così, egli li volesse umiliare... Tutto preso non so da quali pensieri, una volta se ne rimase in piedi, immobile, a meditare, fin dal mattino presto e, poiché non riusciva a venirne a capo, non la smise, ma continuò a starsene tutto assorto nella sue riflessioni... In conclusione al calar della sera alcuni soldati della Ionia, dopo il rancio, portarono fuori, all'aperto, i loro pagliericci (s'era in estate) per dormire al fresco ma anche per stare lì un po' a vedere se quel tipo se ne fosse rimasto immobile tutta la notte. Ed egli lì se ne restò fino a che non si fece mattino e non spuntò il sole; dopo di che, fece al sole una preghiera e se ne andò.

I termini impiegati nella traduzione per spiegare il senso di questa meditazione potrebbero far pensare a un esercizio puramente intellettualistico. Ma si legga quello che dice Aristofane, alludendo alle pratiche socratiche:
Medita adesso, e concentrati profondamente; con tutti i mezzi, avvolgiti su te stesso concentrandoti. Se cadi in qualche difficoltà, corri subito svelto in un altro punto... Non ricondurre sempre il tuo pensiero a te stesso, ma lascia che la tua mente prenda il volo nell'aria, come uno scarabeo che un filo trattiene per la zampa.

Da questo passo si vede come la concentrazione significa un rafforzamento non dell'io, ma della mente liberata dalle pulsioni soggettive.

Platone, nella Repubblica, spiega che la funzione della concentrazione è quella di vincere la parte appetitiva e quella irascibile dell'anima:
La parte ferina e selvaggia del nostro essere... non esita a tentare, nell'immaginazione, di unirsi alla propria madre o a qualunque altro essere, uomo, dio, bestia; non c'è assassinio di cui non si macchi, né alimento da cui ci si astenga; insomma, non c'è follia né spudoratezza che ci si vieti.
La soluzione è:
Non cedere al sonno che dopo avere destata la parte appetitiva del nostro essere e averla nutrita con bei pensieri e belle ricerche, concentrandoci su noi stessi, dopo avere anche calmata la parte appetitiva del nostro essere... e ammansita la parte irascibile; dopo avere dunque placate queste due ultime e stimolata la prima, in cui ha sede il pensiero, è allora che l'anima meglio raggiunge la verità.

Ma la meta di tutti questi esercizi è fondamentalmente una, vincere la paura della morte, che rende l'uomo schiavo di impulsi avvilenti ed aprirgli la via della vera liberazione.
L'anima diviene soltanto ciò che contempla, ciò di cui è cosciente, e dunque, propriamente, è o non è immortale a seconda dell'esercizio filosofico che compie, del grado della sua memoria. Essere mortale, in quest'ottica, significa soltanto ignorare la propria immortalità e agire di conseguenza.
Secondo Plotino:
La nostra anima ha una parte che è sempre presso gli intelligibili, un'altra presso le cose sensibili, un'altra che è tra le due: essa è una natura unica con parecchie potenze, che ora si raccoglie tutta in quella parte che è la parte migliore di lei e dell'essere, ora la sua parte inferiore precipitando trascina con sé la parte media: poiché non è permesso che l'anima sia trascinata tutta intera.
A seconda di dove guarda l'anima è e diviene cose diverse.
Ciascuna anima è diversa perché contempla qualcosa di diverso ed è e diventa ciò che contempla.
Che diremo dell'anima? Essa è animale in potenza, allorché non è ancora ma sta per essere; è potenzialmente artista, ed è tutto ciò che essa diviene, ma che non è sempre.
L'anima consiste di un'essenza che resta in alto e di una che viene quaggiù e che dipende da quella e che procede sin qui come un raggio dal centro.
Al motivo della memoria si coniuga quello della purificazione, di cui la filosofia è esercizio, anche se non l'unico. Sappiamo che per i Greci, in generale, ogni vera arte ha una funzione catartica, dalla medicina alla tragedia.
Ciò che cambia è il modo della purificazione stessa.
Ogni vera arte dissolve ogni contaminazione concettuale e purifica ed eleva, non allontana da sé ma predispone l’animo alla discesa in sé, una discesa che mediante l’irrazionalità poetica diviene luminosa elevazione.

La filosofia originariamente intesa (oggi stoicamente intesa) deve dunque essere esercizio di purificazione e di reminiscenza, purificazione dalle passioni e dalle illusioni dell'individualità, della mortalità, ora falsamente elusa da inganni sintetici, insomma deve essere esercizio spirituale che restituisce alla corporeità la sua miglior concretezza nella reminiscenza della propria natura divina, di cui è traccia nell'anima, frammento di totalità.

Ierocle pitagorico e Plutarco mettono in luce gli aspetti preminenti dell'ascesi, ovvero, dell'esercizio spirituale pitagorico e filosofico in generale e sono: lo sforzo e la meditazione governate da Amore.

Scissi dalla dimensione naturale saremo ancora in grado di operare alchemicamente in noi stessi?
L’unica via percorribile è sperimentare con cuore ardente essendo coscienti dell’estrema gravità del tempo presente.

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