mercoledì 30 novembre 2011

Novembre





















In ossequio ai colori del tempo
ingialliscono le foglie
cadono
in dispersione circolare
avvertita dal volo di stormi irrequieti
dolenti richiami di cornacchie assetate
danze ignorate
roteanti sotto un cielo sconsacrato
intriso di una difforme opacità
oppressive velature
immuni al soffio dei venti
contrarie ai colori del tempo
così galleggia il Sole
dentro una luce avvilente
presentimento d'impura oscurità
e pur sono rimaste intatte
semmai quietate
le qualità che alimentano le belle passioni
sete d’infinito dell’animo mio
che ricerca la fonte dei venti
poi vinto da atroci disincanti
sotto un cielo che non è più cielo


venerdì 25 novembre 2011

Nemi
















l’occhio verde del lago riflette una luna gravida
col tuo martello potrai frantumarla
all’estremità di un afflizione giallo cromo,
ma quello è un raggio dell’antica rifrazione
incognito all’ingegno umano
l’angelo che a caduta libera l’inseguiva millenni fa
c’è affogato dentro
gli antichi Re giunsero solo molto tempo dopo
ma non ne seppero nulla
bruma metallica
lana d’argento sospesa sulle cupe acque
nasconde l’occhio del lago
riporta a galla il sogno dell’angelo
il cielo è inciso di strane cicatrici
infidi velamenti
dissolveranno il lago,
la bruma d’argento
il sogno dell’angelo
le nostre mani congiunte


martedì 22 novembre 2011

Ancora sull'enigma della vocalità
























‘foggeranno per gli uomini in terra un canto gli immortali’
(Od. XXIV.197)


Aver letto del recente massacro di Sciamani peruviani mi rattrista enormemente.
http://www.salvaleforeste.it/201111081591/serial-killer-di-sciamani-peruviani.html

Questo rappresenta un ennesimo segno nefasto peculiare all’estrema inclinazione oscura della presente età.
Con ogni maniera è deturpato il senso dell’enigma luminoso che annoda prodigiosamente l’uomo alla meraviglia; al senso puramente verticale del suo divenire.
La consapevolezza che dovrebbe rivelarsi ai cuori di molti dovrebbe essere questa: nella somma dei propri atti sconsiderati l’uomo è pupazzo osceno, strumento agito da forze incoerenti massimamente sfrenate in questo momento ciclico e che mirano, agendo con una natura e logica quasi inesplorabili per noi moderni, all’annichilimento della vita.

Rafforzo continuamente l’invito ad attingere le nostre risorse più preziose presso la fonte degli antichi, di riconoscere in essa la cura essenziale per il nostro animo assediato, benché sia impossibile riattualizzare gli eventi così come furono manifestati un tempo, la convinzione è che anche i soli frammenti possibili a recuperare siano validi sostegni alle nostre ispirazioni, al nostro intelletto altrimenti destinato a concepire solo deformità.

Secondo Pausania il Vate preistorico Oleno per primo fra gli antichi costruì un canto di parole, con ciò lo storico greco intese abbinare la modulazione vocale al senso più aderente del fare per realizzare: il costruire appunto, la concretizzazione della realtà mediante il vocalizzo e del resto, assai prima di Pausania, anche Omero include gli Aedi nella classe degli artigiani.

In Omero il senso dell’arte (Rito) e realtà si concretano in un principio indissolubile posto a garanzia dell’equilibrio cosmico, così come è adombrato nella descrizione che si trova sull’Iliade del clipeo forgiato da Efesto per Achille, credo la più accurata descrizione di un oggetto mai fatta in letteratura, dove il maestoso scudo quintuplice diviene allegoria stessa del mondo e della sua protezione determinata dalla qualità poetica, dal positivo fare rituale, quale unica facoltà di accendere l’occhio interiore nell’uomo, preziosa caratteristica che va saputa schermare dagli assalti di forze incoerenti.

Ugualmente Pindaro determina la natura dei poeti simile a quella degli artefici, “carpentieri di versi o di canti celebrativi”, intendendo con ciò la loro valenza fondatrice, equilibratrice della trama vitale del cosmo.

E’ una concezione del poeta religiosa ed iniziatica: egli è stato eletto dalla “divinità” e per essa s’intende l’intelligenza universale, il medesimo principio d’amore cui Dante (ultimo ideale cantore sapienzale) si riferisce identificando con esso il seme della vita e quindi, l’iniziato al canto è l’iniziato al remoto sapere di Amore, colui che nel mondo latino diveniva Felix, l’iniziato per eccellenza in quanto consapevole delle cause addensanti le rotazioni primordiali e che nel mondo greco tale investitura conferiva lo status di Aedo.

Tale iniziazione all’in-canto verrà descritta anche sotto forma di veri e propri episodi nel proemio alla Teogonia di Esiodo e nella leggenda di Archiloco, ma potrebbe essere implicita anche nelle formule omeriche relative al dono del canto.
Esse possono essere anche interpretate nel senso di un dono che si ha dalla nascita, nel contesto di quella concezione generale dei personaggi omerici secondo cui le qualità che distinguono un uomo sono un dono divino.
Si può confrontare l’analogia con la cultura sciamanica, dove lo sciamano è tale per vocazione, interprete scelto dagli spiriti alla cui chiamata non può opporsi.
Egli deve attraversare una fase ritualizzata di crisi autentica e di puro isolamento, nella quale fiorisce la virtù della veggenza e dell’estasi, intese come regolatrici di sconfinamenti dimensionali atti a garantire l’assetto armonico di tutta la comunità d’appartenenza.

La qualità di autorevolezza religiosa racchiude infatti il significato profondo della parola che non è distinta in maniera netta dall’azione, implicando oltretutto che l'evocazione, l'atto teurgico, estenda la sua azione al di fuori della temporalità stessa e che costituisca sempre il privilegio di una funzione equilibratrice propria dell’orante, del celebrante.
Anche nella più antica cultura vedica la parola è pura azione: si trova l’espressione “compiere - creare la Parola’, dove la rad. kr- è il verbo generico del ‘fare’, espressione di potenza e la parola religiosa degli inni si esegue all’interno dell’agire rituale, del sacrificio, esprimendo in ciò l’azione (kárman-) per eccellenza.
Deve essere chiaro che tutto ciò non è mera superstizione ma l’informazione specifica delle reali fondamenta del Cosmo.

Fin dalle origini la cultura vedica affidò esclusivamente alla parola l’essenza della propria civiltà, eminentemente poetica e mistica, musicale, protesa verso le “vibrazioni” spirituali idonee a convertire le molteplici tensioni in qualità luminose dell’animo, poiché il mondo divino quanto umano fu compreso come essere insidiato dai demoni, signorie oscure e potenti e per tal motivo i cantori ancestrali furono le stesse divinità.

Il rito si armonizza all’ordine cosmico, ma al contempo lo preserva, come in molte concezioni arcaiche, ad esempio, assicurando il sorgere quotidiano dell’Aurora.
Inoltre, il sacerdote con il suo inno e le sue offerte ‘accresce’ gli dèi, dà loro potenza, in modo che possano meglio sostenere la loro costante azione cosmogonica a favore del Sat, il mondo ordinato e luminoso, dove scorrono le Acque e il Cielo e la Terra pur separati sono mantenuti in comunicazione dall’axis mundi.

Da noi Musa è qualità di veggenza, espressione di legame ad una memoria superiore che nel valore del ricordo, di far ricordare, suscita il pensiero ispirato, fugante le infide insidie di oblianti forze tenebrose.
Dal verbo latino mon-eo, deriverebbe il nome stesso della madre delle Muse Mnemosine, e si può anche confrontare il teonimo romano Mon - Moneta, epiteto di Giunone in quanto colei che aveva avvertito i Romani di un terremoto imminente, secondo Cicerone, De natura deorum, III.47 e pertanto del legame ancestrale tra memoria e veggenza.

Musa è verbo usato per il ‘suscitare’ venti, ‘far scaturire’ una sorgente, ‘far divampare’ una fiamma, o il ‘lasciar andare’ i cavalli. Indica quindi un impulso al movimento, una liberazione di energie latenti, che ricorda da vicino i verbi vedici relativi all’ispirazione.

La tradizione primordiale informa di un mondo che ciclicamente diviene groviglio di forze oscure e potenti, capaci di determinare l’eclissamento stesso dell’intelligenza di amore, di fronte alle quali si manifesta la necessità di arginarle fino ai più strenui tentativi, nonché dell’estremo pericolo nel voler rendersele alleate: cupa illusione di potenza.
Si rammenta il disperato ruolo incarnato dall’uomo ispirato in prossimità del Ragnarok nella mitologia nordica.
Il nostro compito, in realtà nessuno ne sarebbe esentato proprio per l'intrinseca qualità allegorica presente nell'uomo, realizzata dalla sua stessa natura cosciente, è comprendere la verità del principio irrazionale costituente in un certo senso il cuore gravitazionale dell'universo stesso, dipanare innanzitutto il proprio groviglio interiore e trovare in sé stessi il senso puramente emblematico della vita, il senso profondo di quell’arcano mistero del dovere metafisico di cui è emblema lo stesso minuscolo grano di senape dei Vangeli, e dove la presa cosciente dell’enigma rivelato dalla “voce del mondo” – accolta da una risvegliata sensibilità sensitiva - proietti una luce morale sull’oscurità e sulla violenza (ultraviolenza attuale) di quelle stesse forze trascinanti nell’oblio.
Luce evocata dalle tenebre in grado di orientare lo stesso cammino post-moderno e post-mortem, luce dissolvente la stessa pseudo luminescenza contraria e vischiosa che ci attende come ultimo, fatale inganno tessuto da ombre indicibili al momento di esalare l’ultimo respiro.

L’unico mezzo di resistenza è l’intima rettificazione, una devota via animica, liturgico-sacrale, a questo compito sono basilari i metaforici frammenti di antichi templi scomparsi in cui si edificava la conoscenza dell’animo immortale.

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lunedì 21 novembre 2011

L'enigma della vocalità

















La considerazione propriamente umana dell’esistenza, il nostro attraversamento in questa dimensione dovrebbe realizzarsi per mezzo di un faticoso e sapiente lavoro di scavo, rischiarato dal lume della pura intuizione; un intuizione guidata dall’esperienza di una grammatica operativa idonea ad informare il nostro scambio con la realtà esterna e che prenda l’avvio da fondamenti sensibili, affettivi, puramente sacrali della realtà intesa come un tutto organicamente vivo.

Il mistero del tempo è l’enigma delle frequenze connesse al moto rotatorio della materia, ed in questo la vocalità umana avrebbe un ruolo di relazione non secondario a fronte delle ragioni primordiali del nostro addensamento fisico.
La voce ispirata costituisce, (oggi sarebbe meglio dire costituirebbe) la giunzione armonica perfetta tra il visibile e l’invisibile, poiché il canto originariamente inteso era la pura glorificazione (purificazione) di un insieme indefinito di tensioni ed energie convergenti nello spirito dell’uomo, il cui animo si protendeva interamente nell’aspettativa dello stupore universale.
Stupore attivo, agente, co-creatore della realtà.
L’uomo fu prisma cangiante della natura di cui rifletteva le molteplici suggestioni atte ad animare il cuore del Cosmo; il ritmo dell’esistenza era pervaso di un profondo desiderio di venerazione.

La lingua che giace sotto la volta del palato, in un certo senso, riposa necessariamente sulla forza totale dell’uomo.
L’inaugurazione originaria, presso tutte le culture tradizionali, definiva l’estensione del templum in terra, la purificazione dello spazio da energie-presenze contrarie.

“Templi e luoghi augurali per me siano dentro i confini che io con la mia lingua indicherò nel modo rituale…”
Queste sono le prime parole che un Augure era tenuto a pronunciare così come tramanda Varrone nel “De lingua latina”.
L’Augure era cosciente del potere creativo del “verbum”, ed è su una simile tensione interiore che i nativi Australiani “aprivano” le proprie vie dei canti.
In origine la parola fu suono profondo diretto nel nucleo stesso della gravità e la seguente codificazione enigmatica dei geroglifici e dei primi alfabeti costituì una riproduzione terrestre dei maggiori caratteri celesti i cui segni ed enigmi sono tracciati dalla disposizione degli astri, sensibilmente partecipi del nostro in-canto.
La paurosa decadenza del linguaggio ridotto a funzionalità bassamente utilitaristica è stato il disfacimento stesso del “dovere di saggezza” dell’uomo, circostanza questa emblematizzata nella proverbiale confusione di Babele in cui la parola, per conseguente discesa ciclica dei tempi, fu sradicata dalla sua funzione eminentemente augurale, essenziale potenziatrice dei timbri naturali amplificati, innalzati, a valore estatico-poetico, ovvero, elevati nella più totale esperienza della vita consapevole realizzata attraverso la percezione del soave stupore; inteso come supporto di chiarezza armoniosamente distesa sulla comprensione delle dinamiche universali.

Oggi la molteplice contraffazione dei segni naturali ha il solo fine di destituire ogni autentica certezza e far smarrire all’uomo la propria verità surrogata, dissimulata da un artificialità estrema, dov’è regola la legge dell’alterazione sconsiderata.
Una realtà violentemente privata di contenuti naturali e riempita di soli significati astratti, (l’astrazione diabolica offerta dalla pubblicità e dalla stessa scansione digitale) un sistema predisposto ad essere abitato da infinite variabili d’incertezza utili a confondere i pensieri ed avvilire i desideri stessi, in cui il disincanto governa le intime apprensioni delle persone.
La teoria fasulla di proposte e consigli per gli acquisti derivati da quel sotto-mondo costituito dalla realtà di mercato, in fin dei conti è solo un sovrano mezzo di disumanizzazione e portatore di una profonda incomprensione del mondo che costringe i nostri atti alla reiterazione di un comune rito-buio, celebrato quotidianamente attraverso l’irresistibile impulso al consumo del superfluo, all’accettazione passiva del preconfezionato.
Le scansioni sonore incoerenti, le acute modulazioni afone dei richiami promozionali, di fredde modulazioni sonore ripetitive, stabiliscono appunto il perimetro avvilente del nostro confinamento, della parodistica trama dimensionale e temporale in cui siamo indistintamente fissati.
Il problema è come poter trascendere la prigionia in cui siamo costretti.
Si auspica non una via di fuga, che è un’errata prospettiva di valutazione, quanto un corretto ri-allineamento delle nostre tensioni interiori; esse vanno esaltate positivamente per mezzo della poesia, nessun altro intimo sentire potrà mai equilibrare, illuminare la nostra presenza nel Cosmo se non l’affermazione della coscienza lirica.

giovedì 17 novembre 2011

Alla Musa Inquietante
























Il tramonto disperde le nostre ombre,
col sopraggiungere delle tenebre assieme ai sogni esse vagano,
ricercano le aspirazioni che un tempo abbiamo nutrito,
e che ora affondano nel profondo senza fondo dell’anima.

Loro non dimenticano,
le idealità non dimenticano mai
inquiete, assieme la pallida luce degli astri
nuovamente tornano a noi
sussurrandoci l’intuizione di una assenza predestinata.

Accoglierà il tuo ventre d’argento l’effimero sogno?

In mezzo ad inquisitori ancestrali di debolezze mai sanate,
dentro un cupo nido d’orrende larve dovrò riposare;
ancora.

Infinito anteriore all’interiore giardino chiuso dei ricordi,
ravviso nelle piante riarse da siccità sintetiche la consumazione di aride attese,
di vuoti desideri confusi ad ardenti miraggi,
i riflessi di una lontana, estrema discendenza.

Vita:
schiudersi ad essa
raggiare pallidamente di malinconico chiarore,
siamo fiori dalla fragranza dolceamara,
particolare essenza sprigionata nel remoto di un silenzio impetuoso.

Ieri salutammo il Sole! il Tuono!
Oggi recliniamo il capo piangente su chi vegliò, amorevolmente,
alla nostra prima gemmazione.
Domani rinnegheremo ogni pietà.

Uomo:
la più ardente, la più misera delle creature.








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lunedì 14 novembre 2011

Sull'essenza dell'alchimia






















In noi è racchiuso il segreto stesso della Creazione, siamo stati fatti nel mistero, una complessa allegoria posta a fronte del teatro simbolico della natura.
Un retroscena in cui è regola l'enigma, composto di molteplici quinte velate da più sipari, dove il nostro avanzare può ancora oggi divenire accorta soluzione all’arcano della vita deposto nel senso stesso dell’arte e della poesia.

Le verità sono metalli e pietre nobili che maturano sotto terra e non affiorano all’aria per effetto di scavi profani, sono portate alla luce per mezzo di emblemi.

La biblica cacciata dal Paradiso testimonia nell’allegoria la scissura da un accordo primigenio che perdendo la sua “limpidezza” diede impulso ai successivi addensamenti che determinarono la realtà così come noi la percepiamo.
Adesso è l’attuale Età Nera (amo ripetermelo come un esortazione) così definita per la sua identificazione nella sola tecnica, per la sua avvilente volontà di alterazione solo sintetica, che assolve alla funzione eminentemente satanica di codificare per mezzo della modernità la più veritiera teoria di falsi prodigi offerti dal sottomondo tecnologico, nella finalità di scindere definitivamente l’uomo dal suo sano rapporto con il Cosmo.

E’ l’inferno metalcrilato predisposto alla disgregazione dei ponti connessi con il Centro Metafisico, la completa destituzione di senso in questa dimensione impedirà l’orientamento dell’anima nel salto che è la morte e rapita in correnti ignote verrebbe dissolta.
Allora miliardi di anime si consumeranno irrimediabilmente.
Al di la delle giustificazioni esteriori di ordine economico industriale è solo questa l’autentica sostanza mortifera del progresso e pochissimi riescono ad interiorizzare tale consapevolezza estrema, come estrema del resto è la presente Età.

La vera opera del Genio consiste nell’interiorizzare la luce sovrasensibile nell’esistenza, nel saper ascoltare l’inudibile richiamo di un dovere esistente di la dei doveri e agire in sé stesso, nella dimensione fisica attuale.
L’unica vera Opera possibile per noi che viviamo nell'attuale transito epocale è di riuscire ad instaurare ideali rapporti spirituali con l’Età antica, con il nutrimento celeste che determinò la fioritura di più Civiltà.
E’ ravvivare la memoria di una consapevolezza comunque destinata a non produrre le stesse mirabili germogliazioni ma pur sempre in grado di assistere, di favorire ulteriori, intime, future gemmazioni aurorali dell’essere, nella consapevolezza che la sparizione dell’involucro fisico, se l’esistenza è stata ben governata, divenga ulteriore motivo di fioritura per la prossima vita nascente nei Cicli a venire.

Questo mistero in un certo senso è come deposto nel grembo stesso del tempo, nel suo “nucleo” invisibile e preordinato nelle stesse gravità stellari, le Muse lo infusero alla vita del Cosmo riversandolo nel “vaso” del nostro cuore.
Se il vaso è chiuso il prestigio cola via ed effettivamente l’esistenza è come se trascorresse cieca e sorda.
La sola alchimia possibile origina da una prescienza di luce accesa nell’animo da una pura ispirazione.
La Materia prima è un prestigio ispirativo e null’altro che questo, dissimulato con molteplici enigmi e allegorie, non a caso tramandano gli scritti degli ermetisti: “il nostro segreto è in uso ai bimbi, tutti lo possiedono, gli sciocchi lo buttano via dalla finestra e la gente lo calpesta quotidianamente”.
Tale è l’incanto, lo stupore che racchiude l’evidenza minima da cui sprigiona la tensione creatrice occorrente alla ricerca ermetica.

E’ un sentimento di pura devozione impossibile a spiegarsi razionalmente poiché fonda la propria verità nell’irrazionale poetico, in ciò che per sua natura è non-concettuale.
L’alchimia in effetti realizza l’Opera attraverso la commistione di un applicazione concreta agente sulla materia (mestiere certo – ciò che i latini chiamavano Suas Artes - ) a quanto l’istinto spirituale rivela quando noi siamo immersi in determinate condizioni naturali, grazie alle quali affiora alla vita dell’animo l’impressione del sentimento di soavità.
Il primo strumento su cui lavorare è il nostro stesso corpo, com’è stato detto esso è il nostro “laboratorio economico” in cui sperimentare le possibilità cangianti seminate in noi dall’intelligenza universale.
Occorre invocare questa Grazia ancestrale, pre-temporale, tendervi idealmente, devotamente.

Alchimia è dissoluzione dell'ego inferiore.

Contrariamente alle apparenze ci è richiesto ora più che mai uno sguardo intuitivo dell’intima natura delle cose, una considerazione commossa che miri a favorire il risveglio del Genio interiore e questo avvenimento è da considerare come la più originaria (originario inteso come aderente all’origine) e più assoluta realizzazione offerta alla vita dell’uomo.

lunedì 7 novembre 2011

Atteggiamento di fronte alle scie chimiche ed ai disinformatori che le negano

















Prolificano da anni post sulla vita marziana, sull’ipotesi di più o meno auspicabili contatti imminenti con altre civiltà extraterrestri, quando invece questo fenomeno sarebbe da ricondurre una volta per sempre al senso dell’attuale Parodia globale, gestita in parte dalle elité militari (le indagini di Paolo Ferrero hanno messo in luce le realtà aberranti di un sottomondo oscurato).
Il reale problema, adesso, ma è il problema di sempre è come fare per impedire che l’ego divenga ipertrofico e vischioso…intendo dire…un ego debolmente addensato in una leggera consistenza di consapevolezza costruita dal solo strumento mentale e per questo, inevitabilmente destinata ad un infelice riassorbimento nello stesso male che pretende di combattere…relativamente al fenomeno Scie Chimiche non vedo validità in forme d’attivismo che prevedano azioni esteriori dimostrative a qualsiasi livello e intensità.
Scie chimiche…queste sono solo il cappello elettromagnetico, un diafano coperchio metallico messo sopra l’attuale sottomondo costruito in decenni d’industrialismo anarchico…in decenni di sovversione pop…l’unica vera forma d’anarchismo trionfante è stata quella industriale…credo che la nostra considerazione debba poter guardare oltre o non guardare affatto…la personale convinzione è che non può esistere sollevazione esteriore possibile…mai nella storia moderna e contemporanea è accaduto… agitarsi in piazze o strade, sfilare agghindati più o meno grottescamente ci renderà solo più patetici…volantinaggio? Predicare alle moltitudini affrettate delle vie: “alzate gli occhi! Guardate, guardate cosa accade!! Agire in tal modo ci renderebbe simili ai testimoni di Geova…le Scie Chimiche sono un fenomeno planetario, segno visibile di un epoca moritura…le istituzioni che ne negano l’esistenza agiscono in assoluta malafede, vengono assoldati prezzolati appartenenti a vai circoli “negazionisti”, sostanzialmente persone grigie, forse esteriormente dinamiche ma intimamente svigorite, povere anime fioche prive di reale identità.

Prezzolati che minimizzano, ridicolizzano alcuni logici interrogativi che sorgono spontanei di fronte all'anomala attività aerea, spesso offendono gratuitamente…insomma, parlando molto semplicemente…costoro li vedo come scialbi Traditori della Patria…loro come moltissimi altri traditori non della consumistica Patria “italiota” ma dell’unica, autentica Patria Latina – la Patria Avita offesa in tempi odierni dalla bassa demagogia fascista e dal nero mito “futurista” …il Futurismo è la prima opera seduzione oscura consumata dalla realtà industriale ed evolutasi successivamente nella pop art, nel falso mito di un giovanilismo plastificato nell’ abbaglio del “progresso”, nella supremazia della cosiddetta cultura laica…oggi neo-illuminista…è ovvio che il grande Boccioni trascende i contenuti macchiettistici del futurismo essendo la sua un arte puramente cosmica, intessuta di pura melanconia e autentico senso tragico della vita universale.

Fuor d’ogni dubbio la totalità delle persone ha bisogno di sicurezza.
Benché l’attuale sicurezza omologante sia fittizia, falsa e basata su una propaganda eminentemente terroristica, le persone hanno disperato bisogno di sentirsi sicure in questo sistema e non in altri e questa percezione di sicurezza non può darla nessun'altro e meno di altri chi intende sensibilizzare le larghe masse sul fenomeno delle Scie Chimiche volendo operare al di fuori dell’informazione ufficiale…la sicurezza è e sarà fino al termine dell’attuale Ciclo un convincimento solo Istituzionale…solo l’Istituzione prestabilita può infondere parvenza di sicurezza e chi non lo comprende o è troppo ingenuo o è in malafede.

Si vorrebbe dunque scardinare l’Istituzione? è un idea infantile…sostanzialmente nichilista…l’intenzione disperata di una o più persone che non credono nelle loro reali possibilità.

Denunciare platealmente le scie chimiche alla fine è inutile, scriverne è doveroso ed è anche testimonianza di una presa di coscienza virile, di una consapevolezza nobile e impossibilitata ad agire contrariamente a ciò che adesso intende degradare, radiare il fondamento naturale della vita…sensibilizzare le masse sui voli sintetici è un idea poco sagace, vorrebbe dire sensibilizzare la gran parte delle persone a non mangiare più cibo industriale, a non fumare più sigarette preconfezionate, a non passare più ore davanti al televisore piuttosto che leggere libri...di sconfiggere il mercato dei videogiochi o le corse di formula uno…di non essere più attirati da immagini porno a qualsiasi livello siano promulgate e sostanzialmente a rivoltare l’intera società contro ciò che ora l’agglutina: la pubblicità.

Le scie chimiche sono “pubblicità progresso”…il passo per trasformarle in una contromisura esotica ed invincibile adottata dal governo utile a contrastare il falso effetto serra è brevissimo…la nostra reazione non può che essere dignitosamente stoica…indifferente esteriormente…ardente nell’animo che ricerca il contatto ideale con ciò che può renderlo realmente libero.

Ci troviamo nella medesima condizione di chi si sveglia nel cuore della notte di soprassalto…che ore sono? È buio…fuori è ancora il Kali-yuga…e quando ti svegli di notte con in testa brutti presagi che fai? Scendi in strada ad urlare al Sole d’anticipare l’alba o cerchi di tornare in te riflettendo a quanto di più giusto ispira il senso dell’esistenza? Né sonnambuli e né insonni nevrotici, all’interno di quest’Età Oscura non dormiamo profondamente ma non prestiamo nemmeno fede ai molteplici abbagli di incubi intravisti ad occhi aperti perché muoverci incontro alla loro direzione non farà che ingigantirli.
Il lavoro adesso più che mai è interiore…liturgico…sacrale.

Questo mio è un invito diretto a pochi…non potrebbe essere altrimenti…l’unico valido lavoro possibile è ricercare strenuamente il risveglio del Genio interiore…di ricercare in sé e al di fuori di sé la forza divina…che è forza vitale…di agire contrariamente all’ideologia Pop, al mito di una libertà solo esteriore, al facile compiacimento per una dozzinale "creatività d’accatto", al facile protagonismo di piazza quanto mai facilmente strumentalizzabile.

In noi è racchiuso il segreto stesso della Creazione…noi siamo stati fatti nel mistero…una complessa allegoria posta a fronte del teatro simbolico della natura.

Il fenomeno delle Scie Chimiche è connesso alla scadenza di un Età posta all’interno di un Ciclo.
La loro funzione mirerebbe a sovvertire una determinata frequenza di risonanza cui è accordato il nostro diapason interiore…lo stesso controllo del clima, credo sia una funzione secondaria rispetto all’ottundimento di tale originaria intonazione.

Oggi i neo-illuministi postulano l’assioma di una coscienza indifferenziata, di una consapevolezza derivata e composta da agenti e micro-agenti sostanzialmente inconsapevoli di se stessi…della vita cosciente derivata dal puro caso e pertanto della legittimità di poter imporre a tutti noi una sorta di congelante, robotica non vita, che è un assurda immortalità sintetica.