lunedì 14 novembre 2011

Sull'essenza dell'alchimia






















In noi è racchiuso il segreto stesso della Creazione, siamo stati fatti nel mistero, una complessa allegoria posta a fronte del teatro simbolico della natura.
Un retroscena in cui è regola l'enigma, composto di molteplici quinte velate da più sipari, dove il nostro avanzare può ancora oggi divenire accorta soluzione all’arcano della vita deposto nel senso stesso dell’arte e della poesia.

Le verità sono metalli e pietre nobili che maturano sotto terra e non affiorano all’aria per effetto di scavi profani, sono portate alla luce per mezzo di emblemi.

La biblica cacciata dal Paradiso testimonia nell’allegoria la scissura da un accordo primigenio che perdendo la sua “limpidezza” diede impulso ai successivi addensamenti che determinarono la realtà così come noi la percepiamo.
Adesso è l’attuale Età Nera (amo ripetermelo come un esortazione) così definita per la sua identificazione nella sola tecnica, per la sua avvilente volontà di alterazione solo sintetica, che assolve alla funzione eminentemente satanica di codificare per mezzo della modernità la più veritiera teoria di falsi prodigi offerti dal sottomondo tecnologico, nella finalità di scindere definitivamente l’uomo dal suo sano rapporto con il Cosmo.

E’ l’inferno metalcrilato predisposto alla disgregazione dei ponti connessi con il Centro Metafisico, la completa destituzione di senso in questa dimensione impedirà l’orientamento dell’anima nel salto che è la morte e rapita in correnti ignote verrebbe dissolta.
Allora miliardi di anime si consumeranno irrimediabilmente.
Al di la delle giustificazioni esteriori di ordine economico industriale è solo questa l’autentica sostanza mortifera del progresso e pochissimi riescono ad interiorizzare tale consapevolezza estrema, come estrema del resto è la presente Età.

La vera opera del Genio consiste nell’interiorizzare la luce sovrasensibile nell’esistenza, nel saper ascoltare l’inudibile richiamo di un dovere esistente di la dei doveri e agire in sé stesso, nella dimensione fisica attuale.
L’unica vera Opera possibile per noi che viviamo nell'attuale transito epocale è di riuscire ad instaurare ideali rapporti spirituali con l’Età antica, con il nutrimento celeste che determinò la fioritura di più Civiltà.
E’ ravvivare la memoria di una consapevolezza comunque destinata a non produrre le stesse mirabili germogliazioni ma pur sempre in grado di assistere, di favorire ulteriori, intime, future gemmazioni aurorali dell’essere, nella consapevolezza che la sparizione dell’involucro fisico, se l’esistenza è stata ben governata, divenga ulteriore motivo di fioritura per la prossima vita nascente nei Cicli a venire.

Questo mistero in un certo senso è come deposto nel grembo stesso del tempo, nel suo “nucleo” invisibile e preordinato nelle stesse gravità stellari, le Muse lo infusero alla vita del Cosmo riversandolo nel “vaso” del nostro cuore.
Se il vaso è chiuso il prestigio cola via ed effettivamente l’esistenza è come se trascorresse cieca e sorda.
La sola alchimia possibile origina da una prescienza di luce accesa nell’animo da una pura ispirazione.
La Materia prima è un prestigio ispirativo e null’altro che questo, dissimulato con molteplici enigmi e allegorie, non a caso tramandano gli scritti degli ermetisti: “il nostro segreto è in uso ai bimbi, tutti lo possiedono, gli sciocchi lo buttano via dalla finestra e la gente lo calpesta quotidianamente”.
Tale è l’incanto, lo stupore che racchiude l’evidenza minima da cui sprigiona la tensione creatrice occorrente alla ricerca ermetica.

E’ un sentimento di pura devozione impossibile a spiegarsi razionalmente poiché fonda la propria verità nell’irrazionale poetico, in ciò che per sua natura è non-concettuale.
L’alchimia in effetti realizza l’Opera attraverso la commistione di un applicazione concreta agente sulla materia (mestiere certo – ciò che i latini chiamavano Suas Artes - ) a quanto l’istinto spirituale rivela quando noi siamo immersi in determinate condizioni naturali, grazie alle quali affiora alla vita dell’animo l’impressione del sentimento di soavità.
Il primo strumento su cui lavorare è il nostro stesso corpo, com’è stato detto esso è il nostro “laboratorio economico” in cui sperimentare le possibilità cangianti seminate in noi dall’intelligenza universale.
Occorre invocare questa Grazia ancestrale, pre-temporale, tendervi idealmente, devotamente.

Alchimia è dissoluzione dell'ego inferiore.

Contrariamente alle apparenze ci è richiesto ora più che mai uno sguardo intuitivo dell’intima natura delle cose, una considerazione commossa che miri a favorire il risveglio del Genio interiore e questo avvenimento è da considerare come la più originaria (originario inteso come aderente all’origine) e più assoluta realizzazione offerta alla vita dell’uomo.

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