mercoledì 21 dicembre 2011
















Sospette difformità dell’opera umana
torsioni poetiche di sensi fallaci
mi par d’intendere
che non intendo
in-tendo
un anima, un esistenza
esule di quel nulla meditare in raccoglimenti disperati
esclusi dal ricordo
proiettati nel residuo infinito di un nirvana inattivo


martedì 20 dicembre 2011






















Mormoranti son certi Numi
che vagano per l’aria
nei parchi tra il verde e l’ombre
prodigiosa brevità dell’incanto
foglie inquiete animate dal vento
e il cielo ch’oscura

mercoledì 14 dicembre 2011

apice















benché orfani di Vati
pur sotto una volta celeste opacizzata
solo gli uccelli nei loro voli
sembravano immuni alla frana del tempo

che invece stramazzano a interi stormi
mentre assorti nel libero volare
a mezz’aria gli si frantuma il cuore
annichilito da invisibili reticoli complessi
opera maligna di strani congegni umani

l’apogeo poetico s’è disciolto
un tempo irrorato da liberi venti
più non traccia l’ombra meridiana

inferme di passioni
avanzano le ore

onnipresenza illusoria della storia
travestimento di dèi decaduti

esiliati

perfetto silenzio di eventi ormai avvenuti
compiuta inattualità di un sentire svanito

nocivamente schiarito da luci crudeli
rimane l’uomo in triste evidenza


sabato 10 dicembre 2011

Dis Manibus























Oh! Ma cosa credi?
Bada all’ombra dei tuoi Mani
ricordati di loro
che sono intessuti di un fertile
diafano splendore
inavvertito ad occhi sempre scontenti

l’inquietudine carezza la sera
nell’ora in cui l’ultimo raggio arroventa i rovi
smorzati poi nel verde argento
e dissolti nel buio

palpita sotto distese ali scuro bluastre
l’orizzonte dorato
trattiene il respiro prima d’immergersi
nella notte

acceso sotto le coltri di una spessa oscurità
il multiforme aspetto del sogno
si riannoda alla memoria d'una repentina trasfigurazione
protesa oltre l’oblio
oltre lo spazio stabilito per noi dal destino

è certo:
un domani accoglieranno benevoli
invisibili premurose mani
il nostro tenue alito
l'inconsistente fardello
pieno d’indicibili speranze miste a fondi smarrimenti
il seme igneo restituito dall'ultimo respiro

lunedì 5 dicembre 2011

Naiade















Spettinata come un’alga verde scura,
spinta alla riva dal mare color piombo
nata ad un amore confuso col mare ed il sole
dimentica dell’antico chiarore
labbra di salsedine
invisibile giace nel tempo che agonizza
in mezzo a bagnanti insolenti
su una riva depravata d’immondizia

partorita da maree lunari
riflusso di multiformi amori
custodi del loro germogliare
ora corrosi in gorghi troppo salati
l’Ara sommersa discioglie
nel mare dissanguato
secoli di presagi incompresi
congiunti al futuro e al momento iniziale d’ogni cosa,
d’ogni cosa che oggi, bagnata di luce impura
s’affaccia tremante su questo mar Tirreno



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domenica 4 dicembre 2011

Prometeo

















Prometeo: (in piedi con la testa reclinata all’insù accanto all’alto trono meteoritico dov'è seduto Giove)

“ Fuori dall’ordine naturale, è vero!
Contro l’ordine naturale che tu impartisti alle cose! Perdona o Sommo!
Principalmente ho agito per accrescere una mia vertigine…eppoi quei fantoccini che modellasti eran così inerti pur essendo vivi…”

Giove: (compostamente seduto, sormontato da una fluente capigliatura argentea, che al momento scende sulle spalle, poi da sé si modella a tortiglione sulla cima del capo, poi ancora si dispone a raggiera come fosse coda di pavone, dall'alto scruta severamente il Titano)

“ Tu non hai senno… pensi sia stato l’esercizio di una virtù il tuo?...saprò io come trattarti ”

Prometeo: (scosso dalle parole del dio)

“ e tu allora? Non hai benevolenza, forse che temi quella fanghiglia dolente chiamata uomo?…non hai piacere che adesso pure loro possano rispecchiarsi nel fondo scuro di questo scintillante oceano che è l’Universo? ”

Giove: “ Tu non hai capito nulla, non è che io volessi tenerli per sempre così…inebetiti e confusamente ammassati alla buona…è solo che cercavo di capire cosa il Fato potesse riservare a noi tutti una volta che quei creaturini iniziassero ad avere coscienza di sé…che tutte le cose sono assieme legate da insondabili vincoli, la cui ragione sfugge anche a noi che siamo Dèi.
Crono poté forse immaginare la fine che gli riservai? Io stesso, posso forse intuire la direzione che adesso quei minuscoli prenderanno? ”

Prometeo: “ Comuni il piacere e l’angoscia o Zeus!
Anche i mortali potranno ispirarsi della tua ragione e nel loro piccolo creare, produrre Poesia e s’imbelletteranno per attingere delizia alla coppa della voluttà, assaporeranno l’illusorio senso dell’eterno; che tu, o Sommo, saprai bene come tenerli a bada per lungo tempo ”

Giove: “ Bada stolto, enunci cose da cui io per ora volevo tenerli lontani.
Quei miseri! che già mentre parliamo in questo luogo relativo, il tempo che intercorre nello scambio di poche frasi, valgono anni delle loro vite!
Già li vedo adattar legni per spostarsi nell’acqua, che mio fratello è geloso del suo reame ed è più sordo di me a certe ragioni, che ora se la dorme nelle profondità degli abissi, ma appena s’accorgerà…ah! già so che reagirà male all’intrusione ”

Prometeo: “ Tu sai di chi son figlio io!
Assai povera si sentiva mia madre, stanca d'ospitar solo bruti!
Grande fu la mia delizia nel rivelare a questi mortali il tizzo della conoscenza.
Avresti dovuto vedere i loro volti, lo stupore che ne illuminava lo sguardo e modellava l’espressione ad un insolita intelligenza che l’ha fatti somigliare ancor di più a te: io dico che dovresti essermi grato per essermi risolto a tanto ”

Giove: “ Io dico che a loro butterò giù un bel diluvio affogandoli tutti!
e a te ti concio per le feste…malnato ”

Prometeo: “ Oh! ma sta’ attento a ciò che deciderai! il tizzo ha portato loro non solo gioie.
Soprattutto il tormento, il rimorso conosceranno! veglieranno l’indefinita lunghezza di notti insonni, ora che hanno aperto gli occhi non potranno più chiuderli…oh! li senti? Che già suonano e innalzano melodie al tuo nome! Suvvia, non iniziavano a tediarti i soli canti d’Apollo?

Giove: “ Ecco il valore della liberalità, del libero movimento!
tu non comprendi, nano che sei.
Io non sono geloso delle delizie che gli uomini potranno assaporare, come non gioisco dei loro dolori; è solo che…è solo che…”

Prometeo: “ Cosa o sommo Padre…dì…dì ”

Giove: “Ecco, si…ora ti dico…ma ho come i pensieri accavallati, un cerchio al capo…come uno stringente presagio ”

Prometeo: “ Vuoi che vada a chiamarti Vulcano? Forse che necessiti d’un altro colpo d’ascia ben assestato sul capo, come l’altro che ricevesti quando fuoriuscì Minerva?
Forse proprio adesso un'altra meraviglia devi generare ”

Giove: “ Bada, a sfidare continuamente la mia divina pazienza sai!
Ciò che volevo dirti è che non avevo ancora regolato a perfezione questo delicato meccanismo che è il Cosmo, dove tutto risuona e tutto è comunicante.
Tu non sai quello che hai fatto…non sai.
Nel mezzo dell’Universo il Fato tesse al dramma interno della vita, che la vita tu sai dire cos’è?
e il Fato? Lo comprendi tu il Fato che tutti noi assoggetta.
Mi chiedo: è una condizione solitaria quella del Fato? Conosce se stesso il Fato? Premedita le sue scelte o è una reggitrice forza impersonale?
è lui che m’ispirò la rivolta a mio padre? Quali fini perseguì con l’esito della lotta? Io davvero non lo so.
Noi soli, gli Dèi che siamo, manteniamo più pura la nostra soddisfazione, e questo è un fatto ”

Prometeo: “ Si! più pura, ma al tempo stesso anche più povera ”

Giove: “ Il Fato non ci parla, né tantomeno promette alcunché.
Muovendoti a rubare la preziosa scintilla per donarla all’uomo, con esso a creato l’immagine corrispettiva e contraria della sua abitudine infinita, il dramma esterno.
Sai cosa penso: che con quest’uomo qui, prima o poi il nostro colore s’opacizzerà e tutti noi ci confonderemo; ma sarai tu a pentirti per primo del danno che hai fatto ”

Prometeo: “ O Sommo…non comprendo ”

Giove: “ Adesso t’incateno alle rocce riarse del Caucaso, eppoi vedrai cosa ti riservo ”

Prometeo: “ Se questa è la tua volontà…e all’uomo? manderai giù una caterva d’acqua come dicesti? O lo brucerai? ”

Giove: “ Per ora niente di tutto ciò.
Che esso viva da mortale, sogno d’ombra qual'è! sia pure pallida parvenza di noi divini, ma la facoltà di muovere a piacimento la capigliatura come adesso faccio io, è un privilegio che mai gli concederò ”

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giovedì 1 dicembre 2011

riflessione gnostica






















ombra
radice dell’equivoco
inchiostro della suggestione
enigma del riposo
ristoro dell’estivo calore
verità del tempo
custodia del fiore

ombra guardata dal sole
sorvegliata dal guardiano poeta
t’allunghi sui confini arati
su strade cementate
sulle facciate di case dementi

volo fatto sedimento
racconto di un angelo stramazzato
esule senza idioma
stratificato sotto montagne di trepidazioni
cime innalzate ad una gravità contraria
linfa che risale le midolla
finirà il tuo sonno d’esiliato
il tuo oblio calcificato

le stelle esercitano una loro dolce gravità sui nostri cuori
trasparente illusione
prodigio dell’infinito
sorelle fiammeggianti
assieme a noi spinte da una corrente ignota
partorirono creature con occhi di fiamma e vene d’oro
che posero labbra ardenti sulla via lattea

dico di un ispirazione distesa
tramutata in disperazione
questo è un terribile segreto
riposto nell’ombra scintillante dell’universo:
concepiti da un incesto notturno
germogliati su alberi contorti
siamo frutti feriti da becchi rapaci