domenica 4 dicembre 2011

Prometeo































































Prometeo: (in piedi con la testa reclinata all’insù accanto all’alto trono meteoritico dov'è seduto Giove)
“ Fuori dall’ordine naturale, è vero!
Contro l’ordine naturale che tu impartisti alle cose! Perdona o Sommo!
Principalmente ho agito per accrescere una mia vertigine…eppoi quei fantoccini che modellasti eran così inerti pur essendo vivi…”
Giove: (compostamente seduto, sormontato da una fluente capigliatura argentea, che al momento scende sulle spalle, poi da sé si modella a tortiglione sulla cima del capo, poi ancora si dispone a raggiera come fosse coda di pavone, dall'alto scruta severamente il Titano)
“ Tu non hai senno… pensi sia stato l’esercizio di una virtù il tuo?...saprò io come trattarti ”
Prometeo: (scosso dalle parole del dio)
“ e tu allora? Non hai benevolenza, forse che temi quella fanghiglia dolente chiamata uomo?…non hai piacere che adesso pure loro possano rispecchiarsi nel fondo scuro di questo scintillante oceano che è l’Universo? ”
Giove: “ Tu non hai capito nulla, non è che io volessi tenerli per sempre così…inebetiti e confusamente ammassati alla buona…è solo che cercavo di capire cosa il Fato potesse riservare a noi tutti una volta che quei creaturini iniziassero ad avere coscienza di sé…che tutte le cose sono assieme legate da insondabili vincoli, la cui ragione sfugge anche a noi che siamo Dèi.
Crono poté forse immaginare la fine che gli riservai? Io stesso, posso forse intuire la direzione che adesso quei minuscoli prenderanno? ”
Prometeo: “ Comuni il piacere e l’angoscia o Zeus!
Anche i mortali potranno ispirarsi della tua ragione e nel loro piccolo creare, produrre Poesia e s’imbelletteranno per attingere delizia alla coppa della voluttà, assaporeranno l’illusorio senso dell’eterno; che tu, o Sommo, saprai bene come tenerli a bada per lungo tempo ”
Giove: “ Bada stolto, enunci cose da cui io per ora volevo tenerli lontani.
Quei miseri! che già mentre parliamo in questo luogo relativo, il tempo che intercorre nello scambio di poche frasi, valgono anni delle loro vite!
Già li vedo adattar legni per spostarsi nell’acqua, che mio fratello è geloso del suo reame ed è più sordo di me a certe ragioni, che ora se la dorme nelle profondità degli abissi, ma appena s’accorgerà…ah! già so che reagirà male all’intrusione ”
Prometeo: “ Tu sai di chi son figlio io!
Assai povera si sentiva mia madre, stanca d'ospitar solo bruti!
Grande fu la mia delizia nel rivelare a questi mortali il tizzo della conoscenza.
Avresti dovuto vedere i loro volti, lo stupore che ne illuminava lo sguardo e modellava l’espressione ad un insolita intelligenza che l’ha fatti somigliare ancor di più a te: io dico che dovresti essermi grato per essermi risolto a tanto ”
Giove: “ Io dico che a loro butterò giù un bel diluvio affogandoli tutti! e a te ti concio per le feste…malnato ”
Prometeo: “ Oh! ma sta’ attento a ciò che deciderai! il tizzo ha portato loro non solo gioie.
Soprattutto il tormento, il rimorso conosceranno! veglieranno l’indefinita lunghezza di notti insonni, ora che hanno aperto gli occhi non potranno più chiuderli…oh! li senti? Che già suonano e innalzano melodie al tuo nome! Suvvia, non iniziavano a tediarti i soli canti d’Apollo?
Giove: “ Ecco il valore della liberalità, del libero movimento!
tu non comprendi, nano che sei.
Io non sono geloso delle delizie che gli uomini potranno assaporare, come non gioisco dei loro dolori; è solo che…è solo che…”
Prometeo: “ Cosa o sommo Padre…dì…dì ”
Giove: “Ecco, si…ora ti dico…ma ho come i pensieri accavallati, un cerchio al capo…come uno stringente presagio ”
Prometeo: “ Vuoi che vada a chiamarti Vulcano? Forse che necessiti d’un altro colpo d’ascia ben assestato sul capo, come l’altro che ricevesti quando fuoriuscì Minerva?
Forse proprio adesso un'altra meraviglia devi generare ”
Giove: “ Bada, a sfidare continuamente la mia divina pazienza sai!
Ciò che volevo dirti è che non avevo ancora regolato a perfezione questo delicato meccanismo che è il Cosmo, dove tutto risuona e tutto è comunicante.
Tu non sai quello che hai fatto…non sai.
Nel mezzo dell’Universo il Fato tesse al dramma interno della vita, che la vita tu sai dire cos’è? e il Fato? Lo comprendi tu il Fato che tutti noi assoggetta. Mi chiedo: è una condizione solitaria quella del Fato? Conosce se stesso il Fato? Premedita le sue scelte o è una reggitrice forza impersonale? è lui che m’ispirò la rivolta a mio padre? Quali fini perseguì con l’esito della lotta? Io davvero non lo so.
Noi soli, gli Dèi che siamo, manteniamo più pura la nostra soddisfazione, e questo è un fatto ”
Prometeo: “ Si! più pura, ma al tempo stesso anche più povera ”
Giove: “ Il Fato non ci parla, né tantomeno promette alcunché.
Muovendoti a rubare la preziosa scintilla per donarla all’uomo, con esso a creato l’immagine corrispettiva e contraria della sua abitudine infinita, il dramma esterno.
Sai cosa penso: che con quest’uomo qui, prima o poi il nostro colore s’opacizzerà e tutti noi ci confonderemo; ma sarai tu a pentirti per primo del danno che hai fatto ”
Prometeo: “ O Sommo…non comprendo ”
Giove: “ Adesso t’incateno alle rocce riarse del Caucaso, eppoi vedrai cosa ti riservo ”
Prometeo: “ Se questa è la tua volontà…e all’uomo? manderai giù una caterva d’acqua come dicesti? O lo brucerai? ”
Giove: “ Per ora niente di tutto ciò.

 Che esso viva da mortale, sogno d’ombra qual'è! sia pure pallida parvenza di noi divini, ma la facoltà di muovere a piacimento la capigliatura come adesso faccio io, è un privilegio che mai gli concederò ”

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