mercoledì 14 marzo 2012

ipotesi
















L’interfaccia costituito dalla tecnologia non è frutto del processo evolutivo dell’umanità, sostanzialmente il concetto stesso di “evoluzione” costituirebbe una linea deviante circa le reali finalità dell’uomo.
Ciò che oggi sembra essere un acquisizione ormai irrinunciabile della nostra natura e che ne costituisce un appendice ineliminabile, in realtà costituirebbe l’aspetto sovrano della pura Manifestazione Parodistica, la quale ciclicamente lungo il corso di Ere non facilmente calcolabili attenta all’integrità della nostra particolarissima specie.

Si ribadisce la peculiarità simbolico-allegorica propria all’identità umana, una qualità inalienabile dai nostri più intimi significati così come da quelli esteriori e l’odierna visione evolutiva auspica proprio la drammatizzazione più estrema della concezione uomo-burattino senziente ai voleri dispotici di un intelligenza superiore impersonale, caratterizzata dalla fondamentale incapacità di amare.
Amare non è elargire favori o castighi premi o privazioni a capriccio degli eventi.

È nostra continua esperienza imposta dagli attuali parametri esemplarmente scanditi dalla pubblicità (aspetto “mistico” della produttività in serie, ovvero aspetto fanatico, dunque violento) che dobbiamo affidare al corpo e solo al corpo i parametri identificativi di una condizione certa, ottenuta attraverso un inesorabile condizionamento mediato dalla fruizione obbligata di colori, suoni, sapori se vogliamo realizzare la felicità qui e ora, sperimentando nell’imposizione senza pur tuttavia esserne pienamente coscienti la nostra reiterata menomazione generazionale, finalizzata a convogliare le nostre energie verso una completa inibizione delle loro reali possibilità espressive.

La libera e varia elaborazione delle ipotesi che precede ogni nostra decisione è vincolata a dogmi, sigilli semantici o iconografici che rafforzano il nostro assoggettamento ad una lettura metrica del reale, di fatto scandita ormai solo meccanicamente e dunque, largitrice nel suo aspetto “positivo” di una sola e vuota libertà esteriore, che ha l’effetto di plastificare letteralmente l’autentica iniziativa personale.

Questa iniziativa in realtà se realmente coltivata consolida l’interiorità dell’uomo e scopre una via di realizzazione da sempre nemica della spersonalizzazione, dell’imposizione arbitraria (l’Odissea offre numerosi esempi di ciò) ed in ultimo della meccanizzazione indotta dal sottomondo industriale e tecnologico.

Da qui può trovarsi l’aggancio alle traduzioni dell’Antico Testamento fatte da Biglino, o le stesse di Sitchin, costoro avrebbero individuato efficacemente l’origine o la testimonianza più remota dell’oscura interfaccia sovrapposta alla libera determinazione positiva della vita universale.
Ciò che da secoli è rimosso dall’educazione scolastica e accademica di qualsiasi livello essa sia è il reale insegnamento di cosa dà fisionomia alle nostre azioni, cosa le sigilla con precise determinazioni spazio-temporali inserendole nel concatenamento delle attività compiute e nelle tensioni irraggianti altre aspettative di viventi e di ancora non-nati.
Per questo l’aspirazione transumanista mira ad innestare con interfaccia sintetici la totalità universo materiale, quest’aspirazione di controllo assoluto e dispotico trova significativa eco nel dettame biblico del: “non avrai altro Dio all’infuori di me”, riconoscendo in quest’asserzione tutta la limitatezza e fragilità teologica del dio despota che nell’asserire la propria unicità implicitamente riconosce l’esistenza di altre divinità a lui superiori e a cui egli tenta di sovrapporsi approfittando dell’eclissi cosmica (eclissi spirituale) occorsa durante lo svolgimento delle Ere.
Per questa via trova assoluta credibilità l’individuazione di vere e proprie sedimentazioni tecnologiche stratificate assieme la memoria archeologica degli antichi testi tradotti nelle più recenti interpretazioni degli studiosi nominati, del perché nella fatidica Arca dell’Alleanza si riconosce un raffinato ma pur sempre “volgare” accumulatore d’energia elettrica folgorante l’incauto che vi si accosta sprovvisto di adeguate protezioni o accorgimenti, così come nelle stesse pettorine dei sacerdoti si possono riconoscere nella particolarità degli assemblaggi metallici e loro specifiche funzionalità d’uso dei veri e propri radio transistor.

Svincolati dalla costrizione rigidamente dogmatica l’assioma che possiamo sensibilmente riconoscere è che il corpo realizza la congiunzione dell’esteriorità del mondo con la sua - nostra interiorità attuando una complessa e vivente mediazione - comunione tra spirito e materia; la dove lo spirito qui non è inteso affatto come una mera energia sottile o individuato con esotici campi di forza.

Consideriamo la ricchezza universale di inesprimibili moti dell’animo inverati per mezzo della tensione lirica e poetica, l’esistenza della “ragione” d’amore, di fatto, quella parte inconoscibile ma ugualmente avvertibile dalla nostra interiorità che, se rischiarata dal suo benefico raggio, arriva ad identificare il valore preminente della vita, il suo recondito senso positivo cui determinate interferenze da sempre intendono arrivare per inibire se non predare o dissolvere.