giovedì 8 marzo 2012

il senso della Tradizione
























La piena consapevolezza dell’attuale trasformazione ambientale, intendo dire prendere atto dell’iper contaminazione cui siamo sottoposti e del progetto infame perpetrato dai governi ai nostri danni, genera un senso di sfiducia nella vita, di sostanziale impotenza e personale inutilità che può degenerare in una progressiva rinuncia ad ogni reale cura di se stessi.
Relativismo, ateismo, disincanto generalizzato sono i veleni intorpidenti dell’anima ancor più di quanto non lo sia l’inquinamento chimico.
L’Eros cosmogonico sembra essere svanito dal cielo, le cose non ne sono più permeate e la natura ha assunto un aspetto profondamente malato, svuotata quasi completamente del numinoso, inaridita innanzitutto per assenza plurisecolare di potenti ierofanie (manifestazioni del sacro).
Noi che siamo nati su queste estreme sponde dei tempi siamo anche fortunati.
Sperimentiamo, avendone consapevolezza, una tensione di smarrimento nuova.
Non credo nel dissolvimento indistinto, l’essere cosciente è e sarà sempre.
In noi vive un essenza ineffabile, la Tradizione infatti è pura essenza, essa esprime l’atto di portare attraverso gli schemi spazio-temporali il nucleo ispirativo legato ad una modalità esperenziale trascendente che è inscindibile da una effettiva (peraltro inesprimibile) Conoscenza.
Il nostro smarrimento è assoluto poiché sembra essersi dissolta l’autentica Conoscenza e rimaniamo alla mercé di apprendisti stregoni che stanno violando le fondamenta della vita.
Le loro scelte ci condizioneranno tutti, inesorabilmente.
Non abbiamo difesa apparente contro il rilascio in quota di particolati sintetici, di polveri cosiddette “intelligenti”, e come le piante siamo impotenti dal momento che un autorità governativa decide d’irraggiare 24 ore su 24 la zona in cui viviamo di frequenze wirelles.
Dov’è l’impulso alla verità di bellezza dell’unica Tradizione primordiale? Ogni atto adesso sembra cospirare per il peggio.
L’ineffabilità della Tradizione è solo l’ineffabilità del Sacro.
Intimamente non posso accettare la totale dissoluzione della sacralità della vita benché questo mi sia dimostrato quotidianamente.
L’esperienza del Sacro è un modo d’intendere la vita comunque e dovunque, in sostanza è un modo d’essere, non è nemmeno una scelta, quanto invece è avvertire intimamente l’irresistibile attrazione di una positiva forza magnetica.
Questa forza presuppone un invincibile, quanto preesistente, unità sostanziale di cui è simbolo il seme stesso.
Aver scardinato l’equilibrio del rinnovamento della vita manomettendo la struttura genetica delle sementi, implica la nostra estrema distanza dal bene e dal perseguire una via operativa “gentile”, estremamente antica e spiegata dagli alchimisti greci con la frase: “la Natura gode della Natura, la Natura affascina la Natura, la Natura vince la Natura e la Natura domina la Natura: questo non accade perché una natura si oppone all’altra, ma perché una sola e stessa Natura agisce da se stessa attraverso le operazioni…”
Per mezzo di tale frase si perviene ai significati di Simbolo – sym-ballo – (unisco) e del suo contrario che è il Diabolico dia-ballo – (separo) dove i risultati di queste azioni dell’umana autoconsapevolezza saranno la Sintesi armonica, da Syn-thesis = composizione, unione, ovvero, l’equilibrio alchimico della composizione aurea (spirituale) dell’essere integrato al divino; oppure l’Analisi, da l’Analysis = dissoluzione e morte, e non a caso l’analisi è il principio alla base del freddo calcolo tecnico deformato nell’applicazione tecnologica.
L’intuizione è connessa tanto al principio simbolico che diabolico, i quali manifestano l’azione storicizzata della Tradizione o dell’Antitradizione.
La Conoscenza Tradizionale è intuitiva, e conoscere significa acquisire effettivamente ed affettivamente lo stato di ciò che si conosce, unirsi amorevolmente al mistero generativo della vita comprendendo l’incanto, il fascino del disteso respiro universale scandito nel ritmo dei suoi Cicli.
Secondo i neoplatonici Rinascimentali la Conoscenza era intesa come intelligenza d’amorosi sensi.
Non trovo appropriata nessun altra definizione se non questa.
E’ possibile rettificarsi intimamente anche trovandosi sotto un cielo chimico.
E’ una condizione di massima follia, luminosa follia che quest’età estrema ci richiede.
Esercitare in noi stessi una gravità contraria a quella che adesso addensa oscuramente l’attuale Ciclo per far precipitare ogni cosa dentro un abisso di non senso, ribaltando l’universo stesso in un arido luogo di disincanto, d’indifferenziata materia pulsante e morente senza scopo o reale significato.
Benché apparentemente inadatti, il nostro mandato sembra davvero essere il più arduo e importante che sia stato mai sperimentato dall’uomo.


Considerazione accesa dal saggio introduttivo di Maurizio Barracano al testo di Johan Georg Gichtel (1638 - 1710) "Theosophia Pratica: Breve introduzione ed istruzione sui tre principi e i tre mondi nell'uomo"

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