martedì 18 settembre 2012

nostra memoria


Non s’insisterà mai abbastanza sul carattere oscuro del tempo attuale, sul significato di questa nuova, sterile, normalità, preposta come regola intorpidente delle nostre sempre più immiserite esistenze.
Qualunque spirito vivo desidera ribellarsi a questo lento ma inesorabile condizionamento sintetico della vita.

Ci è imposto un contro-ordine.

Assistiamo, apparentemente impotenti, all’attuazione di un progetto abnorme, i tempi in cui potevamo reagire sono ormai trascorsi non da anni ma da secoli.
L’ultima reazione efficace, posta sotto l’egida della Tradizione Primordiale, è avvenuta, qui in occidente, nell’anno mille, realizzata dall’ordine monastico Cistercense.
Le loro Abbazie esprimono forza e sapienza impressa nella pietra, una partecipazione commovente ai motivi della vita universale internata nell’opera, della quale adesso trovo superfluo ogni altro dire, se non il fatto che l’originaria, primitiva verità arcaica vibrò un’ultima volta nelle mani di quegli uomini così concretamente devoti.
La loro fu autentica Ri-voluzione, che sostanzialmente è il ritorno al centro da cui promana la vita, il ritorno alle origini.
Inutile ribadire che tutte le rivoluzioni moderne, a partire da quella francese, sono stati fenomeni eterodiretti, eventi pilotati che nutrendosi di esigenze reali e vive partecipazioni spontanee delle masse, in realtà usavano l’esasperazione autentica che le alimentava per imbrigliarne le reali possibilità di autentica emancipazione sociale; sospingendo le persone, come gregge infame, dentro i percorsi forzati di un divenire condizionato dalle decisioni dei banchieri e degli industriali.
La furia delle masse è spontanea, così com’è spontanea l’irruenza dei tori lasciati correre per le vie chiuse di Pamplona, animali in realtà destinati al macello.

Uso questo strumento, per come lo intendo, ossia, una forma di diario aperto, una forma di comunicazione vivente mediata dallo strumento elettronico e per questo, forse, già entro dentro un insanabile contraddizione, che alla fine è un semplice, minuscolo frammento della stessa vissuta dalla società odierna.
Il mio è una sorta di messaggio rivolto principalmente a me stesso, ma spero possa trovare una sua minima utilità anche in chi dovesse leggere.
Intima tensione educata attraverso l’esercizio fisico, pittura, sono una forma di esercizio d’amore, come lo è dedicarsi alla cura di un terreno fertile o crescere dei figli, insomma, sono ordinarie attività quotidiane che dovrebbero essere intessute della più autentica manifestazione spirituale.

La mediocrità non va immiserita, come invece fanno il consumismo o il nucleo industriale che lo sostiene.
La mediocrità è parte della nostra essenza più profonda, congiunta allo stesso spirito del tempo presente, in realtà è parte di quell’humus denso e cupo che ci avvolge, in cui siamo misteriosamente intagliati, e nel quale possiamo – dobbiamo – sperimentare la verità della disgregazione riscaldata dalla vita del Sole, rendere noi stessi “nuovi alchimisti”, che provano di trasmutare la volgare mediocrità in aurea mediocritas, pena, il divenire anche se non vogliamo, perversi, vili e distruttivi.

Il falso ordine industriale è eminentemente vile, perverso e distruttivo.

In quest’ordine d’idee, più ci adeguiamo a questo stato di cose falsificate, compiacendoci dell’imbroglio e dell'artefazione e tanto meno ha senso per nessuno fare "quadri" o "case" o mettere al mondo figli.
Non servono più figli a uomini incapaci di anelare alla verità vivente.
Ad un cielo reso opalino dalle scie chimiche, a persone assuefatte alla luce dei neon, a coltivatori di spietati semi OGM e ai loro freddi consumatori, per costoro l’avvenire non esiste più, l’avvenire, così come la speranza, diventano un non senso della storia.

Figli cresciuti senza altro scopo che non sia la realizzazione dei loro desideri individuali non rappresentano l’avvenire, sono la cancellazione della memoria, d’ogni autentica memoria e una società senza memoria è ciò che occorre a chi intende ridurre l’uomo a volgare macchina biologica senziente.

L’attuale contro umanesimo, esalta l’impotenza, l’impotenza è la reale impalcatura della struttura meccanica.
L’esaltazione della cosiddetta “performance” è l’aspettativa e la mira di una società impotente.

La modificazione delle sementi è intrinsecamente correlata alla modificazione della nostra intelligenza, che è una qualità enigmatica, così com’è enigmatica la germogliazione naturale della vita.
L’enigma non dovrebbe essere profanato, ibridato con ciò che lo rende sterile.
La plastificazione è aberrante, essa è il Male.
Non possiamo sapere se saremo più in grado di comprendere e diversificare l’esperienza profonda che la conoscenza antica ha deposto nel grembo della terra, il valore incommensurabile dell’offerta sacrificale, così antitetica all’agire contemporaneo.
Avessi le cognizioni adatte potrei esprimermi meglio, in tutti i sensi.
Ho difficoltà nel decifrare gli elementi primari che definiscono la mia più intima essenza, e trovo quel poco di nutrimento nella sostanza poetica della sapienza antica, in ciò che il mio debole metabolismo può permettermi d’assimilare.

Per l’uomo arcaico la morte è un passaggio complesso tra dimensioni, in cui il pericolo maggiore consiste nella possibilità di poter perdere l’anima per opera di un furto predisposto da malevole intelligenze sovrasensibili, ataviche forze demoniche della dispersione, che anche in questa stessa dimensione ispirano l’uomo al peggio.
La personale convinzione è che tali entità presiedano alla volontà che promuove il dominio ultratecnologico della vita.
Per la prima volta, da che s’è iniziato il lento giro delle Ere, l’uomo sembra aver irrimediabilmente smarrito il senso profondo della salvifica “maschera rituale”, allegorica immagine delle modalità operative proprie al sentimento della Disciplina Felice, la cui verità è attestata dal Paleolitico fino alle civiltà più recenti, fino alle sopravvivenze residuali di etnie che vivono nei luoghi più sperduti, ma anch’esse ormai avviate già da decenni sulla via del dissolvimento indistinto.

Contrariamente ad ogni circostanza intorpidente, questo ultimo periodo della storia recente sembra anche destare in alcuni l’intuizione dell’esistenza di una via sepolta dai molteplici detriti sui quali vivamo: una “via vivente” che richiede d’esser portata alla luce.

L’amara consapevolezza, ma forse sbaglio, è che noi non si possa operare coralmente, per quet’età sembra che l’uomo debba agire come isolato in se stesso.
La Conoscenza è il primo istinto, la sopravvivenza bruta si sovrappone ad essa oscurandola, nessuna virtù fiorirà in noi senza l’intuizione del Ricordo.
Per questo la Dèa benevola della suprema Rivelazione, in Parmenide, è stata identificata in Mnemosyne, la Memoria.
Possa giungere a molti di noi la sua Grazia.