giovedì 31 gennaio 2013

considerazioni


La progressiva sostituzione delle aspirazioni naturali proprie alla vitalità dell’interiorità umana, attraverso costrutti artificiali e per questo avvilenti le sue rare prerogative universali, parrebbe ora essere irreversibile.

Gli elementi cosmici più evidenti (sole, luna, stelle, giorno, notte) molteplicemente personificati come realtà d’incanto, determinarono la qualità percettiva dell’animo nell’uomo antico.
L’analisi meccanicistica dei testi sacri benché intrigante, è fondamentalmente sviante.
In tutti i testi sacri assieme i prestigi di salvezza alberga l’ombra dell’inganno, certo, ma questa consapevolezza non impedì ai migliori delle proprie epoche di confrontarsi luminosamente con l’essenza del divenire.

L’uomo post-moderno è intimamente oscurato.
L’epoca della più colossale delle parodie si palesa con sempre maggiore evidenza.
Osiride, ad esempio, quale contraffazione ne deforma l’essenza nelle sembianze di uno sterile demone gnostico?
Osiride da Usire (?) un termine che significa “gioia dell’occhio”, mito allegorizzante il mistero generativo del sole. Il sole che affoga ogni giorno per riemergere rinnovato ad ogni alba.
In un inno al sole, tratto dai “testi delle piramidi” Netej “abbattuto” è un epiteto solare, in relazione al tramonto. Ise, che vale “sede” è la moglie, personificazione della residenza celeste – residenza “interiore” – non collocabile in un piano esteriore, generatrice degli dèi.
Cosa significa ciò? Quali dèi? Quale realtà?
L’unica interrogazione valida che ci è rimasta è quale passione avvampa in noi? Arde in noi una passione? Che qualità ha? Cosa significa purificare le passioni? Il senso degli dèi, della divinità, qualsiasi essa sia, l'allegoria che la riveste risiede nel valore maggiormente recondito della passione.

Qui intendo la passione del sole, della sua identità spirituale sensibilmente percepita nella vitalità dinamica di un ritmo regolare ma non meccanico, che, attraverso pulsazioni intelligenti determina le intuizioni dell’anima e infonde nell’alternanza dell’alba e del tramonto certezza di vita agli uomini che muoiono.
La consapevolezza è mistero: la percezione di salvezza è inesprimibile ma in noi comunque avvertibile ed essa stessa è motivo d’inganno, di schiavitù come di liberazione.
Il nucleo primitivo dell’elevazione poetica, estatica, veggente, arde nel sole e nel cuore microcosmico di chi aspira al riscatto dalla più misera delle sorti.

“Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce, su coloro in terra tenebrosa una luce rifulse….” (Is. 9,1)

come identificare in questo passo l’accadimento di una circostanza di ordine solo fisico?