martedì 12 marzo 2013

Saturno, la clessidra, le Quattro Età dell'umanità


L’albero della vita è in sostanza l’universo stesso, maestosa pianta  ramificata le cui radici attingono nutrimento dalla ricchezza di un particolare “sottosuolo”  e le cui fioriture e fruttificazioni si svolgono periodicamente lungo il corso dei 71 cicli cosmici, (mahayuga) formanti una giornata (manvantara) durante la quale crescerà fino a divenire albero possente, per poi essere di nuovo inghiottito dal “sottosuolo” che la nutre, riassorbito dunque nella più fonda notte dell'universo. (Qui un esaustiva spiegazione http://www.pitagorici.it/forum/viewtopic.php?f=44&t=1160)
Secondo il calendario Indu siamo attualmente nel 5112 dell'Era Kali, primo mahayuga (l'insieme dei quattro yuga) della settima giornata (mahavantara) dell'attuale kalpa o giorno di brahma.
Alla fine di questo yuga (Kali-yuga) mancherebbero circa 415.000 anni umani.
Attualmente siamo, per il calendario indu, nel settimo manvantara del kalpa detto appunto varāha o cinghiale.
Questa immagine, quella del Cinghiale che si getta negli abissi per salvare la Dea perduta -voce o verbo o conoscenza, condizionerà tutta la manifestazione dell'attuale ciclo.
Mancano ancora sette giornate (manvantara) prima della notte di brahma.
L’Età aurea, da sempre collegata ad un periodo idilliaco è anche chiamata Satya yuga, dove Sat significa “essere”  “verità” “realtà” ed è indicativo il fatto che la radice Sat si ritrovi nella tradizione latina dell’età di Saturno che notoriamente è congiunta alla memoria di un periodo felice.
Dall'esame delle fonti, risulta che Saturno (tralascio volutamente ogni parallelo alla mitologia greca) era al tempo stesso la divinità rappresentante l'agricoltura, la civiltà, il benessere e le leggi, ed uno spirito infero e funesto.
Quest’ambivalenza, a prima vista contraddittoria, riporta il mito di Saturno su autentiche basi religiose, esprimendo lo stadio primitivo della religiosità da cui nasce il tema mitologico dell'eroe colonizzatore.
La doppia natura del dio trova la sua traduzione nel mito del re latino (egli è accolto esule da Giano e diviene con lui il primo re dei Latini, da cui discenderanno in tre generazioni Pico, Fauno e Latino, re eponimo), e nella data della sua festa, che è collocata al 17 dicembre, cioè anteriormente alla data del solstizio: dunque, in quella posizione allegorizzante la primordiale anticipazione dell'ordine germinativo emblematizzato nel Lazio dalla corsa rituale dei Lupercalia in onore di Faunus, stabilita nell'ultimo mese dell’antico calendario numano, cioè in una data che realizza i presupposti per il rinnovamento annuale.
Il dio si presenta quindi nel doppio aspetto di personalità benevola e funesta, che è proprio di colui il quale, per fondare le condizioni umane, deve muovere da uno stato antecedente all'ordine.
Affermandosi in seguito quale eroe dell'agricoltura, che è alle origini delle condizioni civili (Verg., Aen., viii, 314 ss.), e quale iniziatore dell'età dell'oro.
Nicola Turchi, il noto studioso di religioni avite della prima metà del secolo scorso, annota che la grafia più antica del suo nome è Săĕturnus, come è attestato dall'orcio votivo con su scritto Saeturni pocolom (sec. III a. C.; Corp. Inscr. Lat., I, 2ª ed., 449).
Gli studi recenti di etruscologia applicata alle origini romane tendono tuttavia ad escludere questa etimologia qualificata "popolare" e a far venire Saturnus (cfr. Voltur-nus) dal dio etrusco Satre, attestato dal fegato bronzeo di Piacenza, che sarebbe l'eponimo della gens etrusca dei Satre o Satria: tesi che in sé stessa non è da escludere a priori, sebbene sia più probabile che Satre sia il rendimento etrusco di Saturnus: essa merita ad ogni modo conferma in quanto non spiega l'arcaicità latina di questo culto in Roma.
Questa arcaicità è attestata dall'epiteto di pater dato a Saturno: Saturnus pater in Lucilio (framm. 21 Marx) e in talune iscrizioni; dal carme della vetusta corporazione latina del collegio sacerdotale dei Salî.
 La diffusione dell'astrologia babilonese nel mondo mediterraneo durante l'epoca imperiale, come a tutti gli altri dei, diede anche a Saturno un aspetto astrale identificandolo con il pianeta omonimo e anche con il sole notturno, e facendogli assumere caratteristiche diverse da quelle originariamente preavvertite nel mondo italico.
Secondo questa “nuova” interpretazione astrologica si spiega perché Servio (Ad Aen., I, 729) afferma che presso gli Assiri Bel sia detto Saturno e Sole e che nello Zervanismo il Tempo indeterminato (Zervan Akarana) sia detto saeculum e Saturnus .
La correlazione di Saturno alla clessidra unisce questa figura alla sovranità stessa del tempo, dove la clessidra*, appunto, emblematizza efficacemente l’idea di unità di tempo collegata alla manifestazione di un Ciclo Cosmico racchiudente le Quattro Età.
Appena capovolta la clessidra manifesta l’inizio del ciclo (satya-yuga) nel quale, benché lo scorrimento del tempo sia presente e la sabbia inizia a fluire nell’ampolla inferiore, sulla superfice non sembra avvertibile alcun significativo cambiamento, la materia appunto sembra immutabile.
La realtà di una tale situazione, ci appare sotto il segno della permanenza e i granelli di sabbia sembrano situati nello spazio e non in un tempo in grado di modificarne lo stato in maniera davvero significativa, del pari nell’Età dell’Oro, dove l’invecchiamento e la morte delle persone non sembrava incidere sulla situazione di un mondo che sembrava installato in una permanenza paradisiaca, dove il cosmo, pur rinnovato dai cicli temporali, non era alterato in modo ineluttabile dal tempo stesso.
Come nella superfice di una clessidra appena capovolta il piano è uniforme, così nell’età aurea coincidevano tempo e trascendenza, equilibrio armonico garantito dalla perfetta corrispondenza della realtà al simbolo divino. Ma, via via che la sabbia continua a scorrere, la situazione stessa del compartimento superiore viene a modificarsi ed il tempo, conseguentemente, arriva ad assumere un nuovo significato: oggi è evidente la precipitazione dei tempi congiunta a una forma di pensare essenzialmente schizofrenica.
*Desunto da Cicli cosmici: Tradizioni e religioni di Moreno Neri – pubblicato sulla “ la rivista dei Dioscuri Ottobre-Dicembre 2012