giovedì 28 marzo 2013

Statuine Babilonesi - commento al post di Freeskies -



Leggendo il tuo ultimo post:
http://freeskies.over-blog.com/article-statuine-babilonesi-116573537.html
non ho resistito dal commentarlo ulteriormente, anche se alla fine non parlerò per nulla dei Babilonesi. Volevo dire, per aggiungere elemento su elemento l'estensione dello scritto alla fine tracimava i consueti argini e allora l’ho caricato qui, benché rimanga lo stesso una considerazione incompleta.
Tutto si dissolve sempre più nell’indistinto, anche ora, proprio adesso che commentiamo.
Inizierò risoluto col dire che la stessa ragione di Amore è una corrente che avvertiamo attraversarci ma che poi sembra non trovare completa rispondenza.
Scrivi sui padri, ma ci sono padri e Padri. 
Padri amorevoli e padri degenerati.
Dire Padri, (intesi con la P maiuscola) vuol dire riferirsi all’autentica realtà germinativa di chi presentì prima di noi la realtà del mistero attraverso l’amore, qui intendo dire degli antichi a noi più prossimi riferendomi ad Eraclito e Pindaro, autentici iniziatori della fase avanzata del Ciclo attuale, come ai grandi tragediografi, (Poesia è percezione luminosa dell’ignoto) e a moltissimi altri, i quali in definitiva hanno variamente sostenuto come Essere, Coscienza ed Eternità (Immortalità) siano aspetti enigmatici di un Tutto collegato.
Una verità questa sostenuta con forza evocativa da Platone stesso, il quale afferma che non può esistere un essere che sia venuto all'esistenza in un dato momento (creazionismo) né che esso cessi di esistere, l'Essere o è Eterno, o semplicemente non è. Noi siamo l’essere e la sua deformazione, questa consapevolezza ci carica di una responsabilità inesprimibile.
In questo senso credo che la ricerca di Malanga debba attingere maggiormente alle fonti della nostra Tradizione, poiché certi suoi approdi cognitivi potrebbero essere stati volutamente sviati da quelle stesse forze che lui crede o ha creduto di poter controllare.
Asserire che determinate entità malevoli (i fantomatici Lux) sono le stesse che hanno ispirato all’uomo la religione è affermare un non senso applicato alla ragione profonda della storia, (metastoria) per il semplice fatto che nessuno può infondere ciò di cui non dispone. Queste entità non dispongono di Anima e pertanto non possono evocare il presentimento felice dell’eternità ai nostri cuori, casomai pervertirne la suggestione mediante sempre più raffinati espedienti, ora culminati con la cosiddetta visione hi-tech dell’esistenza – che sappiamo essere la forma più raffinata e subdola di magia nera mai prorotta sull’umanità.
Provo a riportare qualche nozione, assolutamente frammentata per mia congenita insufficienza di preparazione, in ogni caso,  animato da sincera passione cercherò pur sempre di esporre frammenti autentici, desunti dal sentire dei nostri Padri spirituali, i quali compresero essere l’uomo l’enigma più complesso dell’universo.
Da loro, si può comprendere di come in realtà noi saremmo una sorta di transitoria proiezione sensibile della nostra stessa volontà incognita, una volontà prenatale e sussistente in un diverso piano qualitativo della manifestazione universale.
Saremmo pertanto, come di fatto siamo, una fugace proiezione, come ombra di un corpo posto sotto la luce del sole, pervasi dal desiderio di sperimentare la “dimensione” transuente come passaggio obbligato cui ci ha costretto uno stato di crisi atavica. La stessa crisi ancestrale che determinò per mezzo del “Verbo” l’addensamento gravitazionale dell’universale. Dico, del mistero della necessità del divenire, che non può trovare responso se non attraversando l’esperienza stessa della morte – una variazione di livello – massimamente snaturata in questa fase dissolutiva dell’attuale Kali-yuga.
Nel Timeo, Platone dice che l'anima non è totalmente incorporea ma costituita oltre che dal nous (intelletto divino) da energia, parola questa molto abusata e assolutamente vaga, perché se per esempio è possibile fornire una spiegazione positiva dell’energia elettrica, ad ogni modo non si tiene minimamente conto che questa in realtà possa essere solo uno delle tante diversificazioni di una forza preposta ad interagire non per mera rispondenza di causa effetto positivamente intesa, ma bensì della sua possibilità di entrare in comunicazione sensibile con la nostra stessa coscienza. L’elettricità naturale, pertanto, sarebbe il rivestimento di una ben più profonda connessione vibrazionale operante nel Cosmo, questo i Fulgoratores tirreni ben lo compresero .
Per tutto ciò, questi nuovissimi irraggiamenti elettromagnetici artificialmente indotti alterano il significato stesso di anima e la forza incontenibile dell’attuale volontà controiniziatica, (tale è la natura di chi oggi detiene il potere) consisterebbe proprio nel fatto che l’uomo del XXI secolo considera la meccanicità come una condizione neutra delle dinamiche naturali, senza saper più comprendere che in realtà la forzatura meccanica e conseguentemente, l’esasperazione simmetrica della realtà è ascrivibile a una potenza di manifestazione propriamente satanica e culminata nella “liquefazione” digitale dei più diversi dati preposti allo stesso rinnovamento dei tempi.
Nelle dottrine orientali si afferma che la mente centrata sia equivalente ad una “chiara luce” cavalcante il vento, cioè l'energia e difatti anima è parola che deriva dalla greca “anemos”, che è appunto aria, vento, soffio.
Allora, quale tipo di energia? Come dovremmo considerare l’energia? La sua molteplice diversificazione altro non sarebbe che l’involucro etereo di una ragione più profonda, collegata alla stessa facoltà del libero arbitrio, che vale una riflessione duttile delle nostre possibili manomissioni sulla trama visibile quanto invisibile.
Il libero arbitrio rappresenta la facoltà di scegliere, facoltà non estranea all’unità platonica dell’essere, dunque di produrre alterazioni, di “ascoltare suggerimenti” che inevitabilmente si ripercuotono nella nostra interiorità modificandola.
Sempre Platone nel Timeo sottolinea che ci sono dei dettagli che distinguono l'Anima del mondo – quella su cui si sta concentrando la massiva predazione da parte delle corporazioni industriali – dalle anime individuali.
L’evento dell’11 settembre 2001, si ricorda che è stato un puro atto di pura magia nera, lo scatenamento di un eggregore intesa a snaturare l’identità dell’anima del mondo e conseguentemente, per effetto di risonanza disarmonica, poter avviare la fase conclusiva di quel processo disgregativo delle nostre stesse anime individuali, la cui oscura consacrazione simbolica adesso sembrerebbe culminare con l’introduzione del chip sottocutaneo.
Nel Demone di Socrate, Plutarco narra del giovane Timarco, protagonista di un rito sciamanico, che sceso nell'Oracolo di Trofonio ebbe la visione di quel che c'è aldilà dei confini del sensibile. Egli vide vagare entro una sorta di Chasma melmoso, molteplici luci simili a stelle.
L'entità invisibile che era accanto a lui gli spiegò che si trattava di anime: Proprio i Demoni tu vedi.
Ogni Anima ha parte dell'intelligenza, e nessuno esiste che sia privo d’intelletto e ragione; ma quanto di essa si mescola alla carne e alle passioni, subisce una modificazione e tende all'insensatezza, trascinata da piaceri e dolori. Non ogni anima si corrompe allo stesso modo.
Alcune s’immergono completamente nel corpo e in preda a un turbamento totale rimangono affatto sconvolte dalle passioni per tutta la vita; altre invece subiscono questa mescolanza solo in parte, ma in parte lasciano fuori l'elemento più puro. Questo non è trascinato con il resto, ma emerge in superficie, in contatto con il corpo dell'uomo come una boa che segnala che si è tuffato in un abisso; e l'anima viene sollevata intorno a questo elemento purissimo, che la sostiene secondo quanto essa ubbidisce e non cede alle passioni.
La parte immersa e portata nel corpo è detta anima, mentre quella immune da corruzione la maggior parte della gente la chiama intelletto, ma chi ragiona (correttamante) chiama questa parte Daimon, (ovviamente qui s’intende non il Demone cristiano) poichè è esterna a loro.....cerca allora di vedere il legame, con cui ognuno di questi è legato all'anima...Quando il Demone tira verso di se il laccio che come una briglia è gettato sulla parte irrazionale dell'anima, produce quel che noi chiamiamo pentimento degli errori, che è come una sferzata dell'anima che è tenuta a freno da colui che la domina... finché l'anima non giunge a percepire il proprio Demone ormai senza percosse ne dolore ,ma con una superiore acutezza grazie a simboli e segnali > In questo contesto, per anima si intende l'apparato psichico, mentre la vera anima, come viene comunemente intesa è rappresentata dal Daimon, il quale, come un nimbo di luce, circonda la sede dell'intelletto umano.
Da quell'intenso culto che a Roma veniva dedicato al Genio personale, affine all'Agathos Daimon.
Pertanto, le esperienze degli addotti, riguarderebbero proprio il tentativo di una sottrazione o sovrapposizione, operata da intelligenze a noi coeve ma di diversa natura, tra la fonte (il nostro io reale) e la proiezione illusoria del sé psichico, quello in grado di generare le eggregore, di alterare appunto la trama dimensionale sottile (qualità del pensiero – onde di pensiero) che interagisce con la struttura stessa del tempo.
Sempre parlando del Demone di Socrate, Plutarco scrive: "le idee dei Demoni hanno un certo splendore con il quale essi illuminano coloro che ne sono capaci, senza aver bisogno di nomi, parole o altri simboli." In altre parole, si svelano come ciò che in ogni anima non sprofonda nel mare della realtà corporea, ma ne resta al di sopra, in quanto nous o 'hegemonikon' = principio direttivo.
 Il fatto che la parte 'esterna' sia anche identificabile con il nous è un particolare importante: ricorda la dottrina di Cratippo e Aristotele, in senso 'mistico', secondo la quale il nous viene dall'esterno ed è costituito da una sostanza più nobile di quella con cui è fatto il resto dell'uomo.
Anche i punti luminosi che emergono dalle tenebre possono suggerire un richiamo all'anima-luce emblematizzata tanto nelle narrazioni sciamaniche che indicata dal discepolo stesso di Platone  Eraclide Pontico, e soprattutto, qui viene in mente un passo da un altro testo di Plutarco (De facie 30) che delinea una sorta di 'seconda morte', ossia la separazione fra anima e nous: il nous va verso il Sole a causa del desiderio di raggiungere l'immagine nel Sole, attraverso cui risplende il Desiderabile ed il Bello, cui ogni natura non mescolata aspira in modi differenti.
(http://www.atopon.it/index.php?page=luci-e-tenebre )
"Presso i Romani il Genio, in un certo senso analogo al Daimon, è ciò che collega la dimensione mortale a quella divina. Tutto è connesso al mondo dei Numina, e ogni cosa ha il proprio il suo Genio.
Genius Populi Romani ad esempio, che è il Genio di una colonia (etnia) e non a caso ogni valore etnico è ferocemente annullato dall’ideologia Pop, ecceduta nel concettualismo informale più trivio che appunto è antietnico, (ripudiare l’artigianato) omologante l’individuo ad una considerazione essenzialmente  sintetica (fredda) dell’esistenza.
Quanto all'uomo, il Genius era accanto a lui fin dal momento della nascita ,"cuius in tutela ut quisque natus est vivit",ma continuava ad esserlo anche oltre la morte. Enea offre doni e primizie al Genio del padre e Ovidio rammenta di come il popolo da qui apprese il sacro rito: Infatti non si solennizzava tanto il giorno della morte del Patris Familias, ma quello della sua nascita, vale a dire il momento che ne evoca il Genio, cioè, la sua parte immortale e prossima agli Dèi.
Il Genius è anche quella potenza divina che permette che si perpetuasse una gens.
Ma anche presso i Greci, quel che discendeva agli inferi era soltanto un "Eidolon",il riflesso.
In senso più specifico, il Daimon personale è detto 'oikeios daimon', il che lo connette così a ciò che è ' famigliare, di casa'. Interessante notare che appunto Plutarco con 'oikeios daimon' indica proprio l'intelletto. A proposito dell'eidolon, mi vengono in mente dei versi di Pindaro (fr. 116): "E il corpo di tutti soccombe alla morte possente. Ma viva ancora rimane un'immagine dell'uomo, perché sola dagli Dei viene; essa dorme mentre operano le membra; ma dimostra nei sogni ai dormienti sovente il giudizio, che avanza, di gioie e di pene." Qui si parla apertamente di 'aionos eidolon' (che è anche espressione omerica per indicare la psyché).
Un particolare interessante lo aggiunge Aristotele, dicendo: "ogni volta che, nel sonno, l'anima si raccoglie in se stessa, allora, in possesso della sua vera e propria natura prevede e predice il futuro. Tale è il suo potere anche nel suo separarsi dal corpo al momento della morte.
E a proposito infine delle diverse anime compresenti in un essere umano, è utile ricordare questo passo di Plotino: "...l'anima immortale proviene dal Dio Primo, un'anima seconda si costituisce per opera degli Dei cosmici...questi Dei hanno posto nel corpo le diversa facoltà: il pensiero nel capo, il fuoco vitale nel cuore, l'epithymìa (ardore o desiderio impulsivo) nel fegato,...la parte mortale dell'anima tessuta dagli Dei sulla parte immortale" (Enneadi, II, 3, 9).
Non a caso si dice di un temperamento deciso e risoluto: è una persona di fegato.
Omero ha una data visione dell'anima che differisce da quello di Pindaro, da quello di Plutarco e da quello degli Orfici.
Sostanzialmente, nonostante le sfumature interpretative che ci sono nelle dottrine tradizionali, i mortali sono Genii/Daimonoi scesi nella materialità, incarnati, e sono guidati nel loro percorso di vita da altri Genii/Daimoni che fanno da Guardiani del loro Fato, o secondo un'altra interpretazione  è la stessa nostra Coscienza, vero Sè, Intelletto, che ci guida quasi come se fosse(o è percepito come) "esterno" rispetto al corpo e all'anima contingente, ovvero in altri termini i corpi sottili che ci tengono legati alla materia, influenzati dalle energie planetarie e astrali per certe dottrine.
Esiodo dice che questi Genii/Daimonoi sono quelli che un tempo abitarono nell'Età dell'Oro.
I corpi sottili invece, quelli del nostro io più superficiale si dissolveranno, il nostro Vero Sè, la nostra vera natura individuale invece è Eterna, e viene definito come corpo di Luce, essenza, energia, intelletto sono collegati.
Comunque la concezione della struttura dei vari corpi costituenti l'incarnazione vista a strati come una cipolla è una concezione che ricorre frequentemente, il nostro spirito, il vero Sè, l'anima immortale viene rivestita di corpi sottili contingenti fino ad arrivare al corpo fisico, alcuni di questi corpi regolano le funzioni vitali, altri formano il nostro carattere e il temperamento più contingenti, le predisposizioni di stirpe etc. il nostro sé viene quindi appesantito da questi vestimenti e a seconda del grado di qualità di ognuno rimane più o meno "intorpidito" (per molti sembra proprio in sonno profondo...) come un drago addormentato raggomitolato... ma può essere risvegliato in vita attraverso l'iniziazione – altro non sarebbe che la pratica di una Disciplina Felice – e l'apertura di quelle "porte" che permettono il suo risveglio, lo status oltreumano che altro non è se non la liberazione in vita..!
L'anima può sempre risollevarsi verso il suo principio primigenio, combinando azione e rituale, vita 'teurgica' e parola sacra. Non dimentichiamo che Proclo ricorda come attraverso Fede, Verità e Amore, tutto è congiunto con il Divino.
L’abissale amnesia di certe nostre attitudini ha permesso lo sconfinamento nella nostra realtà di determinate potenze dissolvitrici che hanno letteralmente ostruito i primordiali sentieri (metapercorsi) di salvezza, ma ad ogni modo l’Anima opportunamente ridestata a se stessa in se stessa, può liberare, letteralmente incenerendo, ogni ostacolo che si interpone sul cammino che rimane da compiere.  
Nostra unica possibilità di correzione risiede nel recupero di una tensione rituale, supportata dalle prerogative indicate da Proclo. Una “lieta tensione” seppur gravata da molteplici contingenze, una “felice inquietudine” da custodire per tutta l’esistenza affinché possa risolvere il suo eminente significato fin quando quest’io illusorio sarà dissolto con la morte: in questo, credo, assolverebbe il nostro mandato spirituale per l’attuale Età del Ferro. 

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