mercoledì 26 marzo 2014

Drammaticità della parodia




Tutta questa reiterazione simbolica, intessuta obliquamente nella trama degli avvenimenti maggiormente significativi occorsi alla politica nostrana sin dagli albori dell'infame unità d'Italia, ma potremmo considerare anche la stessa rivoluzione francese, la guerra d'indipendenza americana, la rivoluzione bolscevica russa e l'avvento dei totalitarismi nazifascisti in Europa, tutti questi eventi sono stati evidentemente avviati da un unica regia, il cui svelamento dimostra prevalentemente solo l’usurpazione, peraltro definitiva, (definitiva per questa parte di Età umana) di una conoscenza d'ordine metafisico di cui sono stati rovesciati i significati originari. In sostanza, ciò che è stato stravolto è l'insieme di valori attinenti ad una specifica “grammatica operativa”, che attraverso il corso dei millenni ha orientato l’uomo lungo il proprio cammino esistenziale.
Tale capovolgimento parodistico, sovverte il significato simbolico e allegorico di una sapienza che originariamente fu in grado di predisporre l'animo al conseguimento di ciò che si definisce come “seconda nascita”, intesa come estensione sovrasensibile, assolutamente congenita all’uomo, della sua prima nascita materiale. Pertanto, se mai esistesse il fantomatico Ordine della Rosa Rossa, loro o chi per loro, è evidente che non guarderebbero alla Commedia di Dante con l'intenzione di tradurne nella realtà odierna l’essenza del coronamento poetico e simbolico, mettendola a servizio del miglioramento interiore dell’uomo, ma al contrario, tale consorteria segreta, essendosi insinuata di sbieco nella polifonia simbolica della narrazione, opera in seno alla stessa una stonatura che ne scardina i significati interpretativi demolendo i sottili “nessi operativi” attinenti alla vita reale. Tutta questa cospirazione dell’uomo contro la propria identità, sarebbe pertanto la rispondenza esteriore di un maggiore ordinamento (eggregore) dilatato su un piano non comunemente dato dell’oggettività apparente.
In estrema sintesi, tutte le connessioni che intercorrono tra la necrofilizzazione  della cultura, (in ciò rientrerebbe appunto la liturgia oscura della cosiddetta Rosa Rossa) la progressiva disumanizzazione dei luoghi nei quali si vive, la stessa forma involuta di nuova sillabazione semantica (linguaggi di programmazione) in uso per scansionare i frenetici ritmi dell’attuale controllo globale, tutto ciò insomma, si rivolge alla definitiva, o ritenuta tale, manomissione del senso maggiormente autentico della vita, della sua intrinseca ricchezza.
Da sempre le élite spirituali intesero l’esistenza come azione di pellegrinaggio motivata dalla Rivelazione interiore – intendendo appunto l'esistenza come esemplare iter imaginalis – la cui stima, inabissata nelle profondità preistoriche, s'è propagata fino a Dante, il quale asserisce che noi qui siam “nati a formar l'angelica farfalla”.    
Questa non è una visione solo sentimentale, (per solo sentimentale intendo la parola nel suo odierno senso svilente) ma è volontà di sopravvivenza di una tensione interiore intrisa di una particolare quanto remotissima melanconia, individuata appunto da Dante e da Guido Cavalcanti come “gioiosa afflizione” per l’assenza dell’amata, ricordata da Cavalcanti stesso nella ballata “veggio negli occhi de la donna mia”, quale allusione di un interiore rispondenza animica attraverso cui è riconosciuta l’adesione a un itinerario spirituale svolto lungo il corso di più periodi storici e il cui rinnovamento sapienziale risuonò, con sublime struggimento poetico e dunque con il più alto valore iniziatico, in tutto il bacino del mediterraneo proprio nel secolo di Dante. 
In quel secolo fu testimoniato l'ultimo significativo slancio ideale realizzato dall’alleanza felice di più intelligenze sensibili, che onorarono lo specchio interiore di “Donna-Sapienza” da cui scaturisce la stessa Idea divina (la fonte segreta) trasmutante l’essenza finita di un pensiero altrimenti confinato ad essere strumento solo materiale.
Mi riferisco al prodigio dell’immaginazione metafisica, autentico tratto d’unione posta tra le dimensioni della vita e la morte, effettivo ponte questo che non a caso l’odierna cultura dominante intende demolire definitivamente.
Per tornare al rapimento Moro, non può esserci correlazione sensibile tra l’evento stesso e i valori simbolici della Divina Commedia, se non nel senso di un opera di malevola “infiltrazione semantica” che intende corromperne le fondamenta intangibili. 
I mezzi attuativi sono stati i più disparati per ottenere un accuratissima opera di capovolgimento valoriale (propriamente quanto insospettabilmente liturgico e dunque operativo) in grado di obliare l’eredità salvifica pertinente alla conoscenza d'ordine puramente tradizionale.
Per noi, l’unica attuazione possibile dell’insegnamento propriamente cavalleresco, cui è ascrivibile la stessa potenza immaginativa di Dante, è nella controrivoluzione interiore che possiamo incarnare ancora oggi, rivolgendola contro questa subdola forma di nichilismo razionale (pseudo razionalità) imperante. Una controrivoluzione rivolta contro i dogmi di una pseudo scienza che considera come alta conquista il detrimento di senso della materia, diminuita dei suoi molteplici significati e rispondenze sottili fino a ridurla a mera corrispondenza di cause sorde in se stesse producenti effetti altrettanto insensibili. E’ la sottomissione all’oscura verità industriale e mercantile a destituire d'ogni reale merito qualsiasi cospirazione architettata da tali consorterie di potere occulto, auto relegantesi, proprio per questo, dentro un chiuso ambito di sterilità (magia nera). 
Magia nera è tutto ciò che intende destituire l’uomo di senso, è ciò che lo dequalifica a “sterile manichino”, come nelle pratiche Woodoo, dove l'immagine della vittima è coficcata di spilloni, il cui aberrante traslato macroscopico oggi è esemplarmente costituito dall’invasiva marcatura strategica del territorio ad opera di molteplici antenne, che, congiuntamente al progressivo diradamento delle alberature sempre più malate, stravolgono le linee del paesaggio stagliando i profili inaspriti e avviliti di un nuovo scenario davvero inquietante, assolutamente pervaso di un profondo senso di morte.
Dove fonda la visione metafisica di Dante se non nelle realtà estatiche proprie alla preistoria della veggenza sciamanica? Visione diversificata nell’ornamento espressivo ma a ogni modo immutata nella sua sostanza trascendente.
Con lo scrivere “Tanto gentile e tanto onesta pare”, Dante allude proprio ai misteri dell’anima e alle “mirabili ed eccellenti operazioni” della pura teofania, riferendosi con ciò al passaggio intercorrente tra la contemplazione spirituale alla visione estatica. La realtà allegorica e simbolica cui Dante fa rifermento costituisce di fatto la negazione più radicale dell’attuale sottosuolo occultista capace di esprimere azioni solo erodenti del senso civile. Questa è un impura eversione tecnocratica, la cui evidente finalità è quella di designare il profitto più volgare attraverso una valenza bassamente magica.    
Non può esserci successione tra antico ordine templare e le odierne società segrete o tra i significati ascrivibili al senso originario dell’autentica alchimia operativa e simboli adoperati dall’attuale élite di potere per cifrare il proprio controllo sulle masse. Se noi ora possiamo intuire e apprendere i retroscena simbolici di queste “cronache nere” è perché a breve tutta questa sorta di supermarket dell’occulto avrà svolto a pieno la sua funzione destabilizzante non avendo più nulla da offrire all'uomo-consumatore, decretando nella bulimia dei contenuti rivelati la più totale perdita di senso degli stessi.
Qui torniamo all’ 11/ 09/2001, all’evento cardine su cui ruota l’apertura della Nuova Era, in cui è decaduto l’ordinamento rituale (giuridico-sacrale) stabilito dall’antica regola del tempio e assieme a questo la sua stessa contaminazione operata dalla prima, involuta, massoneria speculativa settecentesca. Decadendo i paramenti ordinativi dell’antica loggia si svelano gli enigmi procedurali. Essi sono stati svelati perché molto probabilmente in realtà non servono più. Chi sostiene vi sia continuità tra potere arcaico e potere contemporaneo forse non valuta appieno la diversa connotazione che la realtà simbolica ha avuto per la coscienza dell’uomo antico e che può avere per l’uomo odierno intimamente spossato, infinitamente disincantato. Ad esempio, sicuramente diversa è la valenza e la comprensione del simbolo dell’occhio che tutto vede nell’Egitto dinastico e nella sua forma di reiterazione degradata stampigliata sulla banconota del dollaro o in una forma ancora più involuta (subliminale e destituita di autentica vitalità) dentro un video di pop music.
Il fatto che i video di Lady Gaga o Rihanna o Jay-Z o chi per loro, siano costellati di simbologie massoniche ciò non costituisce l’indizio vitale di una segreta realtà operativa che intende celebrare se stessa attraverso una nuova, benché avariata, espressione cerimoniale, bensì, molto più probabilmente tali performance costituiscono la premeditata denigrazione di un insieme di riferimenti enigmatici appartenuti a un mondo definitivamente sconfitto, i cui emblemi divelti e svuotati di ogni valenza positiva vengono ora ostentati in una sorta di contro celebrazione configurata con esibizioni patinate e assolutamente pervertite, che ne disonorano o sconsacrano definitivamente la stima residuale. L'unico intento di queste rappresentazioni, è quella di indebolire la coscienza di chi ne rimane sedotto nella finalità di annientargliela.
Chi a vinto chi?    
Benché la degradazione dei tempi avvii la sua accelerazione progressiva sin dalle ultime dinastie sumere (cui risalgono forse non a caso le prime forme di burocrazia) il sentire interiore dell’uomo di tremila o anche settecento anni fa era maggiormente amplificato di quello dell’uomo contemporaneo e, in un certo senso, i suoi riferimenti sapienziali si dimostrano essere prevalentemente impermeabili all’inganno metafisico. Inganno che invece oggi sembra assorbire totalmente la presente umanità. Ciò che ora sussiste è una perfetta usurpazione, rivelata apertamente e assai vistosamente dalla disumanizzazione dell’architettura, dall’ultra contaminazione dell’habitat stesso, entusiasticamente perseguita dall’attuale “progresso” e che lascia sgomenti, nonostante possiamo tuttora conservare un barlume di fiducia nelle luminose risorse ancora affioranti dalle "segrete" della coscienza.    
Ciò che accade al sistema odierno, sembra davvero essere simile all'inabissamento di una nave fallata a poppa per metà già immersa nell'acqua e che, come pervasa di un illusorio gesto di riscossa verso la sorte avversa, si erge a prua ritta sull'attenti sopra i flutti pochi istanti prima di essere inghiottita dall'oscurità.              

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