lunedì 17 marzo 2014

Riferimenti vitali




Poiché la verità non è un termine ma un principio, non è un concetto ma una forza che deve agire; e agisce soltanto quando essa può funzionare in un organismo preparato ad essere mosso da essa.



(Aniceto del Massa: Diari)



Cos’è la Verità? Un animo triste, cinico, intimamente spento, difficilmente può ottenerne il senso. Sostanzialmente, potremmo assimilare alla Verità l’idea di Radianza, l'occasione felice di una discreta quanto profonda disposizione devozionale che si realizza in una coscienza ridestata in sé. Ovviamente per “occasione” qui non s’intende un volgare tornaconto personale, ma la sola circostanza per la quale noi arriviamo ad intuire la nostra dimensione dilatata alla realtà del cosmo, coincidente peraltro alla sua stessa indefinibilità, compresa come punto-spazio funzionale al dislocamento di più stati e conseguenti dimensioni.

L’indefinibilità propria alla sostanza incandescente da cui promana la vita, ha bisogno per essere decifrata nell’enigma creativo del nostro essere una particolare relazione di potenza, (forza debole) chiaro influsso cardiaco, identificato nel sentire originario (sottile compattezza primordiale) attraverso l’identità di ciò che è definito come Mana. 
Il Mana può essere definito come l’essenza capace d’imprimere alle azioni un estensione di vitalità e significato proiettati immensamente oltre la distesa stessa del tempo fisico. Anzi, è da dire, ciò è attinente alla progressiva contrazione della remotissima radianza estatica, per cui si determinò l’infelice caduta (progressiva diminuzione di senso) occorsa già all’uomo dell’Età aurea. Esso stesso discendente di coloro che vissero precedentemente all'Età aurea stessa, antecedentemente alla stessa euritmia universale, dunque in un piano dimensionale dislocato ben aldilà di qualsiasi coordinata celeste. Questo, un ordinamento inenarrabile se non attraverso la definizione di età ancestrale propria al tempo del non tempo o età del Grande Sogno, quale definizione, peraltro altamente evocativa, così trasmessa dalle popolazioni aborigene australiane.

Luminescente radice collegante l’animo al suo stato originario sarebbe appunto l’essenza del Mana. Qualità determinante la “limpida trasparenza” quanto la “lucida concretezza” all'animo reagente a tutto ciò che l’attornia per soffocarne la realtà della Visione.

L’iniziativa cosciente, che definiamo come propriamente geniale, si realizza pertanto nella ragione d’amore, che nutre il significato della miglior presenza a questa vita tenendo vigile l’attenzione al combattimento magico fra l’uomo e le potenze invisibili che lo circondano e verso le quali egli cerca di reagire, nella finalità d’opporsi saldamente al minaccioso processo dissolvitore del proprio splendore interiore: in questa comprensione superiore non si ottengono vittorie per sé.
E’ la realtà di un inesauribile influsso, altamente spirituale, la cui esiguità non è mai stata così tanto evidente, così come ora si rivelano con sempre maggiore evidenza alla nostra attenzione i sigilli oscuri delimitanti la sfera d’azione dell’attuale potere tecnocratico costituito.
Centro di potenza è per tutto l’antico mondo italico lo spazio celeste, il regno della luce.
Schermare il cielo di una fittissima tessitura chimica assolve con ogni evidenza ad un insistente tentativo di rimodellamento della vita, fittamente inoculata di nanoelementi dispersi in quota, nella finalità di ridefinire un nuovo stato di diritto e d’identità.
Si decreta in tal modo un trionfo cupo sull’epoca presente, il consolidamento estremo di un aberrazione apicale impiantata ben oltre la semplice nozione d’immoralità.  
Quotidianamente assistiamo all’orditura aerea di una sorta di velina funebre, che opacizza il cielo e sovrapponendosi al sole tinge tutto di una luce avvilente. Siamo ricoperti da una sorta d'involuto sigillo ermetico. Ciò che è fatto alle sementi agricole, alle piante, agli alberi, di riflesso, questa sterilizzazione funzionale alle ragioni di un profitto essenzialmente necrofilo, sarà prestissimo applicato anche a noi.
Ci dicono con ogni voce e mezzo che l’elemento magico originario è la scoria di un passato ormai superato e sussistente in alcuni come fossile dello spirito, incapace di levitare interiormente elevando l’elemento vitale oltre la considerazione evidente dell’esistenza transitoria. Eppure un granello della nostra considerazione alle cose dovrebbe a ogni modo rimanere ingenua, saldamente ingenua. Il nostro nucleo vitale immedesimarsi ancora una volta, prima che l’attuale sovversione artificiale sia perfettamente attuata, con l’identità stessa dell’uomo delle origini antidiluviane, raffigurante in modo ideale il sole, tradotto nella sua identità geniale, attraverso graffiti sapienti incisi sulla pietra. Noi dobbiamo incidere intimamente a noi stessi, sulla nostra pietra allegorica (interiore lapis) l’idea simbolo di potenza della medesima vitalità intuitiva, coincidente alla stessa rappresentazione astrale della ruota primordiale connessa al rinnovamento luminoso delle Ere.
La presente età (Kali-yuga) chiama ogni coscienza ad esercitare in sé questa suprema tensione d’illusione, benché destituiti della forza mistica originaria è a ogni modo la riflessione viva, la considerazione matura – virile solo perché ispirata – a poter infondere verità effettiva al nutrimento spirituale portato dall’ultimo, esiguo, rivolo di sacralità avita che ancora giunge, può ancora giungere, a lambire la nostra disidratata dimensione interiore.


   



      

   

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