domenica 6 aprile 2014

Il semplice valore del possibile incredibile




AL PADRE

1.     Creazione

Lontano passò su lievi onde
L’increato spirito creatore;
fluttuano mondi, sgorgano vite,
eternità il suo occhio abbraccia.
L’onniamante potere dei suoi sguardi
arde concretandosi magicamente in forme.

Spazi tremano, evi fluttuano
implorando il Suo volto,
onde si frangono, sfere risuonano
e le stelle dorate passano.
In benedizione il suo capo paterno annuisce,
in amore l’universo si trasfigura.

Silente, entro consci limiti,
l’eterno avanza meditando
finché sacri pensieri originari
la forma vela, e la poetica parola;
un suono allora sorge, come da lontane lire tonanti,
come cerimonia di creazione, carica di presagi.

Astri passano e più miti risplendono,
mondi riposano sotto il peso di antiche montagne,
immagini felici del mio spirito,
dallo spirito siete nuovamente afferrate.
Quando per voi i cuori tumultuanti battono,
con riverente amore dovete esprimere il significato.

Voi siete aperte solo all’amore,
voi sede eterna dell’eterno…

(Karl Marx - 1837)



Si ricerca dunque la remota consonanza al bene e alla verità. La medesima già invocata da Achille piangente in riva al mare, quando l’antica madre emerse dai suoi abissi in forma di fiocco di nebbia a portargli la consolazione per un destino di breve vita. L’epica pone le sue basi sopra un minuscolo nucleo lirico di smisurata innocenza. La gemma poetica addensa la propria essenza attorno una compattezza insopprimibile, più salda di qualsiasi infinitesimale nocciolo atomico di materia ostinatamente avviluppata in se stessa. Scrigno dello spirito, la meraviglia poetica, al pari dei buchi neri, oblia se stessa in una zona inconoscibile dell’universo. In eoni gli Arconti non sono mai riusciti a forzare la teca dell’Io, casomai, riuscirono a renderci incapaci d’esserne i saldi custodi. Loro rubarono lo scrigno, purtuttavia senza riuscire ad aprirlo.
Destituire di senso alla potenza drammatica, alla tragedia che riproduce le molteplici circostanze della vita in avvenimento epico, non comporterebbe una perdita dello spirito ma solo un suo occasionale oblio nella vita del Cosmo.
La vita preserva i propri misteri. Una società prevalentemente costituita d’individui radiocomandati, intrisi fin nelle midolla di nanoparticolati, non costituisce la resa incondizionata di una Verità perenne il cui linguaggio ora s’è fatto muto, la cui cifra segnica è ermetica e segreta come mai fu segreta nemmeno ai tempi degli antichi misteri.
Non è l’ardore volgare di una rivalsa faziosa o il piagnisteo d’amanti, o padri e madri e figli egoisti a edificare la quintessenza di una tensione interiore capace di gettare l’arco dell’aspirazione oltre le due rive di piacere e dolore delimitanti il fiume dell’esistenza.
Questo “nuovo cielo”, questa “nuova terra”, oggi sono spazi adibiti alla contaminazione, al sacrilegio per il quale nuovi ingegneri del simbolo hanno foggiato raccapriccianti modalità di riti spuri, sigillanti i tristi luoghi di contenimento dell’attuale involuzione delle coscienze. Le sterili sementi OGM sono apparenti copie fedeli di originali cui hanno deturpato l’indipendente facoltà generativa, tali da sussistere quali imperfetti congegni muniti di pseudo vitalità asservita ad un preciso fine riguardante l’ulteriore, ignobile, modificazione dell’uomo a opaca misura biologica. In molti, siano essi consapevoli o meno, sono diventati effimeri individui-ricettacolo di significati prevalentemente adatti a una sola funzione meccanizzata, dove la scoperta della propria dimensione reale sembra davvero perdere definitivamente di senso, apparentemente sconfitta da un’imitazione solo caricaturale della spontaneità; come possono essere oscenamente caricaturali le alberature metalliche mimetizzanti le antenne dei ripetitori di telefonia mobile. Le ragioni profonde imputabili a tali esigenze mimetiche del reale non sono facilmente comprensibili. E’ innegabile che la nostra sia una società dopata, in cui l’uomo performante e standardizzato su parametri produttivi essenzialmente necrofili, costituisca una sbiadita immagine di ciò che in realtà l’ingegno creativo potrebbe disporlo ad essere. Ingegno nel parlare ieratico dopotutto sarebbe e-gènium = genero o produco in me: cosa? La coscienza, l’anima immortale per la quale occorre operare una reale sospensione dei ritmi cadenzanti l’ordinaria quotidianità. Tale sospensione non è pensata dalle dinamiche contemporanee, anzi, sono già decenni che la realtà è pressurizzata e impermeabile ad ogni “pura evasione”.
Il vagare del Poeta, al contrario, sconfina in uno stato tanto estremo da non serbar ricordo dove lo porta il suo incedere, e questa è una condizione essenziale da raggiungere per ottenere la reale integrità dell’esistenza: “e ' l pensamento in sogno trasmutai” Purgatorio - XVIII, 145. E’ proprio la deambulazione estatica che fa compiere a Dante i necessari passaggi dimensionali descritti come “vero sonno”, (sonno iniziatico) distinto pertanto da quello ordinario e profano e come tale viene testimoniato da chi lo osserva (San Bernardo nell' ultimo tratto del viaggio in Paradiso).
La riproduzione della vita, “plastificata”, della meditazione “new-age”, riproduce su di un piano sbiadito una manifestazione svuotata della sua essenza, e tale sembra dunque essere l’aspirazione più assurda del pensiero contemporaneo, esasperante l’idea di téchne e lo stesso adagio aristotelico riferito a una mimesis improntata alla rispondenza al vero; così com'è scritto nella Poetica (60 a 26-27) dove: “si deve preferire l’impossibile verisimile al possibile incredibile”. La degenerazione dell’impossibile verisimile, non è forse costituita dall’odierna rappresentazione disumana offerta nei molteplici svolgimenti meccanizzanti, che allontanano le persone dalla reale presenza a se stessi parodiandone l’originaria nobiltà dei gesti e della gestualità? E' un triste scadimento motorio imputabile all'euforia fittizia propria ai significati cosumistici (il miraggio deleterio della "crescita" e "progresso" solo produttivi) massimamente caldeggiati dal variegatissimo condizionamento pubblicitario; dove attraverso molteplici forme di suggestioni subdole offerte dai mass-media è promosso un ideale di “automatismo dinamico” che ci coinvolge tutti, e chi ne è escluso è una persona marginale, ritenuta di fatto come un identità non allineata, spenta. E’ la nuova condizione “vincente” e sincopata del moderno schiavo: vincente ed emancipato solo in apparenza.
Al contrario, se comprendiamo la funzione obliante dell’attuale parodia imperante, tenderemo al significato del “possibile incredibile”, poiché solo l’incredibile possibilità addensa a vortice nuclei incandescenti di materia destinati ad essere spazio di stupore e rivelazione. L’impossibile verisimile è ottemperato da un arida intelligenza silicea e digitalizzata, che già da tempo pianifica i luoghi in cui collocare le nuove "discariche dell’intelligenza". Noi amiamo l’incredibilità del possibile, a cui mirò la stessa scuola eleatica di Parmenide e da cui scaturisce la medesima Mirabil Visione nella quale il Poeta si scopre “legato” (rad. sanscrita a-ling-a-mi = abbraccio) con amore in un volume (che vale umbilico, esattamente la medesima idea di umbilicus Urbis, centro ideale della Città fondata attorno un nucleo d’irradiazione trascendente) e dunque a ciò che da esso si diversifica gloriosamente e armoniosamente.

Nel suo profondo vidi che s'interna,

legato con amore in un volume,
ciò che per l'universo si squaderna:

ciò che s’irradia dall’invisibile centro cardiaco, quale lampo intuitivo-creativo da cui si articolano i misteri della “Tenebra sopralucente” di Dionigi l’Aeropagita, dalla cui corrente sapienziale scaturisce la stessa formazione cristiana di Dante.
Nelle nostre profondità è il Deus Absconditus, nella morte il compimento dell’umana perfezione. E’ essenziale ottenere già in questa vita percezione dell’enigmatico fondamento di gravità splendente connesso ai motivi della nostra presenza.

mercoledì 2 aprile 2014

Limes: significato originario di sentiero o strada delimitante un confine tra due campi



Premesso che l’attività di geoingegneria clandestina comunemente nota con il nome scie chimiche sia ormai divenuta il segreto di Pulcinella (Roma negli ultimi giorni è oggetto di una massiccia irrorazione diurna e notturna) persistono tuttavia ostinati negazionisti del fenomeno in questione. La malafede di costoro è proporzionale alla loro scarsa perspicacia e di fronte a quest’immorale ostentazione di stolido ottimismo per il nuovo opacizzante che avanza, a ritmi a dir poco precipitosi, l’opera d’informazione portata avanti in questi ultimi anni dai fratelli Marcianò è da ritenere come un esempio civico davvero encomiabile. Non conosco personalmente i due fratelli, ma vi sono comunque affezionato per un’istintiva solidarietà scaturita da una comune condivisione per determinate suggestioni, prevalentemente poetiche, pertanto etiche, attinenti determinati valori fondativi dell’esistenza. In noi è comune l’istintiva avversione per ciò che può essere identificata come la nuova evoluzione robotica della società, purtroppo stolidamente perseguita dai governi centrali di tutto il pianeta. Dobbiamo necessariamente ritenere l’odierna tecnocrazia come un’infelice regola obliante l’archetipo di rinnovamento proprio ai ritmi vitali, nell'aberrante finalità di connettere la natura a quanto di più sproporzionalmente artificiale è brevettato per destituire di potenza vitale i fondamenti della vita stessa. Valga l’esempio paradigmatico del cibo trattato industrialmente (impoverito dei suoi nutrienti essenziali) o delle infide sementi OGM: semi sterili, morti in se stessi che in sostanza valgono una sorta di sotto categoria spettrale delle germogliazioni naturali.

A questo eclatante stato d'avanzamento di sovversione artificiale, in definitiva, dovrebbe essere comune per tutti l’avversione a tutto ciò che destituisce di fondamento autentico la vita, cinicamente contaminata da macroscopiche quanto microscopiche manomissioni del rinnovamento naturale, del suo valore originario, culturalmente fondato su una comprensione discreta e amorevole delle cose; ma così di fatto non è: in molti dimostrano di amare e compiacere servilmente i propri aguzzini e avvelenatori.

In questo senso, pur essendo intriso di tutte le incertezze tipiche dell’uomo moderno, chi partecipa ardentemente a un determinato “ascolto interiore” diviene in ogni caso testimone d’elezione del proprio secolo, facendosi espressione e parte effettiva, non importa quanto visibile essa sia, di un determinato modo d’intendere la vita, i cui essenziali significati esistenziali sono quelli stessi maggiormente attinenti ai valori dell’autentica Tradizione.

Per autenticità della Tradizione, intendo la “sostanza” d’interesse maggiormente sincera che è propria a un determinato patimento interiore, fondato puntualmente su un’energia spirituale riconosciuta come desiderio stesso d’intima chiarificazione. Mi riferisco a un nostalgico principio d’amore ideale per la Conoscenza dei misteri dell’anima.

Zret, è pervaso di quest’aspirazione trascendente molteplicemente ostacolata dal dubbio. Attraverso le sue numerose riflessioni e slanci lirici, dimostra l’effettiva volontà di dilatare i confini, peraltro indefinibili, di quel margine umano che lambisce l’ignoto numinoso. Il semplice fatto di riconoscere tale sincerità indagativa, m’è prova della prevalente nobiltà del suo animo e della meschinità di quanti lo denigrano, di quanti non riconoscono il pregio della fluttuante dimensione propria alla sincera riflessione poetica. Fondamentalmente, il suo è il frammento propriamente aureo di un sentire appassionato, benché soffocato dalle contingenze volgari proprie all’oscurità del tempo presente.

Noi tutti siamo soffocati e limitati. Siamo spiritualmente malati, ma ogni modo ricerchiamo la cura a questa tragica diminuzione dei sensi superiori.       

A leggere le riflessioni, le ricerche dei fratelli Marcianò, non si può non comprendere che Rosario e Antonio amano il proprio Paese e l’eredità culturale che è fiorita sulle sponde del Mediterraneo. Loro apportano il proprio contributo intellettualmente onesto, sano.

Se è una colpa percepire l’influsso chiaro, benché inesprimibile, della potenza eterna che in determinate circostanze può ancora irradiare il cammino delle nostre esistenze, destando in noi l’assentimento alle stesse medesime aspirazioni che nei secoli nutrirono le migliori coscienze della propria epoca, allora per questo noi siamo colpevoli. Siamo colpevoli di sentirci illusoriamente accomunati e rincuorati, mediante una relazione d'inconsueta parentela, ad un Boezio, o Plutarco, o Plotino, o Cervantes, o Rousseau, o Dostoevskij, o Leopardi o Pasolini, o Mishima, o Van Gogh, e moltissimi altri come loro, che possono davvero essere considerati come i nostri padri e fratelli maggiori. Costoro, testimoniarono quanto di più umano vive nell’uomo valorizzando il mistero aurorale dell’essere (Eros, Furor, Poesia).

Il loro intendimento amplificato è d’esempio e manifesta sopra  ogni possibile inganno la realtà eccelsa dell’unico e molteplice Raggio soprasensibile che accende l’intelletto. Mi riferisco a quel barlume interno alla possibilità espressiva dell’animo proteso ben oltre ogni misurabile distanza fisica. Sono proprio questi determinati vincoli ideali a renderci enormemente diffidenti a ogni falsificazione o impostura offuscante la luce originaria. Non fa molta differenza che nell’attuale Era volgare, siffatta contraffazione poté rivelarsi attraverso l’impuro biancore papalino (impuro perché connivente con feroci interessi secolari) o ultimamente attraverso l’infida lattescenza chimica appannante il cielo, o nell’impassibile normativa burocratica che supporta una sterile idea di progresso sostanzialmente indifferente alla vita che intende regolare (avvilire).

Ogni autenticità culturale e marziale non può prescindere dal rispetto dell’ambiente e della dignità umana. Oggi non si è realmente vivi in questa vita se non ci si accorge e non si patisce intimamente di quest'ostinata e progressiva manipolazione dell’ambiente, della contaminazione, apparentemente irreversibile, di questa sconosciuta materia: ultimo supporto rivelato in cui affondano le nostre radici storiche e metastoriche.

Anche una sola considerazione superficiale delle cose, come può essere questa mia, non può ignorare che l’agire umano non può essere limitato indefinitivamente dagli argini di dogmi che intendono mortificare la dignità dell’essere. Il dogma scientifico riduce a mera consistenza numerica l’insieme degli uomini, qualitativamente annullati nell’idea degenere di massa. Questo “nuovo” dogma plastificante, il cui linguaggio è arida statistica, è nemico mortale dell’autentica idea di equilibrio e nemico stesso dell’uomo, più di quanto nella storia non si sia dimostrato acerrimo nemico dell’uomo il dogma cattolico.

Noi siamo dunque colpevoli di credere nell’Uomo, di comprendere che l’essenza della battaglia quotidiana dell’esistere consiste in una segreta certezza poetica. Certezza poetica che il “mostro” moderno intende dissolvere attraverso milioni di antenne.

Il nucleo nichilista contemporaneo relativizza ogni attesa di bene in una mera funzione bassamente strumentale. In definitiva chi non ha coscienza critica contro tale idea balzana di “progresso”, ostentando uno stolido ottimismo a “tutto tondo” dimostra d'essere ancor meno che un idiota, essendo un individuo "altamente dequalificato", un perfetto ottenebrato radiocomandato, e, dopotutto, tali si rivelano essere i “demistificatori”, (impropriamente definiti come tali) cosiddetti debunker , il cui ruolo sarebbe quello di rassicurare la pubblica opinione maggiormente distratta circa il brutale innesto del nuovo (dis)ordine tecnologico (sostanzialmente transumanesimo) oscuramente contraddistinto dalla completa assenza di ogni aspirazione puramente trascendente.