domenica 8 giugno 2014

Orizzonte allegorico e morte dell'enigma splendente



L’orizzonte che circoscrive la poesia è tracciato dal presentimento della morte. 
Senso poetico è educazione alla suggestione e alla comprensione metafisica del divenire, per schiudere all’animo l'effettiva consapevolezza della sua possibile “vita nuova”.
La poesia è “magia etica”, la cui essenza è progressivamente svanita dai nostri cuori. Adesso, possiamo adombrarne nell’intimo solo un vago rimpianto nostalgico. L’era dei grandi “innalzamenti poetici” è tramontata per sempre. L’anticipazione veggente sui destini dell’uomo e la sua prefigurazione graalica, a stento trovano ancora sostanziale collocazione nell’organizzazione tecnologica dell’esistenza e della produzione seriale.
L’uomo, inteso come Uomo, trova appropriata sistemazione nel Cosmo solo quando innalza il suo significato dal dominio della necessità materiale. La scienza profana ci confina inesorabilmente dentro tale dominio, bassamente ordinario, come nessuna forza poté prima d’ora fare. Dove arriva il dominio industriale si trapianta il più profondo senso di estraneità nei luoghi in cui si vive, e prevale la regola di un’infida custodia, la norma avvilente di una falsa operatività e comodità; che in realtà rappresentano un letale intorpidimento delle nostre qualità migliori. 
L’effettiva potenza vitale dei simboli tradizionali nella società attuale non è testimoniata dalla proliferazione di testi scritti riguardanti tradizioni sacre ed esoterismo. Tale inflazione divulgativa non prova la sua capacità di rinnovare il senso maggiormente luminoso nell'uomo; anzi, casomai è proprio il contrario: la riduzione a mercificazione di testi segnati da un codice barre prova invece il definitivo essiccamento, almeno per questa Età, di una sorgente che per millenni vivificò il destino degli uomini. Se questa filosofia è perenne allora lo sarà in un altro tempo e un altro spazio.
Tutta questa proliferazione di simbolismi occulti, più o meno subliminali, pervadenti il mercato discografico e cinematografico e i mass-media in genere, non testimonia la vitalità dell’enigma ma solo il suo definitivo svilimento o spegnimento (capovolgimento valoriale). L’enigma s'è fatto oscuro e non nutre più le speranze collettive, casomai le avvelena ingenerando false aspettative di miglioramento. Il sacro enigma ha potuto irrigare sin dai tempi prediluviani le nostre aspirazioni, accrescendo significazioni allegoriche e simboliche a noi più familiari e che al tramonto della Civiltà Medievale risposero ai nomi di Beatrice, come di Fiammetta, di Aurelia, di Laura; figure sensibili attraverso le quali i Poeti, per mezzo della più alta veggenza, individuarono la potenza trascendente dell’anima interrogandola sul senso della morte e, per tale via, riconobbero come splendente il passaggio che vi conduce; benché si dovesse attraversare prima l’Inferno.
La risposta all’enigma fornita dalla poesia è “equivoca” ed è proprio in quest’ambiguità scintillante, che il piano dimensionale diversifica i propri connotati in una forma che nessuna delle spiegazioni, in realtà profondamente avvilenti, (contrariamente alle più ottimistiche apparenze) offerte dalla fisica quantistica potrà mai fornire. 
Le voci mortali dei poeti antichi sembra abbiano esaurito il loro ascendente sui tempi nuovi che ora vanno prefigurandosi.
L’umana ansietà non ha più profondità abissali da scandagliare. L’inferno, quale mito immaginario, adesso è soppiantato da una realtà meccanica la cui finalità è quella di microchippare l’uomo; significando con ciò sigillare i suoi “orizzonti allegorici”, annebbiando definitivamente la percezione degli unici itinerari di salvezza che abbiamo, e verso i quali siamo chiamati a salpare per rendere realmente importante il divenire.  

Link a questo post:

Crea un link

<< Home page