mercoledì 26 novembre 2014

dissoluzione





“Orsù del rito tuo fai ambulacro…”
(anonimo sec. XX)

Possiamo costatare come negli ultimi giorni il cielo è oggetto di un intensa attività d’irrorazione chimica. A questo punto, per noi persone comuni, accorgersi di tale attività parrebbe davvero essere una circostanza del tutto superflua.
Tale attività, di presumibile geo-ingegneria clandestina, dimostra in ogni caso essere l’inequivocabile segnatura della cifra temporale coincidente con la fase d’estremo decadimento raggiunto dal Ciclo in cui la presente età storica è racchiusa.
La circostanza critica in cui ora versa la vita intera, è presagita dall’avvilimento stesso dello spettro luminoso naturale, quotidianamente smorzato dalle velature chimiche sospese a mezz’aria nei cieli di mezzo pianeta.

L’uomo comune è impotente di fronte a tutto ciò. Siamo infinitamente sovrastati da decisioni stabilite da chi ora intende manomettere irreversibilmente l’ecosistema, considerato come una sorta d’indistinto serbatoio-laboratorio, in cui vige la regola perniciosa della ricerca per la ricerca.

Ad aspettative di sfruttamento solo materiale è sacrificata ogni misura e rispondenza.
L’età della tecnica afferma l’egemonia di un’attuazione brutale, livellante nell’ordinarietà più meschina ogni ricchezza appartenente al pianeta. L’intimo spegnimento d’ogni caratteristica sana e venerabile, propria all’affermazione della vita cosciente, è la mira dell’organizzazione meramente tecnica.
La quintessenza simbolica di tale sovversione nichilista, travestita con la menzogna dell’innovazione indistinta, sembrerebbe celebrata insospettabilmente dall’acceleratore di particelle del CERN. 
Luogo solo apparentemente neutro e fintamente immacolato nella presunta bontà palesata dai suoi ingegneri-sacerdoti fautori del dis-ordine sperimentale.
A quale funzione assolverebbe la statua di Shiva posta all'ingresso del CERN, se non ha celebrare la desiderata sottomissione/controllo del remoto principio dell'inizio e della fine? Il posizionamento della statua è un esplicito riferimento allegorico, il sigillo solenne di cui s’avvale il Moloch tecnologico nella sua volontà smisurata di pianificazione globale definitiva, attraverso la quale intende gestire ogni nostra singola aspirazione confinandola in un prestabilito circuito di attinenze manipolate.

Il CERN, attuerebbe una modalità sperimentale insospettabilmente liturgica proprio per via del suo carattere eminentemente laico. E' la volontà di realizzare un mistero terribile e segretissimo, freddamente evocato ed elaborato da uomini e donne votati alla cosiddetta pura scienza.
La materia impalpabile, racchiusa nella circolarità del laboratorio, è sottoposta a continue e vertiginose accelerazioni attraverso le quali si realizzerebbe, mediante complicate centrifughe sub-atomiche, il definitivo sovvertimento della compagine temporale previsto per la fase conclusiva dell’attuale Yuga.

Una casta tecnocrate segretamente opera per mutare la nostra identità e con essa la trama del reale.
Quest'aspirazione malevola, in fondo, possiamo considerarla anche come pienamente legittima.
Lo sarebbe solo per come il pensiero moderno è riuscito ad affermare tanto pervicacemente il proprio abnorme proposito. Disarmonia, contaminazione, disonore, cupidigia, empietà, costituiscono i supporti immorali maggiormente evidenti del progresso industriale e scientifico; anche se ai suoi inizi esso sia scaturito da principi sperimentali più gentili, ciò che in pochissimi secoli si è amplificato è il carattere maligno di una iper-contaminazione. Una feroce misura applicata contro la vita che in definitiva è la medesima, anche se dilatata a dismisura, che caratterizzò in tempi più antichi la stessa attuazione del dogma religioso; un cupo riferimento completamente diminuito dalla nuova mutazione che ha subito la fede (fede ancor più cupa) abbracciando la cieca fiducia nel progresso. 
Non c’è dunque da maledire nessuno. Prima oscuri teologi, poi i tecnocrati-senza luce, hanno già maledetto il mondo facendosi espressione, più o meno consapevole, di una giuntura apocalittica profetizzata sin dalla notte dei tempi, la cui realizzazione culmina proprio nel momento presente. Comprendere questo è la difficoltà del piccolo uomo, il suo tormento. Una consapevolezza che lo esorta comunque a voler “uscire in spirito” dalla durata di un tempo falsificato, manovrato da interruttori e ripetitori di radiazioni artificiosamente aggravate.

Per il piccolo uomo contemporaneo non si tratta più di postulare una nuova teoria metafisica. La cifra dei tempi e del proprio tempo si misura solo interiormente, privatamente.
Per quest’Età, sempre più deteriorata, la rotta è già stata segnata: l’approdo finale è la dissoluzione di questo tempo, in ogni caso, per noi, è il ritorno alle inesistenti sorgenti dell’essere.  
Non lasciarsi smarrire dal fragore degli eventi esterni è il nostro mandato.
Gli invisibili "Guardiani di soglia", anch’essi agiscono in un dominio che seppur meno apparente rimane in ogni caso esterno al nucleo ineffabile di cui noi saremmo gli inquieti - forse indegni? - custodi.
Qui risiede l’essenza di ogni poesia, d’ogni autentica virtù marziale, d’ogni bellezza adesso corrosa, dissolta, dall’attuale egemonia nichilista dissimulata nella nozione di “progresso”.
  

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