mercoledì 21 gennaio 2015

Legionarismo per l'età presente


"...Oh, se avessimo ancora lo stato di sonno che avevano gli antichi, impareremo a conoscere l'altro aspetto, quello nascosto della Dèa Natura. Ma noi ci addormentiamo nell'incoscienza, proprio là dove agli antichi si manifestava l'altro aspetto della natura. Se potessimo ancora dormire a quel modo, dormire chiaroveggemente come gli antichi, allora conosceremmo la Dèa Natura..."(R. Steiner)

Viviamo nel tempo di una profezia perennemente confusa al profondo sonno temporale in cui è sprofondata l’età presente. Dopotutto, noi ancora saremmo l'enigmatico e vitale scrigno dell’anima, i custodi, più o meno consapevoli, del mistero che riflette la propria consapevolezza di fronte agli orizzonti di più Età.
L’attuale offuscamento potrebbe anche suggerire che l’interesse alla storia delle ultime civiltà “spiritualmente dinamiche”, possa in noi veicolarsi attraverso modalità interpretative assolutamente insospettate e dovute all’attraversamento stesso dell’attuale Yuga. Si deve a ogni modo considerare come in questa dimensione ora sia quasi del tutto irrealizzabile una limpida connessione con la realtà trascendente, poiché l’involuzione precipitosa dei tempi ci travolge con un flusso che allontana massimamente dalla fonte luminescente delle origini, spingendo l’identità dentro la “trappola” di una gravità massimamente ottenebrata. In tale ottenebramento, nella sua oscurità, prima che questo Ciclo vada completamente in frantumi nell’acuirsi della pressione soverchiante, in ogni caso può determinarsi l’occasionale, quanto inevitabile, nostra “fioritura interiore”, per la quale s’individuerebbe, una volta ancora, il confine dell’intensità dolorosa, (propriamente umana) e in conseguenza di ciò, procedere  apertamente verso il suo stesso superamento. L’intensità dolorosa è il mistero stesso della Sacra Natività, (Natività Ancestrale) connessa alla morte e resurrezione    Stabat Mater, accadimento propriamente sacrificale nuovamente attualizzato all’interno della pressione maggiormente insostenibile del tempo attuale.
E' l’insieme dei motivi enigmatici che presiedono all’idea-necessità della generazione in cui è insita la volontà stessa di svincolarsi da tale giogo, poiché la coscienza può considerarsi oltre se stessa, oltre la propria occasionale contingenza storica. 
La fioritura nell’uomo consiste nella sua rara prerogativa di pervenire al senso transitorio dell’ispirazione, che rilega chiaramente l’istante all’eterno. L’ispirazione è l'evento nodale e assoluto che rilega la gravità dell’universo al principio cosciente commisto di tenebre e luce; scaturigine stessa della vocazione al sogno, quale residuo ancestrale di un "tempo di non tempo".
Sogno, inteso nella sua “ideazione omerica”, una recondita necessità posta oltre i limiti materiali della necessità stessa e percepito come pura esigenza metafisica; oggi assolutamente impoverita e opacizzata.
Dalla luce, luminosità molteplicemente contrastata da una forza a lei pari ma contraria, si è determinata l'universale azione tragica, tutt'ora operante nel perenne divenire-scontro cosmico, che solo la voce dei Miti originari della creazione può evocare. 
L’attualità di tale conflitto chiaroscurale diversifica gli esiti attraverso la distanza di Eoni appena intuibili, e negli ultimi millenni ha determinato l’invisibile perno su cui ruotò la magnificenza espressiva propria alle civiltà tradizionali. Tale centro, benché sembra aver smarrito la sua gravità, sedimenta in noi e la sua profonda amnesia implica lo smarrimento di senso dell'uomo contemporaneo, da cui derivano tutte le aberranti e catastrofiche conseguenze di cui si fa espressione l'era moderna e post-moderna.
Secondo tutte le tradizioni nel cuore dell'uomo sedimenta una lontana eco della primordiale verità. Il cuore è il nostro sole interiore. La sua pulsazione è propriamente “ardente”. 
Il Cuore è Sole e assieme Caverna, Grotta, Vaso primordiale adibito a contenere, filtrare, elaborare il “preludio lirico del poetico enigma sovrumano” : mistero sensibile posto a fondamento di tutta la manifestazione universale e che erompe nell’oscurità più fitta come un raggio di luce in una cella buia: metafora del corpo in cui siamo occasionalmente racchiusi.
La pulsazione interna e preesistente ai battiti stessi del cuore e alla magmatica radianza del sole, è scaturita da una "fonte spirituale" al cui flusso (credo esso sia amaro e insieme soave) variamente attinsero le persone ridestate in sé stesse di ogni età storica. E’ pur sempre un flebilissimo canto ciò che in noi anima la più autentica vitalità, oscillante tra variabili assolutamente incerte e trasportato da molteplici correnti invisibili, che sembrano disperderla per poi ricondurla all’animo, dove si rivela come l'indeterminata armonia di una pura quanto smarrita ragione d’amore.

Tensione nostalgica di cui è intrisa la motivazione che fonda ogni narrazione mitica e che ravviva il senso di qualsiasi impegno, sublimando e annodando ogni gioia, così come ogni dolore, al senso della pura trascendenza.
E’ l’ispirazione stessa della "prima Religio", la cui inesprimibile bellezza partecipa l’essere nella sua parte più intima, coinvolgendolo attivamente e nuovamente al mutevole dissidio presente. Per questo giustamente fu detto che il nostro animo è un’inconsueta commistione di grandezza e infermità.
Tutto il disordine che implica la visione modernista e gli atti sconsiderati derivati da azioni scaturite da volontà bassamente utilitariste (nichilismo contemporaneo) sono parte inevitabile del quadro degenerativo dell’Età presente e benché sia una dissoluzione irreversibile, il suo richiamo non dovrebbe esercitare in noi alcun fascino o compiacimento. In noi vive in stato latente (amnesia di sé) parte viva dell’archegeta remoto, intendendo con esso la parte dell’autentico Spirito che infonde l’idea, seppur vaga, della dimensione cosciente, e che rende la persona realmente tale. Siamo un effettiva identità transitoria ma pur sempre desta in sé, ci ridestiamo elevandoci in noi stessi attraverso lo slancio dell'intuizione lirica - tensione poetica - per la quale diveniamo effettive "sentinelle" dell’Era in cui si manifesta l'incarnazione esteriore, dignificata da un ideale devozione (devozione propriamente melanconica) e assolutamente “legionaria” : legionarismo connesso all'Età presente.
In noi sussiste l’infinitesimale purezza nodale che ricollega l’emanazione remota alla sua estrema estensione, che da tempo immemore ricerca la propria vittoria sul male.
Il male, sostanzialmente, è ciò che annichilisce l’istante presente, deprimendone la vitalità, la sua coscienza propriamente gentile e compassionevole e dunque il male riguarda la tetra volontà che intende contaminare e dissolvere quanto conferisce la massima saldezza alla presenza (non a caso la civiltà medievale, pur nelle sue contraddizioni fu l’ultima autentica civiltà propriamente definibile come tale, significò il valore dell’Amor Cortese).
La figura del Cristo, in tal senso, va intesa come l'emanazione archetipica perfetta del “legionarismo sacrificale”.
Egli è “miles”, eccellente iniziato ai “misteri del deserto” (altra espressione metaforica indicante l’ingresso dell’uomo nella fase avanzata dell’attuale Kali-yuga) e alle “tentazioni del male” ad esso connesse. Il senso della sua prova di resistenza al Diavolo, ovvero, a colui che dissocia – separa e il cui nome è Legioni.
Il digiuno stesso nel deserto praticato dal Cristo, non fu la regola di una mortificazione annichilente la carne, ma, bensì, un esercizio propriamente iniziatico atto a fortificare la totalità della persona, affinché l’azione rituale potesse connettere la persona alla potenza operante dello Spirito Santo. Il senso del messaggio è l’invito a seguire un tracciato metastorico in grado di riunificare l’elemento materiale alla dimensione spirituale.
Il fatto di primaria importanza per noi, che intendiamo essere osservanti e ricercatori della Disciplina Felice, riguarda il senso di una personale formazione, oggi completamente ostacolata dai messaggi provenienti dall’infero e dominante sottomondo industriale e consumistico, inteso essere come il perfetto strumento utilizzato dalle “potenze della seduzione oscura”.
L’attuale contaminazione, obliquamente irradiata in molteplici aspetti della realtà, assolve la propria funzione dissolvente affinché l’attuale Età possa terminare il proprio “tempo”. Opporsi esteriormente al dominio di questa “volgare quantità” è del tutto inefficace e alla lunga, credo, dia anche prova di un temperamento malfermo e scarsamente virile (per virile leggi ispirato – connesso al senso poetico del divenire). La nostra presenza a questa vita assolve in ogni caso a un debito e un sacrificio.
Non c’è nulla di “poveramente intellettuale” da comprendere. Casomai, in tempi così estremi, qualsiasi ruolo possa rivestire la nostra maschera sociale, è importante interiorizzare ciò che è stato definito da Mircea Eliade come “la teoria arcaica della rigenerazione periodica delle forze sacre”. 
Impedire la scomparsa dello "stupore primordiale" nelle tenebre del tempo presente, cercando di realizzare giorno dopo giorno il senso della “felicità” ermeticamente intesa, che non vuol dire un'astratta fuga mistica o stolida soddisfazione per una qualsiasi posizione di presunto privilegio, così come nemmeno si tratta di un miserevole o masochistico stato di contrizione o appannata credulità, da porre tristemente innanzi alle circostanze avverse.   
La struttura di un dato sistema, o la sua stessa sconnessione, rispecchia una necessità insondabile della vita universale, in cui si realizza una data manifestazione che imprime il carattere alle diverse epoche e, congiuntamente ad esse, sopravviene prima o poi uno stato di crisi per il quale non si potrà ripristinare l’armonia perduta se la coscienza resta interiormente simile a come era al momento in cui si verificarono le circostanze che hanno dato avvio a tale stato di disordine e alla conseguente sua estrema degradazione. 
In sostanza, solo in questo risiederebbe il senso salvifico della “Redenzione”, della sua inesplicabile forza che è in grado di proiettare la coscienza oltre le barriere stabilite dal corso delle Ere e dei Cicli ad esse connessi. Qui si fonda la verità profetica del cristianesimo, così come l’Islam, da considerare come le ultime e legittime Ri-velazioni occorse "nel mezzo" dell’Età Oscura. 
L’islam, riconnettendosi al senso di tale esortazione al combattimento metafisico, coniò il termine di “Guerra Santa”, (Jihad) quella appunto condotta dall’uomo dentro se stesso e rivolta appunto alla purificazione interiore e che una progressiva degenerazione e contraffazione di senso ha voluto spiegare attualizzandola con altri significati, assolutamente strumentali, che in realtà le sono completamente estranei.
Oggi è l’idea superiore (ispirazione) di un’abnegazione innanzitutto domestica (privata) quella a cui siamo chiamati a ridestare e perseguire, per poter rettificare, almeno in parte, uno squilibrio millenario, affinché la germogliazione futura non vada dispersa nel transito fatale che è la morte: emblematico passaggio di stato che la nostra natura deve assolvere per esprimere la sua piena verità e completezza al proprio sfuggente valore. 

Tale Enigma è ferocemente rinnegato e voluto dissolvere dal pensiero relativista contemporaneo. Il relativismo è il diserbante del "Giardino delle Meraviglie". 
Ciò che accade è la glorificazione di una drammatica parodia, in cui s'intende abbassare attraverso tutti i modi possibili il senso della comprensione. 
La quintessenza della pura attitudine eroica (eroe = uomo di amore così inteso nell’esplicazione stilnovista e rinascimentale) è la qualità autenticamente immaginativa-realizzativa dell’essere – sua realizzazione poetica – e questa prerogativa universale vorrebbe essere definitivamente estirpata dagli aridi ingegneri del nuovo “vivaio sterilizzato”.
A rischiarare il presente è la comprensione spirituale d’ogni principio di pura sublimità tradizionale, ora soffocato da un tetro progetto di abnorme "normalizzazione". Spiritualità e Verità Tragica sono sepolte sotto cumuli di detriti e scorie, nonché schernite, disprezzate, segretamente temute se non quando platealmente odiate dai composti aspetti del Multiforme Dogma imposto da un pensiero aridamente gerarchico, sterilmente ripetitivo, sia esso teologale che scientifico.

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Il culmine dell’attuale sovversione sintetica della vita, è costituito peraltro dal fenomeno delle cosiddette “scie chimiche”, la cui plateale evidenza non può sfuggire nemmeno ai più distratti e se ancora continua sfuggire loro, tale dunque, sarebbe il segno di una narcolessia generalizzata e di una più completa ignavia che impedisce di connettere la vista all’attenzione superiore dell’animo – funzione primaria per la quale noi di fatto dovremmo “vedere” per “comprendere”.
E’ stato giustamente affermato che proprio “la verità ci renderà liberi” (Giovanni 8:32).