giovedì 21 maggio 2015

irregolari





Elevarsi oltre se stesso è il compito dell’uomo, una condizione questa che l’ordinamento meccanicista vieta categoricamente per non perdere il proprio controllo invasivo sulla realtà.
“Divorante volontà” che alimenta lo spettro della necessità è la finalità del progresso modernamente inteso; sistema d’intricate relazioni convenzionalmente brutali.
Ora, proprio in questi ultimi mesi, assistiamo ad una specie di sommario profetico dei tempi, di cui è dramma rappresentativo l’esodo epocale, eterodiretto, realizzato attraverso i continui sbarchi sulle nostre coste di moltitudini disperate. E’ un umanità monocroma e solo derelitta, che attraverso la migrazione forzata e scomposta prefigura il nuovo “status” dell’uomo: dell’uomo nuovo; inteso come scarto di produzione.
Non ci sono “altri” da noi da dover accogliere o respingere. Chi approda è solo l’uomo, emblemi di argonauti rovesciati, massimamente degradati, che rappresentano la cifra dell’uomo nuovo, parcellizzato, atomizzato, miseramente massificato e reso molesto a se stesso in una valutazione quantitativa ormai incontrollabile e inaccettabile.
Queste “nuove masse” che premono ai bordi luccicanti della nostra società nichilista e plasticata, assolvono, loro e nostro malgrado, ad un progetto deleterio abilmente pianificato dai medesimi potentati globali, che qui hanno fatto credere e continuano a far credere alle cosiddette “conquiste” della modernità.
Tutto ciò accade per trarre un “Nuovo ordine dal caos”. La fantomatica ISIS, che contribuisce alacremente alla destabilizzazione, in definitiva si avvale della medesima forma di pop-ipnosi consona a tutta la generale pianificazione di condizionamento psichico in uso nella propaganda pubblicitaria.
I fotomontaggi con le bandiere issate sull’obelisco di piazza del Vaticano, i filmati accuratamente impostati, gli slogan, non glorificano nient’altro che una forma di propaganda e la propaganda, per definizione, è menzogna. La propaganda è la consacrazione della demagogia, una subdola forma di programmazione neuro-linguistica che da sempre tradisce ciò che dichiara. Sono una menzogna i sorrisi degli attori della pubblicità, i discorsi dei personaggi politici o i sermoni sulla povertà recitati dal Papa, così come in passato fu menzogna l’elogio alla romanità enfatizzato dal fascismo, o le dichiarazioni di emancipazione dei popoli proclamate dal comunismo, nonché, secoli addietro, furono vili menzogne le prediche recitate dall’inquisitore di turno sul sicuro ravvedimento dell’anima nei corpi che si apprestava a martorizzare.
Ancora, agli albori dell’Era detta volgare, nel monumento dell’Ara Pacis voluta da Augusto, ricaviamo un indizio rivelatore del moderno avviamento propagandistico, benché ancora riverberato di autentico principio aureo, che riferisce al termine di sanguinose guerre civili l’instaurazione di una nuova età felice, esemplarmente normata dal chiarissimo parametro giudico-sacrale e che la società di quei tempi, già profondamente minata dai germi della decadenza, aveva ormai iniziato a disattendere.
Il termine “moderno”, inteso nella sua accezione positivista, è un aggettivo che può essere legato ad una sola definizione: inautentico.
E’ inautentico tutto ciò che disperde la potente memoria ed energia genetica connessa alle culture dei popoli e dunque, ciò che oblia l’identità. E’ inautentico ciò che opera per sgretolare, frantumare, le differenti architetture poetiche innalzate per secoli da uomini maggiormente connessi alla Visione trascendente, magnificamente convertita in opera concreta: è inautentico quanto corrode il senso del fare guidato dal principio sincero e felicemente devoto.
Il dramma moderno è sofferenza sorda e isolata, dolore abbandonato indistintamente in se stesso. E’ sofferenza che annega, appunto, priva d’identità ed in questo senso, oggi, noi rapportandoci ai tessuti storici dei luoghi in cui viviamo, accogliendo acriticamente il mito nichilista della “crescita”, abbiamo accettato già da decenni la condizione profondamente degradata di essere noi stessi i primi clandestini, i primi irregolari della nostra più preziosa memoria.




  
     
  

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