domenica 21 giugno 2015

annotazioni



Una determinata “luminescente tensione interiore” è innata, più o meno connaturata alla nostra identità, il nostro maggior difetto consisterebbe nel trascurarne e quindi, in un certo senso, tradirne la realizzazione; pertanto, ottenebrare ciò che determina la nostra identità maggiormente veritiera.

Dire “personalità” è voler significare un evento sostanzialmente inspiegabile, l’enigma variamente cosciente di una condizione esistenziale incardinata nell’assoluta contraddittorietà e che si afferma illusoriamente tanto al cospetto dell’immensità che nell’angustia di limiti fisici e psichici invalicabili. 

Persona da Per – sonar, che vale, “risuonare a traverso”, qualità sonora recitativa, originariamente preavvertente la necessità del Fato, che la maschera antica, intrisa di prestigi tragici, incarnava nella vastità scenica della rappresentazione propria agli spazi sacri dei teatri (luoghi della catarsi); strutturati dalla sapiente contrapposizione di ombre e luci, dove l’irruzione di suoni repentinamente evocati ridestava nell’animo il tremore e la meraviglia; gli strumenti straordinari per rafforzare l’autocoscienza.
Così distinta dalla caoticità tragica, emergeva come lampo notturno la Catarsi, per la quale l’animo emerge dalle molteplici contraddittorietà dell’esistenza divenendo intima parte della Conoscenza immediata; divinizzazione, elevata sulla trama della vita ordinaria.

Al contrario, oggi, è sempre più evidente come ogni rappresentazione mediata dall’industria dell’intrattenimento massificato, che nei suoi significati essenziali si concepisce come premeditato annientamento della Catarsi, esasperando in elaborati artifici l’assoluta mancanza di naturalezza, attraverso estreme quanto sofisticatissime simulazioni distorce le percezioni dell’anima. E' la contro-realtà perseguita in ricercati espedienti subliminali, che diffondendo un'infida seduzione, propriamente detta oscura, costringono la coscienza alla progressiva riduzione della consapevolezza, ponendola, di fatto, ad una continua mortificazione in cui è palesato il suo grave, se non risolutivo, scacco esistenziale.
Il condizionamento moderno è un linguaggio violentemente demarcato da una metrica rigida, astutamente costruita da sintassi essenziali e subdolamente confidenziali, che esaltano e legittimano la nostra completa obbligazione verso la più assoluta delle artefazioni.
Questo è il requisito del condizionamento pubblicitario e del consenso assoluto che dobbiamo alla mera necessità che esige, attraverso la continua propagazione di un terrore subliminale connesso ad uno sviluppo unicamente meccanico, il perpetuarsi di una malevola allucinazione dissociativa proiettata sulla comunità, che, proprio per tale azione disgregativa, si è involuta nella società di massa modernamente intesa. 

L’esistenza del “consumatore”, che, è bene rilevare, è innanzitutto uno schiavo animico, scorre racchiusa tra i massicci argini di un’ideologia ottenebrante che motiva la logica del “progresso”, ideologia nichilista apparentemente invincibile e che obbliga il pensiero all’assuefazione di “conquiste” solo parziali.
La cosiddetta “crescita” è un abbacinante disastro scatenato sui tempi, e, dunque, essenzialmente scatenato sull’anima del mondo, ad invadere e contaminare l'essenza originaria, che si smarrisce impoverendo ogni luogo toccato dalla logica del cosiddetto profitto; causa della pressoché totale estinzione di ogni contenuto autenticamente evocativo.
E’ l’anti reale che si va affermando.
Cosa s’intende per “reale”? reale, è ciò che è maggiore alla sua specie, e che si può intuire non come indicazione quantitativa ma come pura designazione qualitativa. In un certo senso, sarebbe proprio l’ideale maggiormente nobile a determinare l’effettiva gerarchia sensibile ordinante le parti dell’insieme nella cosiddetta realtà.
Qui in occidente, in età medievale le storie della Tavola rotonda e la cerca del Graal o le Gesta di Orlando ad esempio, indipendentemente dall’uso strumentale dei diversi personaggi che ne caratterizzano le vicende, attinenti alle dinastie che le introdussero, (Orlando in Francia con i Capetingi e Artù in Inghilterra con i Plantageneti) rappresentano in ogni caso l’ultima autentica concezione di vita "felice", quale espressione della sublime evocazione corale appartenente allo spirito eroico dell’età antica, allegorizzando in un’articolata scala di valori trascendenti saldamente connessi all’agire umano, che seppur intriso di atroci contraddizioni poteva ancora individuare attraverso la griglia della realtà manifesta i "passaggi" idonei alla realizzazione dei misteri dell’anima.
E’ la Ricerca perfetta, così intesa nella sua accezione tradizionale, per la quale ogni azione si riflette necessariamente nel dominio di ciò che è soprasensibile.
Noi, ancora oggi, non tutti certo, possiamo intuire essere proprio questi riferimenti e non altri, a realizzare la nostra presenza al cospetto dell'Universo. Sono proprio tali relazioni vitali, ed insisto nel dire appartenenti al dominio della Tradizione, detta primordiale, che, inevitabilmente, rimandando alla supremazia dell’irreale, da cui scaturisce la cifra simbolica del valore etico e da cui erompe la radianza propriamente aurea – prodigiosamente immaginifica - che decuplica la nostra percezione intima e dalla quale noi ricaviamo la nostra incomparabile Identità.
Aderendo intimamente a siffatte ispirazioni, bollate dal contorto pensiero cosiddetto “pratico” come sciocche ingenuità, che “distilliamo” l’effettiva autocoscienza, ottenendo la reale emancipazione.  

La realtà investigata nell'esaltazione del progresso e del positivo metodo scientifico, costituisce di fatto un avvelenamento estremo per sua conseguente rimozione della verità spirituale, sedimentata in ogni relazione naturale, dimostrando perciò il capovolgimento completo delle finalità connesse alla dimensione del reale.

Realtà, ha un doppio significato, cui corrispondono i termini latini “realis” e “actualis”; dove l’uno deriva da “res” che vale “cosa” e l’altro da “actus”, atto, e dunque, “realtà”, coincide con il poter realizzare e la possibilità di reagire, “re-actus”. Reagire e realizzare, sono azioni vitali di senso se riferite, nell’attuale contesto di crisi epocale, ovvero, di muovere contrariamente a quanto ora deteriora il senso dei tempi oscurando la coscienza. Il nostro nucleo sensibile potrà reggere all’impeto della distruzione imminente? 
Il nucleo vitalistico-poetico sopravvive ad ogni oblio. 

L'insignificante Argonauta domestico dovrà rivolgere interiormente la propria attenzione, aspirando all’originarietà di una percezione appena avvertita, ma ad ogni modo energica e vitale, preziosa come nient’altro può essere e che è riferibile all’ideazione stessa dei “misteri del cuore”: inteso quale metaforico “scrigno” o “caverna”, eletto custode della memoria avita, intimamente correlato alla disposizione stessa degli elementi cosmici…

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