giovedì 24 dicembre 2015

Buio Natale intessuto di esigua speranza



L’imminente Dies Natalis Solis Invicti cosa ci rivela? La disintegrazione conclamata della potenza simbolica propria all’uomo, del suo rovesciamento voluto da un potere post-futurista o anche pop-futurista.

Teniamo a mente che oggi ogni “emergenza sociale” è preordinata, voluta, scatenata dalle oscure classi dominanti che simulano la spontaneità dove di fatto questa è assente.

Avremmo bisogno di un segno autentico, ora smentito alla storia dalla concezione meccanicista e solo utilitarista dell’esistenza.

Un segno propriamente agente, come quello che guidò l’azione degli artisti del primo Rinascimento. Un segno certo, in grado di rimettere in primo piano la più alta idealità umana svincolata dalla mortifera logica dominante, fautrice di un dominio produttivo sostanzialmente incentrato sull’ultraviolenza.

Nell’attuale stato di cose l’uomo-Cristo è atrocemente menomato, incapace di conferire una dimensione consona alla propria tragedia si smarrisce nel fondo di un dolore esistenziale percepito come senza senso.

L’uomo-nuovo profanamente inteso è un ibrido massimamente infelice, tristemente incapace di rimettere in scena l’idea-ispirazione del corpo.

Il corpo, che è corpo mistico, è rinnovato dal primordiale Grande Sacrificio cosmogonico, riemerso in forza di una coscienza che ricerca la realtà, per quest'Età il Cristo appunto, che ri-crea la vita attraverso lo sguardo e l’azione attenta. Cristo è il ridestato in se stesso, il paradigma della condizione propriamente Felice che appartiene all’uomo verticalmente connesso, ovvero, di colui che può individuare i nessi sottili annodanti l’esistenza al proprio destino trascendente, e che dunque decifra l’azione significativa di quanti ancor prima lasciarono traccia evidente in testimonianze sensibili.

Sono anni che l’idea di Rinnovamento è intimamente spenta.

La standardizzazione “pop” è un sigillo nero impresso sulla memoria e preclude ogni possibile aumentata comprensione di sé, riguardando appunto un formale quanto fosforescente livellamento esistenziale, sancito dalla “conquista” di una libertà solo esteriore e dunque di una "libertà povera", quale gratificazione del miserrimo individuo-consumatore che attraverso l'esercizio della stessa, sancisce esclusivamente la condizione della sua inequivocabile schiavitù animica.

L’esistenza umana non si realizza nel campo pubblicitario o nella cosiddetta “ricerca scientifica”, o estremizzando la facoltà della sola ragione, queste sono menzogne che legittimano il consolidamento di una tirannia mai conosciuta prima.

Noi acquisiamo senso ed effettiva "ragione" riuscendo a coltivare l’interiore giardino officinale del pensiero simbolico, tradotto creativamente nell’esaltazione della Dignità dell’uomo, “liturgicamente” conscio di sé e del suo posto nel Cosmo.

I Greci antichi insegnarono che la Conoscenza coincide con l’evento interiore della reminiscenza, l’uomo è centrato quando traduce effettivamente gli eventi che scandiscono i ritmi della storia, qui intesa come “storia sacra”, che è Evento Perenne, ri-attualizzato nelle vicissitudini interiori di ognuno sinceramente predisposto a comprendere.

Storia sacra che non è mera rappresentazione di fantasiose o pietose scene blandamente educative, ma, attraverso l’estensione dell’intelligenza ad opera dell’impulso enigmatico costituito dalla Pietas che è Misericordia – la Misericordia autentica è propriamente Virile – si comprende come gli episodi della storia sacra siano gli “specchi” ingranditi su cui si riflette l’immane allegoria universale, riconoscendo congiuntamente ad essa il mistero stesso della condizione assunta dal Cristo, della Sua difficile condizione propriamente umana: di colui che risale ai primordi “infondati”, di colui la cui veggenza o radianza del cuore sconfigge l’oblio più fondo dove precipitano il calore e la gravità di più universi.

 

 

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