mercoledì 31 agosto 2016

nichilismo dinamico e dissolvimento dell'ispirazione









L’unico significato dell’esistenza risiede nella possibilità della nostra effettiva presa di coscienza.

La finalità della presenza a questa vita consiste nella reintegrazione del desiderio, (desiderio originariamente inteso) composto dalla preposizione “DE”, che in latino ha sempre un'accezione negativa e dal termine “SIDUS”, che letteralmente significa stella. Desiderare, pertanto, è sentire la "mancanza delle stelle", nel senso di "avvertire la mancanza delle stelle", dunque, patire della perdita della patria celeste, dell’appartenenza a una dimensione elettiva dell’essere.

L’aspirazione autentica, fin dalla preistoria, ricerca il recupero dell’ancestrale memoria cosmica obliata con la progressiva degenerazione dei tempi.

La rammemorazione è attivata da un principio intuitivo-magnetico, cui fa riferimento l’Idea – forza del desiderio – che è lo stesso “eroico furore” (devozione dinamica) riavvicinante l’uomo alla natura divina.

Ogni forma di erudizione se non diviene corrente vitale atta a consolidare la nostra presenza su questo piano di realtà rimane solo uno sterile esercizio concettuale.

La storia dell’uomo è un continuo corteggio di simboli, il cui rimodellamento deviante operato nel tempo attuale ci deforma la psiche.

Lo svolgimento dei Miti, originariamente, informa dell'esistenza di un percorso esistenziale insospettato e posto in mediazione fra due o più piani di realtà, tra loro comunicanti innanzitutto per mezzo della veggenza intimamente connessa alla poesia e con questa costituente un unità indivisibile: dunque,  "odhr" è l'ispirazione, la cui radice “od” (Odino) sottende al prodigioso.

Poesia che è “fare”, invera nella coscienza la stessa catarsi iniziatica.

Come occorre acqua limpida e pura affinché i diversi organi interni del corpo mantengano buono lo stato della nostra salute, del pari un limpido sentire e luminose ispirazioni ci occorrono al fine di convertire positivamente la molteplicità contraddittoria delle nostre intime tensioni.

Tale prodigio non può avvenire se la psiche è estraniata dall’ispirazione, intesa come il primo nutrimento dell’anima.

E’ innegabile la condizione di “caduta” occorsa all’uomo dell’ultimo Ciclo attuale, uno stato d’incertezza perenne, di dolore latente sembra inchiodarci ad una tragica necessità e che le pervadenti dinamiche industriali sembrano davvero lasciare senza speranza di riscatto.

I Miti antichi, ricolmi di contraddizioni, meraviglia, orrori, si connettono in ogni caso e in ogni latitudine alla memoria opacizzata della “caduta ancestrale”, in funzione della quale, successivamente, l’iniziare dei Misteri arcaici diventa innanzi tutto purificare la propria interiorità oscurata dall’incapacità di comprendere.

Nella mitologia greca Issione genera attraverso unioni incestuose razze informi, (tema questo che appartiene seppur con altri scenari e attori al motivo fondante del catechismo gnostico) e non a caso l’idea ciclica dell’esistenza – il Samsara buddhista – costituisce sempre la Ruota che è il tormento stesso cui viene aggiogato Issione; così come alle Danaidi che uccisero i propri mariti allegorizzando in questo i motivi di una rottura della perfezione universale, viene imposto un recipiente senza fondo in cui attingere l’acqua, un castigo attraverso il quale si rivela il circolo vuoto di una vita senza vita.

In questa caduta primordiale l’uomo s’impoverisce spiritualmente e diviene impossibilitato a recuperare direttamente il perfettivo stato iniziale, indebolito a tal punto dall'essere menomato se posto direttamente in contatto con l'originaria forza creatrice.

Tiresia per questo motivo diviene cieco dopo aver contemplato Pallade Atena senza veli e per la medesima ragione Atteone spiando Diana alla fonte è da questa trasformato in cervo e sbranato dalla muta di cinquanta cani (il cui numero peraltro è lo stesso dei mariti delle Danaidi).

Orfeo spande nel mondo le note dell’armonia che redimono il supplizio d’Issione, fermando il giro della ruota su cui era condannato.

Orfeo attesta per mezzo della melodia e l'impulso lirico, la supremazia dell’ispirazione sul corso del tempo e del Fato, ma più avanti, dopo aver ammaliato tutta la natura col proprio canto, appena si accorge che questa melodia diviene riproducibile – prevedibile – e perde la sua valenza misterica ed oracolare abbandona lo strumento.

E’ evidente che noi moderni siamo gravemente amputati dell’Ispirazione, intimamente disconnessi anche per la massiva azione deleteria di un inquinamento elettrochimico trasversale, che irraggia molteplici frequenze incoerenti atte a scansionare i ritmi sempre più convulsi della realtà odierna. Questo è un “nuovo mondo” un “nuovo ordine” in cui abdichiamo miseramente alla possibilità del meraviglioso, relegandoci sempre più ai margini della vera vita come fossimo le vittime di un incantesimo buio. E’ l’abbaglio deleterio di una confessione involuta che agisce per saldare le nostre vite alla catena di prodotti e consumi di fatto sterili e finiti in se stessi, senza reale scopo e identità.

E’ evidente come le composite scorie prodotte dall’informe apparato industriale, siano esse atomiche che chimiche o elettromagnetiche, costituiscono una sorta di metabolismo infecondo, una sintesi e scissione aberrante per l’impatto che hanno sull’ordine naturale e che dimostrano di scardinare inesorabilmente, di corrodere brutalmente per lasciar posto alla sola deformità. Dunque, non a torto si può definire l’attuale processo di “normalizzazione” filtrato nella scomposizione digitale come una vera dissoluzione profondamente sterile, quasi una “morte senza ritorno” e che, non a caso, si riconosce essere connessa agli intenti stessi che da sempre sono propri alla cosiddetta “contro-iniziazione”, la dove per iniziazione s’intende non già l’involuta parodia inerente alla moderna massoneria speculativa, ma con “initium” si comprende l’effettivo risveglio del principio “lirico” dell’essere, il cui alto significato (assolutamente distante da un facile sentimentalismo) è appunto divenuto un perfetto non-senso all’intendimento dell’uomo moderno, per massima parte ormai incapace di prefigurare l’estensione elettiva della propria coscienza, di presagire l’infinito, chiuso com’è nella ristrettissima dimensione dell’ego volgare miseramente adescato e lusingato dai molteplici costrutti artificiali che lo rendono del tutto asservito e intimamente vinto.

La connotazione stessa del cosiddetto “valore scientifico”, dovrebbe ormai essere chiaro, implica la torsione della vita in quella pseudo realtà infera configurante la più eclatante delle contraffazioni e che tutti i testi sacri definiscono appunto come la dimensione dell’assoluto abominio e desolazione, una dimensione propriamente satanica e definita come tale poiché nel suo dominio è divelta ogni radice sensibile, ogni empatia autenticamente proficua.

Solo l’ultra-violenza può costituire il recinto contenitivo dell’odierna società, caratterizzata da una smisurata smania distruttiva assolutamente pertinente a quella forma di “nichilismo dinamico” che è proprio della fede nel “progresso”. E’ l’ideologia della cupa fosforescenza futurista (nichilismo-dinamico) che costituisce un’esaltazione di convinzioni solo orizzontali, attraverso cui si scandiscono le precipitose tappe della rovinosa “discesa” (evoluzione regressiva) di questi tempi di cambiamento estremo.

E’ l’azione nociva che appartiene al cieco sfruttamento intensivo della vita e che necessariamente conferisce una connotazione oscura ai molteplici “sigilli” che sanciscono i traguardi raggiunti della cosiddetta innovazione. Questa pare sempre più compiaciuta di agire e celebrare se stessa (ultimo esempio appunto la cerimonia del Gottardo) attraverso l’evocazione, affatto ludica ma subdola, di un “bassofondo tenebroso” cui specificamente, da sempre, appartengono le tristi forze della dissoluzione.

 Tornano pressanti le domande dell'antica dottrina ermetica:

 perché è stato necessario all’uomo stabilirsi nella materia?

 Come si può essere salvati?

 Da cosa essere salvati?

 Perché si deve essere salvati?



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