martedì 18 ottobre 2016

esortazione



L’uomo è calato nell’agone della vita per prendere parte, volente o nolente, ad una contesa invisibile: la Piscomachia, che è la guerra interiore tra le qualità vitali ascendenti ricolleganti la coscienza alla dimensione divina e quelle propriamente infere. Queste ultime a tutti gli effetti, sembrerebbero disporre l’attuale declino programmato dell’identità umana.
Ricercare la purificazione dell’essere è un atto disinteressato, e che non puòessere completamente impedito dalla contaminazione trasversale irradiata sull’epoca.
Davvero non sembrerebbero più riguardarci le astruse allegorie alchemiche descritte nei trattati tardomedievali, la cui combinazione è variamente perdurata fino agli albori dell’Età dei Lumi. La nostra lente riflessiva è deteriorata dalla fredda e fosforescente standardizzazione “pop”.
Il “diapason interiore” s’è deformato per aver subito una pressione inaudita, tanto ideologica che fisica, contraddistinta dall’attuale aggressione elettrochimica e magnetica irradiata sull’ecosistema, i cui equilibri millenari sono stati sovvertiti nell’arco di appena settant’anni.
L’intima assonanza con il luogo che viviamo (Genius Loci) che ancora poteva percepire un Goethe al tempo del suo viaggio in Italia, è definitivamente dispersa nella società dei consumi massificati. Sussistono certamente alcuni frammenti residuali della “partitura originaria” cui possiamo ancora pervenire ma, ad ogni modo, la modulazione è deteriorata. Su ogni cosa incombe sempre di più lo spettro di una contaminazione generale. Assistiamo e facciamo parte di un’oscura celebrazione del degrado, di una disarmonia trasversale rinviata nelle forme quanto nelle frequenze vitali e riflessa in modo sempre più evidente nella psiche dell’uomo contemporaneo. Tale stato di crisi planetaria assolverebbe, di fatto, anche ad un’insondabile necessità dei tempi.
La prefigurazione del Cristo, il suo profondo senso allegorico, concernerebbe esclusivamente il deciso invito rivolto ad ognuno di realizzare intimamente il significato profetico congiunto all’ultimo segmento del Ciclo attuale. Profezia essenzialmente significa tradurre l’accezione emblematica che vincola la propria epoca al Ciclo cosmico in cui è situata, dunque, all’individuazione certa dei “segni” che scandiscono le fasi di rinnovamento del proprio tempo. Prendere atto innanzitutto del proprio intorpidimento interiore, di ciò che efficacemente è stato definito come “il sonno verticale dell’essere”, profondamente grati per il tenue raggio di sublimazione interiore che può ancora pervaderci.
Siamo anche i lavoratori evangelici dell’ultima ora/Era, (Matteo 20,1-16) coloro che “arano il campo” nell’ultimissima frazione del giorno metaforico. Benché  offuscati dall’ottenebramento quotidiano l’aspirazione consiste nella ritrovata fiducia di poter pervenire nuovamente alle sorgenti auree dell’essere, “attingendovi nostalgicamente”, seppur con differenti e ridotte modalità di come potevano fare un tempo, ma in ogni caso giungervi una volta ancora prima che abbia termine l’Età attuale.



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