martedì 27 dicembre 2016

benché moderni miriamo in ogni caso all'integrità originaria (ginnica e alchimia parte quarta)


Oltre l’allucinazione fenomenica in cui siamo immersi, occorre procedere attraverso il graduale accrescimento della nostra “volontà unificata” per divenire persone propriamente integre. Il più possibile integre. La vera integrità è innanzitutto una percezione mentale, un convincimento intimo portato istante dopo istante.
La pratica non è importante nel suo risultato esteriore, ciò che è fondamentale è lo sforzo, l’applicazione della volontà ridestata dal torpore quotidiano, che vale il portare a misura regolata il "fuoco interno" – propriamente filosofico – attraverso cui regolare l’interiore processo “fermentativo”.
E’ di primaria importanza attuare il processo di consolidamento integrale della nostra persona transitoria, che è scrigno sensibile di un possibile quanto immenso prodigio, questo affinché il corpo non divenga un definitivo “contenitore di larve”.
Attraverso la cura graduale dell’esercizio (ascesi) riusciremo a “densificare” la nostra presenza. Ciò appunto coincide con l’educazione stessa della “volontà ispirata”, per la quale s’avvia fattivamente il principio del risveglio interiore, del tutto coincidente al fondamento alchemico del “solvi et coaugula”.

“Densificando” con criterio la presenza, ci predisponiamo nel migliore dei modi al suo inevitabile (provvidenziale) disfacimento previsto con l'avanzamento dell'età. Disfacimento corporeo inteso come la definitiva “schiusa” dell’allegorico uovo filosofico, portato a elaborazione quanto più perfettamente a noi è possibile fare per il tempo di durata della breve esistenza terrena condotta all’interno dei nostri abitacoli moderni. Nell’uovo filosofico è elaborato emblematicamente quel “principio immaginale” del tutto coincidente al mistero dell’Origine splendente.

La tecnologia non ci dispensa dal lavoro interiore, casomai ce ne distoglie assolvendo per questo ad una finalità estremamente ambigua quanto deleteria.  
L’educazione motoria serve a rischiarare la nostra percezione del “qui e ora”.
Anche di questi tempi “ferrigni” l’individuo motivato avrà come fine realizzare in se stesso il “risveglio”, intendendo questo solo come ultimazione delle fondamenta dell’essere e dunque, il fattivo inizio del ritrovato percorso da svolgere. Il “risveglio” non è il conseguimento finale dell’intima riflessione alchimica ma, piuttosto, ne costituisce il presupposto dell'avvio.

                                   

Le dinamiche esistenziali promosse da un subdolo condizionamento (sostanzialmente avvilente) preordinato dal "progresso", scardinano l’integrità della nostra struttura psico-fisica operando attraverso il falso mito della comodità, attraverso il compiacimento volgare di ogni sorta di dissolutezza, (modello consumistico) ed è proprio questo a renderci “prede ignare” dei cosiddetti “specialisti”.  

Quali che siano le abilità esteriori, l’esercizio costante generalmente porterà la persona a riassumere in se stessa il significato (propriamente ermetico)  di “Casa della Potenza”, ovvero, una percezione “felice” della propria “vigorosa insignificanza”.


Allenare il tono muscolare significa ripulire le molteplici “antenne” costituite dai muscoli e ciò non va inteso assolutamente come una forma di allenamento “bidimensionale” come di fatto rappresenta l’esercizio fatto con pesi guidati nei macchinari. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare in realtà l’ipertrofia muscolare bidimensionalizza la persona.
Il corpo è composto come una rete interconnessa, costituito da due “sacche”. In estrema sintesi il “sacco interno” contiene ossa e  cartilagini, il “sacco esterno”  contiene una “gelatina” elettrica detta “muscoli” (antenne sensibili, l’uomo è un diapason cosmico) ricoperti a loro volta dalla “fascia”.  Dove le due “sacche” si incontrano è detto “attaccamento muscolare” o “punto di inserzione”.
Le nostre ossa e articolazioni, di fatto, “galleggiano” in un mare di tensione continua. Le ossa si comportano come “travi” che spingono verso l’esterno, mentre la “rete” contenitiva dei muscoli e tendini tira tutto verso l’interno, generando un sistema predisposto all’equilibrio della struttura tensile, detta biotensegrità.
L’elasticità dei tessuti soffici, diminuisce con l’avanzamento dell’età, ed è la causa primaria delle lesione degli atleti o delle persone anziane.
Muoversi funzionalmente significa un allenamento fisico mirato a potenziare l’insieme delle funzionalità articolari attraverso specifici schemi motori di base, la cui complessità è diversificata a secondo il grado di preparazione di ognuno, ma la cui modalità esecutiva rimarrà sempre e comunque estremamente semplice e senza l’utilizzo di macchine per l’allenamento. Dunque pochi esercizi con la finalità di “ripulire” le capsule articolari.
L’allenamento con i macchinari non può fare ciò.
I macchinari limitano il “raggio di azione”, allenando i muscoli in maniera prettamente isolata ipertrofizzano l’ego, costituendo una parodia della formazione reale anziché rappresentare un supporto della stessa. 

Il modo di praticare originario, allena il nostro sistema nervoso in modo molto efficiente perché si muove nei “6 gradi di libertà motoria”.
Questo permette di conservare agilità e forza attraverso il tempo.
Uno strumento ottimale oltre alle Ghirie (kettlebell) sono le Clave, che esistono in tutte le culture dai tempi del paleolitico.



L’allenamento comune con i sovraccarichi di peso tende a comprimere le articolazioni, tanto più se svolto incastrati dentro abitacoli meccanici che privano il nostro corpo del movimento tridimensionale. Attraverso le ripetizioni maggiore sarà il carico e dunque la compressione articolare e tanto minore risulterà la forza agile, con il risultato di ritrovarsi insaccati, ovvero menomati, nella propria stessa massa.

Al contrario le clave, le palle ferrate con la maniglia, proprio per il loro utilizzo dinamico non vincolato ad un attrezzo predisposto ad isolarne l’utilizzo per un unico distretto muscolare, producono invece una decompressione delle articolazioni e uno sviluppo in forza elastica dei tessuti, muscoli e legamenti, esercitati attraverso il massimale raggio di movimento libero; che vale il progressivo recupero dell’amnesia motoria.





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