giovedì 12 gennaio 2017

"avvilimento felice"







Nell’ambito della lotta dei valori tradizionali in rotta di collisione costante con la fase ferrica, in diversi momenti storici si sono registrate diverse riprese e rinvigorimenti dello spirito tradizionale.

Quanto attualmente si prefigura invece è un aberrazione appena immaginabile. All’uomo post-moderno sembrerebbe competere una sopravvivenza solo larvale, definita come tale per l’infima qualità del suo sentire interiore, ridotto a traccia di mero calcolo utilitaristico.
L’intelletto si degrada ad essere la triste appendice di un arido sistema digitalizzato, in cui la prodigiosa “facoltà immaginale”, oggi anticipata come qualità antitetica alla funzione assolta di successive sequenze formali, è decretata come “elemento incoerente” e dunque soppressa dalle dinamiche del “rinnovamento"
Inutile insistere sulla desolante povertà strutturale che dovrebbe sostenere i nostri motivi esistenziali.
Lo sgomento a poco serve. Le fonde inquietudini, le tensive e contrastanti oscillazioni dell'animo essenzialmente smarrito di fronte a tanto scempio, se mal “temperate” in realtà andrebbero ad alimentare quell'immane eggregora di assoluto non-senso che attualmente "aleggia" sull'ultima porzione di quest’età, propriamente oscura.

Da questo brodo elettrochimico in cui ci fanno galleggiare è ancora possibile distillare, per mezzo di una condotta essenzialmente retta, l'elemento aureo che occorrerà alla nostra “rinnovata esistenza futura".
“La ricetta è una soltanto: affrontarsi, scendere dentro di sè, scoprirsi; scoprire come in realtà non si agisca, ma si sia agiti, e combattere la propria battaglia per la libertà, l’unica che esista per l’uomo: la signoria su se stesso.
Bisogna “essenzializzarsi” come ci ammonisce Evola: da qui ogni atto potrà ridivenir magico, da qui potrà essere propiziato l’avvento del Nume Pan: egli è morto solo nei cuori di coloro che hanno rinunciato alla propria natura di uomini. Per coloro in cui l’antico Fuoco arde ancora, ancora è avvertibile, la magica Armonia che promana dal flauto del Dio”.
(Rivista “Mos Maiorum”, anno II, n. 2).

L’identità geniale degli elementi, sebbene invisibile, non rimane insensibile ad un particolare "accordo" interiore che possiamo evocare accostandoci “intimamente radicati” ai residui spazi ancora ricolmi di naturale bellezza.
La prefigurazione trascendente riguarda una condizione ineffabile dell’essere che quaggiù ci rimane completamente estranea, quasi non ci appartenesse minimamente.
Quanto di più ignoto e inconoscibile l’uomo custodisce in sé, lì è la sua effettività. Ciò che è consueto e apparentemente familiare come la sua immagine riflessa nello specchio è un puro abbaglio, occasionale momento di sviamento per il quale è inutile porsi il perché, ma fondamentale interrogarsi sul come (procedere).

 
















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