lunedì 13 febbraio 2017

Kairos



Kairos è l’akmé (culmine) dell’atto, istante intemporale nel quale, come una folgorazione, si sperimenta l’essere del mondo. Kairos è la “sommità” della percezione, elevata in ispirazione - inveramento della “forza magica” - vincolata alla purezza del cuore.   
Ispirazione, intesa come superiore qualità d’“ascolto” interiore e, peraltro, è anche da dire che l’idea stessa di “purezza del cuore” è riferibile ad un'etica fondamentalmente estranea alla concezione della “morale” cosi' come oggi e' convenzionalmente intesa.                                       
La purezza (intima chiarificazione) è l’irradiazione stessa del coraggio, senza coraggio non può esservi autentica purezza. Coraggio originariamente compreso, dunque, come realizzata signoria interiore, la capacità di governare l’agone del cuore e di saper gestire i propri conflitti interiori.                                     Questi ultimi, progressivamente esacerbati attraverso la precipitosa discesa dell’uomo nella corrente epocale della degenerescenza. 
Coraggio è cor (cuore) + ago, (agone) dunque, combattimento interiore, solo occasionalmente riverberato al di fuori di sé, nell’unica finalità di annientare l’ombra dell’ego. 
Per tal motivo il sostrato spirituale arcaico associa la rad. ker (cuore) a kar, (karu è il poeta) intendendo essere l’ispirato colui che sperimenta la Conoscenza attraverso l'irraggiamento interiore dell’intuizione. Ispirazione, che puo' essere definita anche “virtù divinatoria”, facoltà elettiva che ci rilega istantaneamente alla sovradimensione del meta-cosmo e, dunque, in un dominio puramente geniale e principalmente estraneo ad una ridotta comprensione delle cose, cui invece puo' sicuramente indurre il proprio ego malamente purificato.

Da dire anche che l’ombra interiore dell’ego, almeno dagli ultimi sei millenni, si sarebbe oltremodo “allungata” sulla profondità dei tempi, per effetto del sopraggiunto crepuscolo degli stessi, (kali-yuga) dove oggi, avviata ben oltre tale crepuscolo, l’Età attuale sembra davvero giunta nel fondo più fitto della "notte cosmica". Tra gli indubitabili segni distintivi dell'Eta' oscura, si distinguerebbe anche la stessa “illuminazione artificiale”, prevalentemente aggressiva e che ci confonde attraverso complessi quanto ostinati abbagli, il cui effetto principale non solo ingigantisce oltremodo l’ombra dell’ego, ma ne moltiplica le rifrazioni sui “modernizzati” piani della nuova realtà, contraddistinta da un'ingannevole caratteristica “innovativa” che la rende sempre più obliqua ed eludente. 
Nell’essenza dell’autentica ispirazione, la quale, peraltro, è il nucleo stesso della Tradizione, spazio e tempo paiono svanire "naturalmente", raggiungendo in ciò il culmine segreto dell’istante. Istante intuito essere la “giusta misura” per la quale l’animo arriva ad ampliarsi in un dominio sovra-universale e comprendere essere questa, e solo questa, la meta del suo attraversamento terreno.
Tale essenza rimarrà sempre inconoscibile al ristretto raggio comprensivo di cui e' dotata la ragione e, sempre per tale motivo, la prerogativa eccellente dell’iniziato/ispirato consiste appunto nel saper conferire alla mente la sua “apertura” sovra-razionale (kairos).

Non a caso, il dominante paradigma odierno è nemico della pura irrazionalità e fa di tutto per parodiarla (incultura pop) nell’intenzione di dissolverla, mentre invece la persona è centrata in se stessa quando si rende puramente irrazionale, ma, in un certo senso, non per questo legittimata ad essere “irriflessiva” poiché si tratta di realizzare comunque la qualità metafisica della “riflessione” e, dunque, a non opacizzarsi intimamente; questo affinché la coscienza possa rendersi effettivo prisma catalizzatore e riflettente la remota purezza originaria.                                                     Come riuscire in ciò oggi costituisce la sostanza del nostro grave Problema esistenziale.                                               L’equilibrio cosmico stesso e' garantito unicamente dallo sviluppo di questa nostra intima facoltà; già il solo interiorizzare tale consapevolezza in un'Età di relativismo estremo come quella attuale è cosa assai ardua.                                                           
Ognuno, operando attivamente in sé, distillando la linfa vitale del proprio kairos dall’ordinarietà del flusso apparentemente indistinto che è il tempo cronologico, responsabilizza la sua presenza a questa vita. Altri valori modernamente attribuiti all’efficienza o alla cosiddetta “presenza”, svincolati da questo principio, in realtà sono falsificazioni che automatizzano, annichiliscono, l‘identità propriamente aurea della persona.    
Fino a un dato momento la struttura delle civiltà antiche offrì, sebbene presentando anch’esse molteplici contraddizioni, tale possibilità elettiva internata nella materia. 
L’anomalia del tutto contemporanea è che il disordine più deleterio e contaminante oggi è mimetizzato da significati quali “innovazione”, “sviluppo”, “progresso”, cui ogni cosa è asservita e profondamente degradata dei suoi originari motivi d’incanto.

L’uomo post-moderno non è esentato dalla sua responsabilità, consistente nella facolta' che ha di rigettare da dentro di sé ogni forzatura convenzionale, ogni malevola sottomissione dogmatica o oscuramento teologico, di smantellare insomma le sovrastrutture razionali e falsamente rassicuranti cosi' come quelle bassamente irrazionali;(ottenebranti superstizioni) rammentandosi del grave “gioco cosmico” in cui si svolge il suo passaggio esistenziale. Fare cio' nel tentativo, alquanto disperato, di poter recuperare l’orientamento vitale che è proprio ad un tracciato aureo “sepolto” e, benché invisibile, in ogni modo durevole per l’estensione stessa del Ciclo attuale.
Necessariamente si dovrà rinnovare il senso di quell’apparizione unica quanto indefinibile di noi stessi e che emerge al di la della propria immagine effimera. L’infelice e volgare modernità, ovvero, la strada a senso unico rappresentata dalla scienza laica e solo utilitarista, benché per noi costituisca un passaggio obbligato, realizza pur sempre l’elaboratissima e assoluta esaltazione impura di ciò che è più nocivo per la vita dell’animo.


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