giovedì 6 aprile 2017

connessioni virtuali

Il significato del termine erudizione vale accorgimento, e consiste nel rendersi consapevolmente accorti delle molteplici concatenazioni sensibili che regolano la nostra interazione con il cosmo (interazione, peraltro, sempre più artificialmente limitata).
Il fine autentico dell’erudizione, dunque, è assai distante dalle accademiche dimostrazioni di secchi nozionismi o nel palesare dati di fatto privi di anima; nell’era dell’informazione, di fatto, è dissolto l’autentico significato dell’apprendimento, che vale il conoscersi (Conoscenza).
La formazione integrale della persona, consiste nel portare alla luce della propria coscienza i frammenti intuitivi della verità originaria, della bellezza residuale dispersa nel mondo e sterminata dall’avanzamento del “progresso”, dalle sue pretese assolutistiche di dominio e razionalismo. 
Accorgimento significa il rendersi consapevoli della propria responsabilità, apparentemente insignificante ma che interiormente riguarda l’esito di una considerevole intensificazione della propria saldezza spirituale, di ciò che difende il senso dell’essere.
Una virtù congenita alle coscienze, che nonostante tutto godono ancora di un buono stato di salute, da cui ricavano continui motivi utili a contrastare gli istinti nichilisti che vorrebbero dissolvere tutto e precipitare l’uomo nel nulla indistinto. E’ anche da dire che il senso di tale disperata “precipitazione”, è egregiamente assolto dalla nuova disposizione della realtà digitalmente “strutturata”.

Le persone di queste immagini, con ogni evidenza sedotte da stupori ottenebranti, palesano, attraverso una non-comunicazione corporea, gli effetti ultimi di un remoto allontanamento dell’uomo da se stesso, culminato appunto in questa sorta di contro-estasi virtuale, che è l’evidenza di un nuovo asservimento, nonché, della condizione estremamente infelice e completamente degradata della stima, del decoro, che sarebbero invece propri alla dimensione umana autenticamente centrata in sé.
Ciò che oggi sembra essersi irrimediabilmente contaminata è la natura più vera e profonda della fortezza interiore, peraltro, già da secoli pesantemente compromessa e il cui basamento è fornito dall’erudizione; appunto, accorgimento, capacità d’intima vigilanza (sua percezione profonda). 
Non esiste presidio a tutela dell’identità spirituale della persona al di fuori della volontà che può esercitare la persona stessa in se stessa. Occludere i varchi interiori alla nostra profondità, dissolverne la “prospettiva metafisica” è la sola e autentica finalità predisposta dall’azione di connessione virtuale; (già prefigurata, esemplarmente anticipata, dalla pseudo-cultura pop) la quale, agendo sull’allettamento di un’emancipazione solamente apparente, di fatto, disperde il senso profondo della vigilanza interiore.
Dietro a tutte queste distrazioni e imbrigliamenti decretati come necessità ci sono dei varchi. La realtà (spazio-tempo) esiste come identità simbolica, non potrebbe altrimenti e come tale costituisce plurime possibilità di accesso a molteplici varchi.
Solo l’uomo post-moderno, completamente abbindolato dal concetto di “innovazione”, dimostra di consegnarsi ciecamente ai desiderata dei suoi manipolatori occulti; eppure, cosa si cela dietro a determinati varchi dovrebbe ormai essere cosa nota.  


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