martedì 4 aprile 2017

Cultura

Esistenza, esistere, che è lo star saldo, stabile, e che è anche orientamento dell’abitudine ( da “abitus”) volta all’attuazione (disvelamento) sensibile dell’identità umana, votata, nonostante tutto, all’effettivo compimento di ciò che di più umano vive nell’uomo, quale principale caratteristica della sua esistenza; sublimata in ciò che in ultima realtà è stimabile come sovraumano.

Fuori di tale parametro non c’è autentico esistere, ma solo una triste sopravvivenza larvale, oggi esemplificata dalla riduzione dell’uomo ad appendice carnosa di un sistema digitalizzato, dove il virtuale (realtà virtuale) si rivela essere la cifra della sua inesorabile dissolvenza identitaria. Una schiavitù instaurata dentro la schiavitù stessa contraddistingue la condizione del nuovo uomo bio-ingegnerizzato.
L’emancipazione dell’esistenza non procede dai parametri artefatti del cosiddetto confort, e non s’avvia nemmeno da categorie di pensiero astratte. L’idealità è una particolarità non visibile dell'esistenza, ma in realtà è tutt’altro che essere astratta. Le fondamenta sono sempre invisibili.
La conquista dell’equilibrio dei sensi ha significato compiuto se sostenuta sensibilmente dall’impalcatura immateriale della Cultura, intimamente vissuta nella sua piena accezione originaria, come graduale edificazione del corpo e della psiche.
L’idea di Cultura si rivela essere antitetica alla moderna nozione di “progresso”, il quale, a tutti gli effetti, ne costituisce l’esemplare negazione, mettendo in triste caricatura l’insieme dell’originario patrimonio sapienziale, (nucleo poetico-ispirativo) il quale, di fatto, è l’unico motivo di equilibrio per l’uomo. Le presunte “crescita” e “produttività” concepite nei loro stolidi parametri moderni, di fatto, sovvertono l’autentico ordine.
Il progresso e' uno pseudo ordinamento, sostanzialmente arido e caotico, dov’è fortemente caldeggiata l’instaurazione di un sapere istituzionale blandamente nozionistico e completamente distorcente l’idea stessa di cultura, la quale, in definitiva, deve appositamente rendersi inattuale e completamente disattenta all’insieme di tutte le molteplici successioni snaturate (ovvero sataniche) che ora si affrettano per ultimare il cosiddetto “rinnovamento dei tempi”.


Cultura è arare il culto. Culto intimo e restituito alla pienezza del nostro solenne mistero, con cui potremmo ancora veridicamente instaurare una relazione viva e non mediata da supremazie posticce.
La cultura, in realtà, e' incompatibile con l'idea del dogma, così come e' incompatibile con il “progresso” modernamente inteso, poiché l’essenza che la anima è intima alla consapevole e remota lotta della coscienza contro ogni forma di appiattimento generalizzato. In questa necessaria restituzione del suo senso originario, oggi più che mai, la cultura consiste in una forma di distacco (sebbene spesso ideale) da quanto intende omologare l’identità profonda dell’uomo al dominio di ciò che agisce per massificarlo (dallo svago fino al misticismo programmato) di quanto insomma è disposto come preconfezionato e, a tutti gli equivalenti, sostanzialmente parodistici, che contraddistinguono l’avanzata di un progresso che puo' essere ben definito, avvalendosi dell’efficace espressione coniata da Guenon, come una compiuta “evoluzione regressiva” e riferibile alla più profonda morte spirituale.



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