mercoledì 12 aprile 2017

Fortezza


La responsabilità è un esercizio, che al pari dell’addestramento fisico richiede una pratica assidua e dove il culto è costituito dall'estremo riguardo (ritrovata Liturgia privata) della Fortezza.

Fortezza, che s’intende come potenza mistica insita nella persona, una potenza che va spogliata di ogni ornamento concettuale superfluo o di svianti aspettative psichiche, e, dunque, che prevede il recupero attivo della saldezza interiore, la quale per essere autentica non deve subire l’imbrigliamento dell’ego, che immancabilmente la dirotta nelle più disparate aspettative di successo distorcendone irrimediabilmente il legittimo significato.

Per evitare ogni sviamento di senso, il riferimento centrale dell’uomo attraversante i cosiddetti tempi ultimi, consiste nell’idea di una vittoria recondita separata dall’ordinaria affermazione di trionfo che infervora l’identità psichica, la quale, a tutti gli effetti, è da considerare come la fucina dell’ego.

La Fortezza è tale in quanto dimostra il “ vinculum” imposto dall’animo sull’ego. La Fortezza amplia ed eleva dalle intime tensioni della persona il significato di Resistenza, che è sopportazione spirituale dell’attuale pressione oscura dei tempi  (Kali-yuga) ed è consolidata in consecutive “piccole” azioni di luminosa disciplina quotidiana, piuttosto in ciò che determina “scalpore”.

Qui risiederebbe l’idea stessa di “potere sciamanico”, tutt’altro che un fervore psichico esteso agli elementi naturali o volto a manipolare l’interiorità del prossimo. L’acquisizione del cosiddetto Potere, nella persona consisterebbe unicamente nella facoltà di mantenere elevato il senso della sua presenza a questa vita, tramite l’accrescimento della propria consapevolezza profonda e che è risolta anche attraverso una compiuta insignificanza esteriore.

Essere pienamente consapevoli della propria inconsistenza, del sostanziale inganno ancestrale che ci pone in un continuo equivoco interiore, ma non per questo smarrire la gioia profonda per ciò che si sta comunque sperimentando. In un certo senso, questo equivarrebbe col rendersi nel medesimo tempo compatti e rarefatti.

In tempi estremamente contaminati e che, per ancora non breve periodo, sono destinati ad esserlo sempre di più, l’esiguità delle risorse che sono proprie ad una persona imporrebbero la loro ottimizzazione estrema.
A tutti gli effetti quest’idea di “progresso” si rivela essere una sorta d’imbroglio colossale, i cui significati ultimi dimostrano di risolversi nello “scarto di produzione”, di concezione assolutamente moderna, quasi una consacrazione negativa del prodotto seriale, inteso quale elaborato artefatto di sintesi sostanzialmente infeconde che soffocano la vita, imprimendo sulla realtà una profonda impronta nichilista.

La virtù naturale educata nell’esercizio della Fortezza offre gli unici motivi utili a contrastare l’attrazione nichilista che tutto sgretola dileguando l’identità dell’uomo nel nulla.

La fortezza interiore è la preziosa qualità residuale dell’originaria potenza sciamanica, (Orfeo) ormai irrecuperabile nell’attuale piano dimensionale, e innanzitutto presuppone l’accettazione della vulnerabilità, l’ammissione della propria sostanziale impotenza, implicando il saper convivere con tale estrema fragilità; perché essere vigorosi significa saper accettare una grave ferita, che è soprattutto una ferita ontologica e, pertanto, l’estrema e più profonda ferita per l’uomo moderno sarebbe la morte stessa; i cui rivelati vengono completamente rimossi dalla società attuale o anche massimamente distorti.

Così, ogni interiore fortezza sta sempre in vista della morte, si erge idealmente sul suo limes; costituendo il presidio (ascesi=esercizio) a tutela della propria identità sfuggente.










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