mercoledì 10 maggio 2017

Per una nuova preistoria interiore – Custodi dell’Infinito



Seppur incarcerati in questa sorprendente prigione ideata dagli Arconti, nelle profondità del nostro corpo fisico sedimenta pur sempre il ricordo dell’Assoluto.
Animo e percezione corporea in questa dimensione possono arrivare a formare, sebbene fugacemente, un’unica identità (unione ideale alla cosiddetta coscienza cristica).
Nessun altro significato avrebbe, oggi più che mai, il dedicarsi alla cura dell’esercizio ginnico, se non quello di ristabilire mediante una progressiva e regolare riattivazione delle fibre muscolari (recupero della memoria profonda del movimento) la connessione elettiva a quanto può qualificarsi come il primordiale principio di soavità.
Un principio ineffabile e che, in un certo senso, quaggiù sussisterebbe come la nostra prima occasione di reminiscenza dello stato aureo dell’essere. Quasi una memoria interna alla memoria stessa e compresa come facoltà pre-istintuale, che si potrebbe anche dire essere l’esigua traccia splendente e preesistente alla gravità del Cosmo.


Questa è una prerogativa remota, non comprensibile con il solo intelletto, le cui continue congetture spesso ottundono la vitalità interiore. 
E’ evidente come oggi l’idea di esercizio fisico sia contaminata  dall’edonismo, che occlude la via di accesso alla comprensione di sé. 
Il corpo, sebbene abbia attraversato molteplici diluvi, subito le più disparate manomissioni e che subisce tuttora, dovendo patire e contrastare l’inaudita stretta corrosiva imposta dal giro del tempo attuale, nonostante tutto, questo corpo ancora rimane Luogo iniziatico d’elezione e Tabernacolo dell’Assoluto.
Per tale motivo, malgrado l’attuale contaminazione dilagante, è quanto mai necessario poter rievocare in noi stessi l’originaria memoria splendente – cercare di ravvivare nelle profondità interiori le braci del proverbiale “Fuoco Filosofico”, il cui “calore immaginativo” occorre a distillare dal fermento del “brodo emozionale" quell’ “Oro potabile”, d’alchemica memoria, che purifica l’identità da millenarie scorie psichiche – 


è pertanto davvero necessario, come scrive Martino Nicoletti: “…affondare nella fisicità totale del corpo…discendere così da trovarsi faccia a faccia con la propria profonda “zona d’ombra”…toccare il “grado zero” di noi per inabissarsi infine, senza possibilità di scelta, nella nudissima “mineralità” del nostro corpo: quel luogo ovvero in cui non esiste più riparo per noi, per ciò che siamo…”. “E’ il senso di una Presenza Vivente che ci abita come silenzioso, eppur pulsante, “fondo senza fondo” del nostro essere...un centro talmente vibrante, cristallino, forte, eccelso e fulgido da mostrarci, senza mezzi termini, come quello che convenzionalmente crediamo essere il nostro “ego”, in realtà, altro non è che un’opaca larva, una vile ombra, furtivamente intromessasi in questa regione di noi infinitamente viva e sommamente sacra…”






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