martedì 6 giugno 2017

aspetti fondamentali della ginnica - resistenza umana


“Salute e vigore valgono più di qualsiasi oro; un corpo robusto vale molto di più di una fortuna  incalcolabile…” Ecclesiaste (30, 14-16)

Secondo Tommaso d’Aquino l’ultima beatitudine dell’uomo - che poi sarebbe la sua perfezione massima - non può consistere nella sola conoscenza delle cose sensibili. Egli così annota nella Somma Teologica,( I-II, q. 3, a. 6) : “Niente, infatti, può essere perfezionamento da una realtà inferiore, se non in quanto quest’ultima partecipa di una realtà superiore”, e ancora nella Questione 93, a.1 : “Però la stessa beatitudine dell’anima avrà un aumento in estensione: poiché l’anima non godrà solo del proprio bene, bensì anche di quello del corpo.


Il corpo dell’uomo è involucro, maschera, allegoria, e, secondo l’aquinate, può essere considerato sotto due punti di vista: il primo, in quanto è perfettibile da parte dell’anima mediante una progressiva “discesa interiore” della consapevolezza; il secondo, in quanto si trova nel corpo stesso qualche cosa che ostacola l’anima nelle sue operazioni, non lasciandosi in tutto perfezionare dalla ragione superiore da cui origina.

Lo Spirito, elevato attraverso la necessità del corpo chiamato al movimento, per mezzo dell’esercizio fisico stabilisce il proprio ritmo su una struttura trinitaria, originata per prima dall’inquietudine, per seconda dal desiderio di trascendenza per il quale (la terza) necessita l’acquisizione di un metodo operativo rigoroso. 
Il vigore si accresce nel rigore. 

Un  presupposto questo, che è la base (base propriamente iniziatica) alla progressione stessa dello “slancio vitale” (Felice Disciplina).
Il motivo ginnico è fondamentale, (benché oggi esso sia prevalentemente contraffatto) nella sua originaria concezione Liturgica, e' regolato dalla volontà sacra di ordinare nella persona la sua atavica disperazione. 
Un metodo che pone come obiettivo della consapevolezza l’ottenimento della Pura Trascendenza.

L’esercizio fisico nasce come strumento di sopravvivenza e purificazione spirituale, una tensione contraria all’edonismo indotto dalla ricerca del benessere fine a se stesso.
L’aspetto esclusivamente edonistico legato all’allenamento, limita l’esigenza primordiale della Pura Trascendenza, non permettendo alla persona di liberarsi dall’angoscia, anzi, l’avvince ad essa inesorabilmente, dirottando i sensi nell’effimero sembrare, che è solo d’ostacolo in quanto realizza una condizione d’intimo asservimento alla materia e ciò ottenebra ulteriormente la coscienza, la quale diviene incapace d’innalzare la comprensione della gravità oltre i propri limiti mortali.
Non a caso, il dominio industriale reitera attraverso la propaganda, più o meno subliminale, l’appagamento di un piacere estremamente inconsapevole e sempre più dipendente dal consumo compulsivo. Persone centrate ed equilibrate, persone solide non servono a questo degenerato stato di cose, dov’è amplificata al massimo grado la distorsione della natura umana.

Il piacere dell’allenamento, oggi così di moda e consacrato nei centri fitness nella formula “benessere tutto l'anno”, in realtà è un infido regolatore del nostro ritmo esistenziale e la sua funzione è quella d’inebetirci ulteriormente attraverso un surplus di fatica prestabilito solo meccanicamente.

Impossibilitata ad elevare l’animo, la fatica indotta da esercizi programmati per assolvere ad una finalità meramente estetica, vieta nella persona ogni apertura interiore all’autentica purificazione, così che rimane impossibilitata dall'attuare quel deciso riscatto intimo che fa oltrepassare la volgare servitù materiale in cui è costretta.
Finalità dell'addestramento dovrebbe essere l'ottenimento di uno stato interiore molto prossimo alla pura beatitudine, quella beatitudine già glorificata millenni fa da preistorici “acrobati dimensionali”, che la scrutarono in emblema di semplici ma profonde figurazioni dipinte su pareti di pietra, a significare che ogni dinamismo in questa dimensione sfuggente prelude ad un principio di metamorfosi svelante l’identità umana; identificata essere come “larva di luce”.
I mistici medievali custodirono amorevolmente questa certezza interiore alla natura umana, destinata a generare l’angelica farfalla.

Questo è il fine superiore della forza quotidianamente esercitata, un occasione discreta quanto enigmatica, che ridesta nelle fibre muscolari un’insospettata intelligenza sensibile e pre-razionale, (l’ineffabile pienezza che ci pervade quando solleviamo con provato metodo carichi pesanti sopra la testa – peso proporzionato alle possibilità di ognuno) una pratica del tutto attinente al risveglio della “determinazione primordiale”, a noi necessaria per forare la trama dell’inganno, propriamente ontologico, che ci riannoda ad una menzogna epocale.

Esercizio è Ascesi, il corpo è un diapason cosmico.


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