lunedì 7 agosto 2017

l'ineffabile potenza

La luce si fa oscura,
La notte ancora più notte,
 Dio è adirato con noi.
 I vecchi se ne sono andati.
 Hanno le ossa lontano.
 Le loro anime vagano.
 Dove sono le loro anime?

(Antico canto dei Pigmei, annotato da 
Eckart v. Sydow: Poesia dei popoli primitivi ed. Guanda 1951)

Grazie al recupero di diverse interpretative e testimonianze di autori antichi e di ricercatori contemporanei, ricomincia ad essere maggiormente tracciata l’intelaiatura sovrasensibile, delimitante il perimetro energetico delle azioni umane; quel sostegno metafisico che l’insensibilità positivista ha inteso sconfessare.
La certezza risiede nel fatto che la qualità vitale, sprigionata dai nostri pensieri e azioni, è avviata – intenzionalmente guidata nelle volontà maggiormente accorte – ben oltre l’evidenza materiale delle cose finite.
Non vi sarebbe alcun essere al mondo che non contenga in sé forze duplici e gemellari, ciò vuole dire che ogni realtà visibile è sostenuta da una ben maggiore dimensione invisibile.
Secondo le Prime intuizioni, il visibile esiste perché è riuscito a trattenere in sé la forza intelligente dell’invisibile. Ancor meglio si dovrebbe dire: l’immenso spettacolo universale, scaturisce come conseguenza della crisi in cui è precipitata la Divinità stessa. Tale vorticoso inabissamento, produce l’apparizione della materia e del suo immenso corollario simbolico, che ne dispone in forma profondamente enigmatica gli incessanti rinnovamenti.
Per il sentire arcaico la realtà è vibrazione scaturita dalla parola – canto (in-canto) – si potrebbe quasi dire, disperante, ardente, “grido divino”, le cui cadenze maggiormente significative sono confluite, coagulandosi, proprio nell’interiorità umana.
La radianza dell’incanto s’è inspiegabilmente rappresa in noi e, seppur diminuita, costituisce in ogni caso i tenui motivi di un fascino la cui soavita' e' estremamente penetrante e da cui la coscienza ricava la piu' viva forza rigenerante.
In sostanza, è proprio questa consapevolezza, posta in relazione con la dimensione trascendente, a rendere estremamente profonda l’umana riflessione universale.
La potenza obliata dell’animo è connessa all’intuizione dell’in-canto, il quale, una volta ridestato nella nostra natura, ri-collega istantaneamente il divenire all’eterno; svincolandosi da qualsiasi relazione di ordine inferiore (inferiore è quel vincolo che si dimostra contrario alla piena autonomia dell’animo).
L’incanto non sono i vari sbalordimenti ottenebranti o le diverse forme di stupori profani, (indotti dalla seduzione del “progresso”) ma, per incanto, qui è intesa la pura coscienza sovranamente agente in se stessa (che nulla ha a che fare con un pensiero egoico).
Si potrebbe affermare che l’incanto (prima facoltà creatrice) è l’effettiva ed unica potenza dell’animo e snaturarne i significati, dissolverne l’avvenimento, è da sempre il compito di volontà oscure, (propriamente dette contro-iniziatiche) qualsiasi forma possano rivestire.
Il Cosmo, secondo il pensiero originario, è tenuto in ostaggio da entità imperscrutabili, che esercitano un gravame continuo sulle nostre esistenze. Tutti saremmo ingannati – consapevoli o meno che siamo – a versare continuamente il nostro personale tributo a invisibili parassiti energetici.
Il nostro orientamento si e' smarrito attraverso il giro delle Ere, investito dagli innumerevoli tracolli della volta cosmica, già da tempo sembra aver perduto la giusta prospettiva.
Nonostante ciò, permangono le prodigiose fonti psichiche della nostra eredità germinale, dalle quali, anche se intorbidite dai detriti, scaturisce ancora l’unico elemento idoneo all’irrigazione del “nostro campo”. E’ la proverbiale “acqua ardente” di alchemica memoria, che è metafora stessa della prodigiosa potenza dell’incanto; quale fondamentale presupposto all’originario impasto-concepimento della nostra essenza.
La fluida materia dell’Opera, nell’allegoria, è raccolta e simboleggiata da un liquido ermeticamente chiuso nell’ampolla e cotto nell’emblematico atanor, che poi sarebbe il nostro stesso corpo, predisposto ad interiorizzare l'opportuna disciplina.  
Tutto il magistero, secondo l’opinione dei ricercatori antichi, non consisterebbe in nient'altro che nell’estrazione dell’acqua dalla terra, e la discesa di quest’acqua nuovamente sulla terra, finché la stessa terra imputridendo si ri-pulisce; e quando sarà purificata, con l’aiuto divino, tutto il magistero sarà compiuto (Morieno).
Quest’acqua è connessa allo stesso lavacro diluviale, traslato anche nelle apocalissi private e ridotte alle fragili sfere emotive di ognuno di noi, perché ognuno di noi, anche se non lo rammenta, è giunto sin qui approdando sulle rive sbiadite della modernità dopo aver attraversato a forza di braccia (eteriche) immense distese diluviali; e rimanendo così in ammollo in flutti tanto oscuri, è stato pure inevitabile che la memoria andasse dissolta. Stremati, siamo approdati in gran numero sulle rive dell'oggi, ma abbiamo dimenticato come ci siamo giunti e, soprattutto, cosi' scompostamente ammassati, chi siamo e cosa qui dobbiamo fare.
In questo, la spedizione degli Argonauti è esemplare. Posta ai margini storici dell’attuale Ciclo, con la predisposizione del fatidico viaggio, costoro intesero far ritorno alle origini splendenti.
La loro fu una delle prime opere di pura Redenzione, poiché  intesero recuperare un’ultima volta ancora, prima del definitivo ispessimento delle tenebre sui tempi, la reminiscenza dell’ideale, appunto, di pervenire alla potenza ideativa dell’incanto. Un ricordo sensitivo da consegnare alle generazioni future, affinché l’uomo non smarrisse definitivamente l’importanza del proprio superiore istinto poetico, che è il senso maggiormente profondo della sua missione esistenziale.
Parafrasando un’annotazione di Aniceto del Massa, la verità non è un termine ma un principio, (principio lirico) non è un concetto ma una forza (forza ispirativo-poetica) che deve agire; (l’esempio di Orfeo nell’impresa argonautica) e agisce soltanto quando essa può funzionare in un organismo preparato ad essere mosso da essa (giusta trazione-intonazione delle corde interiori).


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